Elezioni in Serbia, atmosfera da referendum

La campagna elettorale in Serbia sta ormai entrando nella sua fase conclusiva. Tra i vecchi slogan di Vučić e la creatività degli studenti, non mancano tentativi di intimidire gli oppositori del regime e di dissuadere i cittadini serbi all’estero dal votare. La Serbia appare spaccata in due: due mondi politici, due visioni opposte a confronto

07/10/2026, Danijela Nenadić Belgrado
Striscione e corteo della lista studentesca "Gli studenti vincono", Belgrado, Serbia - Foto D. Nenadić

Striscione della lista studentesca “Gli studenti vincono”, Belgrado, Serbia – Foto D. Nenadić

Striscione e corteo della lista studentesca "Gli studenti vincono", Belgrado, Serbia - Foto D. Nenadić

Dall’Arena di Belgrado a Novi Pazar, dai primi scontri all’interno dell’Ente regolatore dei media elettronici (REM) ai problemi relativi al voto dei cittadini serbi nella diaspora, dall’aggressione ad una consigliera dell’opposizione a Belgrado alle accuse lanciate dagli studenti che affermano di essere pedinati e spiati dalla polizia.

La campagna elettorale in Serbia si avvia alla conclusione in un clima di conflitti sempre più aperti, mentre la leadership al potere non si sforza nemmeno di dissimulare l’intenzione di ostacolare la lista studentesca in modo da ridurne le possibilità di successo alle elezioni.

Vučić, quotidianamente impegnato in campagna elettorale da capolista del suo Partito progressista serbo (SNS), afferma di voler scendere tra la gente. Accusa i suoi compagni di partito di non curarsi abbastanza dei problemi della popolazione e cerca di convincere gli elettori che, se diventerà primo ministro, presterà molta più attenzione alle esigenze della “gente comune”.

Dall’Arena ai fagioli

Lo scorso 3 settembre, il centro polifunzionale Arena a Belgrado, come precedentemente annunciato, ha ospitato un grande raduno dell’SNS. È curioso notare come il partito di Vučić abbia scelto la capitale come punto di partenza, anziché di chiusura, della sua campagna elettorale. Ad ogni modo, il comizio ha messo in luce numerosi punti deboli del partito al governo.

Anche questa volta i sostenitori dell’SNS sono arrivati in autobus da altre parti della Serbia, e si sono nuovamente potute sentire affermazioni secondo cui molti sarebbero stati ricattati o pagati per partecipare. Il comizio all’Arena, stando ai dati dell’ong CRTA, è stato trasmesso da 46 emittenti televisive ed è culminato con un discorso di Vučić.

Il capolista dell’SNS ha lanciato i soliti messaggi: la Serbia non si inginocchierà davanti a nessuno, i cittadini vivranno ancora meglio se sosterranno nuovamente il partito di Vučić, gli studenti si lasciano manipolare da Zagabria e Pristina, il nuovo governo avrà solo dodici ministeri (mentre quello uscente ne ha trentuno) e ascolterà i cittadini.

L’ospite speciale annunciato, il primo ministro slovacco Robert Fico, ha improvvisamente annullato la sua partecipazione al comizio, spiegando che, a causa delle sue precarie condizioni di salute, i medici gli hanno suggerito di non viaggiare.

Quando l’SNS scende tra la gente, si scontra con proteste, ma sempre più spesso anche con umorismo e battute, che gli oppositori politici del partito al governo utilizzano come una potente arma contro il regime.

Durante la cosiddetta Pasuljijada [sagra del fagiolo] a Novi Sad, il sindaco ha fatto un breve discorso mentre in sottofondo alcuni concorrenti suonavano la canzone “Tri poljupca hoću ja, neću jedan, neću dva” [Voglio tre baci, non ne voglio uno, non ne voglio due], diventata un vero e proprio inno della Lista studentesca.

Il fatto che i cittadini esprimano malcontento nelle situazioni quotidiane, al di fuori del tradizionale spazio, è un enigma irrisolvibile per il governo, abituato a controllare completamente lo spazio pubblico.

Il furgoncino di Vučić contro il camion degli studenti

Nel tentativo di avvicinare il suo partito ai cittadini e di presentarsi come un uomo del popolo, Vučić, come aveva annunciato in precedenza, sta portando avanti la sua campagna elettorale a bordo di un camioncino. “Mi procurerò un furgoncino e andrò a parlare con la gente, senza un piano, ovunque mi porti la strada”, ha dichiarato Vučić prima di dimettersi da presidente della Repubblica.

Con questa strategia Vučić, con ogni probabilità, cerca di dimostrare di non essere presente solo in televisione, ma anche tra la gente. Vučić ha annunciato che avrebbe girato la Serbia nella sua auto, accompagnato da un camioncino che gli avrebbe fatto da palcoscenico.

La reazione del movimento studentesco non si è fatta attendere. I principali sfidanti di Vučić hanno risposto procurandosi un camion con la scritta “Gli studenti vincono”, trasformando così quella che doveva essere un’iniziativa innovativa della campagna SNS in una sorta di parodia politica.

In Serbia, dove la politica è percepita come un’attività seria e spesso aggressiva, l’episodio del camion rompe gli stereotipi e trasforma la campagna di Vučić in un teatro dell’assurdo.

Gli studenti, che sin dallo scoppio delle proteste hanno utilizzato l’umorismo e i messaggi visivi come strumenti politici, hanno dimostrato una capacità inventiva di gran lunga superiore a quella dell’élite al potere per quanto riguarda la comunicazione con i cittadini.

Se è vero che l’SNS può sempre contare sul sostegno del nocciolo duro dei suoi simpatizzanti, è anche vero che il partito di Vučić non può di certo accattivarsi la simpatia della maggior parte degli elettori decisi a votare la lista studentesca. Con la campagna che sta conducendo, l’SNS difficilmente riuscirà ad ottenere il sostegno dei cittadini che in passato hanno votato il partito di Vučić solo perché non vedevano alcuna alternativa.

“Tre baci” come colonna sonora politica

L’SNS è stato il primo a presentare la propria lista per le elezioni parlamentari, seguito dal Partito socialista serbo (SPS), mentre la Lista degli studenti – Gli studenti vincono è la terza lista approvata.

La creatività degli studenti si riflette anche nel fatto che la vecchia hit “Voglio tre baci, non ne voglio uno, non ne voglio due” è diventata rapidamente l’inno ufficioso della campagna degli oppositori di Vučić, riscuotendo una popolarità senza precedenti.

La canzone viene cantata ai matrimoni, alle feste, per strada, nei bar e in altri spazi pubblici. Il ritornello è diventato la colonna sonora informale della campagna elettorale rispecchiando l’atmosfera sociale in Serbia. Negli ultimi mesi, gli studenti hanno utilizzato messaggi analoghi evitando la classica comunicazione politica.

Un aspetto paradossale, che illustra perfettamente la situazione in Serbia, è che la cantante nota per la sua interpretazione della canzone di cui sopra ha pubblicamente sostenuto Vučić.

Banchetto del Partito progressista serbo (SNS) - Foto D. Nenadić

Banchetto del Partito progressista serbo (SNS) – Foto D. Nenadić

Novi Pazar e l’Arena a confronto

Sabato 3 ottobre, in Serbia si sono tenuti due comizi elettorali ricchi di simbolismo: oltre al raduno dell’SNS all’Arena di Belgrado, si è svolta anche una manifestazione studentesca a Novi Pazar.

Il primo evento si è tenuto nel pieno rispetto delle rigide regole di una seria campagna elettorale, con i sostenitori dell’SNS vestiti con magliette bianche con lo slogan ufficiale “Serbia unita” oltre ai consueti striscioni e discorsi.

D’altra parte la manifestazione a Novi Pazar ha dimostrato ancora una volta la forza del cambiamento portata dagli studenti, soprattutto attraverso l’unità di bosgnacchi, serbi e altri cittadini della regione del Sangiaccato, nel sud della Serbia.

Il Sangiaccato riveste una grande importanza politica, sia concreta che simbolica, nel contesto delle imminenti elezioni. Oltre al forte sostegno di cui gode il movimento studentesco in quest’area, soprattutto a Novi Pazar, ben tre partiti bosgnacchi partecipano alle elezioni. Sarà interessante seguire la distribuzione dei voti, in particolare tra la popolazione bosgnacca.

Parallelamente al raduno studentesco, i sostenitori dell’SNS hanno organizzato una manifestazione a poche centinaia di metri di distanza, e la polizia si è schierata tra i due gruppi.

Questa immagine illustra al meglio la campagna elettorale in corso: due mondi politici, due visioni opposte a confronto. Non c’è spazio per nessun altro. È chiaro quindi che, nonostante tutti i tentativi della leadership al potere di dominare la scena, si è creata un’atmosfera da referendum.

Šapić, il “pugno d’acciaio” dell’SNS

Con l’avanzare della campagna, il confine tra dissenso politico e scontro fisico si è fatta sempre più labile. A Novi Sad, i sostenitori dell’SNS hanno tentato di rubare uno striscione con la scritta “Gli studenti vincono”, mentre s Šabac si sono verificati scontri verbali e tafferugli. A Belgrado, secondo quanto riportato dai media, un dipendente dell’Agenzia per la prevenzione della corruzione è stato aggredito mentre stava fotografando un gazebo dell’SNS.

Tuttavia, a creare maggiori problemi a Vučić è stato il sindaco di Belgrado Aleksandar Šapić. Dopo che gli studenti hanno pubblicato un video in cui, secondo l’SNS, avrebbero incitato allo “stupro” delle donne di quel partito, queste ultime hanno lanciato una campagna esplicitamente rivolta contro il movimento studentesco. Nella campagna si afferma che, se gli studenti dovessero vincere le elezioni, violenterebbero tutte le donne. In questo modo, l’SNS cerca di dipingere il movimento studentesco come aggressivo.

La campagna denigratoria contro gli studenti con ogni probabilità sarebbe proseguita, se solo il giorno dopo i media non fossero stati inondati dalla notizia che Šapić aveva aggredito fisicamente Tanja Mićić, consigliera dell’opposizione del consiglio comunale di Belgrado, causandole gravi lesioni.

Secondo quanto affermato dalla consigliera, Šapić l’avrebbe prima aggredita verbalmente insieme al marito, per poi colpirla fisicamente. Nonostante le affermazioni della procura, secondo cui Mićić non sarebbe stata disponibile a rilasciare una dichiarazione e i medici avrebbero riscontrato lesioni lievi, Mićić ha pubblicato un referto medico da cui si evince una frattura dell’osso nasale sinistro e di parte della mandibola. La consigliera è stata sottoposta ad un intervento chirurgico lunedì 5 ottobre.

Durante una conferenza stampa convocata all’indomani dell’incidente, Šapić ha negato di aver aggredito la consigliera, affermando che si sarebbe dovuto semplicemente allontanare.

Šapić si è scusato con Vučić, chiamandolo “il presidente” anche se Vučić non è più né il presidente della Serbia né il presidente dell’SNS. Non si è invece scusato con la consigliera. Nel tentativo di attenuare le conseguenze negative del comportamento arrogante e aggressivo di Šapić, Vučić ha dichiarato di essere “contro ogni forma di violenza contro le donne”. Ha aggiunto di aver chiesto a tutti i suoi colleghi di evitare discussioni e conflitti con gli oppositori.

Šapić non intende dimettersi, sostenendo di essersi difeso e di aver forse sfiorato “accidentalmente” la consigliera con il pugno. Nessuna ammissione di responsabilità, nessuna reazione da parte della polizia e della procura.

Maglietta con la slogan della lista studentesca "Gli studenti vincono" - Foto D. Nenadić

Maglietta con la slogan della lista studentesca “Gli studenti vincono” – Foto D. Nenadić

“Ci stanno pedinando da settimane”

Durante una conferenza stampa organizzata lunedì 5 ottobre, gli studenti hanno affermato che da settimane ormai i membri della Lista studentesca vengono pedinati da persone e veicoli che, a loro dire, sono collegati alle forze dell’ordine. Lo studente Petar Živković, rappresentante autorizzato della Lista studentesca e coordinatore del team legale, ha spiegato che gli studenti hanno notato le stesse persone e lo stesso veicolo che li hanno seguiti in diversi luoghi e in diverse occasioni. Živković ha affermato che lo stesso veicolo è stato avvistato una sera davanti al palazzo in cui vive, dove è poi comparso anche Marko Kričak, capo della Direzione della polizia criminale.

Il voto della diaspora

Un numero record di 111.000 cittadini della diaspora si è registrato per votare. Il triplo rispetto alle elezioni del 2023, quando si era registrato il maggior numero di iscritti fino ad allora. A mostrare interesse per le imminenti elezioni sono anche le persone che hanno lasciato la Serbia a causa della situazione politica e della mancanza di prospettive.

La legge serba prevede che per aprire un seggio elettorale all’estero siano necessari almeno cento cittadini iscritti nelle liste elettorali, mentre la decisione finale spetta alla Commissione elettorale centrale (RIK), rispettando diversi criteri, tra cui le capacità tecniche e la disponibilità delle risorse umane per il voto nella diaspora.

Lo scorso 4 ottobre, la RIK, su proposta del ministero degli Esteri – che non dovrebbe intervenire nel processo elettorale, non essendone competente – ha preso la decisione finale sull’apertura di seggi elettorali all’estero, nonostante la contrarietà di alcuni membri della RIK appartenenti ai partiti di opposizione e alla Lista studentesca.

In Bosnia Erzegovina, circa 19.000 cittadini potranno votare in ben 28 seggi elettorali, alcuni dei quali distanti meno di 20 chilometri l’uno dall’altro. Negli Stati Uniti, invece, i cittadini serbi non potranno votare in nessun seggio della Costa occidentale, ma potranno farlo a Washington, New York e Chicago. A Vancouver non ci sarà alcun seggio elettorale, nonostante quasi 1.300 elettori si siano registrati. I cittadini dovranno quindi votare a Ottawa, che dista 3.500 chilometri.

Non ci saranno seggi elettorali neanche in Slovacchia (circa 400 iscritti), perché l’ambasciata sarebbe in fase di ristrutturazione e non è possibile organizzare le votazioni. Non si potrà votare nemmeno in Romania, nonostante la Serbia abbia un’ambasciata a Bucarest e un consolato a Timișoara.

È curioso notare come la RIK abbia deciso di organizzare le votazioni all’estero secondo l’ora legale in Serbia, quindi gli elettori in Nord America, Sud America, Australia, Nuova Zelanda e altri paesi voteranno nel cuore della notte. L’obiettivo, secondo la RIK, è evitare che i risultati delle votazioni all’estero vengano pubblicati sui social network prima della chiusura dei seggi in Serbia, poiché ciò potrebbe influenzare l’andamento delle votazioni. Le votazioni si sono svolte nella diaspora anche in passato, ma questa sarà la prima volta che i cittadini voteranno nel cuore della notte.

In vista delle imminenti elezioni, la leadership al potere cerca di dare l’impressione di essere onnipresente, gli studenti dimostrano di poter essere ovunque, le istituzioni si sforzano di spiegare perché sono assenti, i cittadini serbi all’estero cercano un seggio dove votare e la popolazione in Serbia cerca di sopravvivere aspettando le elezioni e quello che verrà dopo.


Hai notato inesattezze o errori in questo articolo? Contattaci a redazione@balcanicaucaso.org .

Tag: