Dopo un anno e mezzo, il Kosovo è ancora senza un governo

Vetëvendosje, il partito del premier uscente Albin Kurti, ha vinto le elezioni parlamentari del 7 giugno, le terze elezioni consecutive negli ultimi 18 mesi. I negoziati per formare un nuovo governo si sono però già arenati a causa della crisi interna alla Lega Democratica del Kosovo, l’unico potenziale alleato

17/07/2026, Mehmet Krasniqi Pristina
© Allexxandar/Shutterstock

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Il completamento di tutte le procedure post-elettorali dopo le consultazioni parlamentari del 7 giugno ha permesso al Kosovo di passare alla sua prossima sfida, che rimane in realtà la stessa da un anno e mezzo: la creazione delle nuove istituzioni statali.

L’incontro tra Vetëvendosje e la Lega Democratica del Kosovo

Dopo la certificazione dei risultati, il Movimento Vetëvendosje (LVV), in qualità di vincitore delle elezioni, ha avviato incontri con gli altri partiti politici per sondare la possibilità di creare una nuova maggioranza in parlamento.

L’incontro tra il leader dell’LVV ed primo ministro uscente Albin Kurti, il leader della Lega Democratica del Kosovo (LDK) Lumir Abdixhiku e la candidata presidenziale della stessa LDK, Vjosa Osmani, non ha prodotto alcuna svolta concreta.

I leader coinvolti hanno però concordato di proseguire i negoziati, affermando di voler porre fine alla crisi istituzionale e politica che affligge il paese da un anno e mezzo, e evitare quelle che sarebbero le quarte elezioni parlamentari consecutive in Kosovo.

La crisi interna all’LDK mette in crisi i negoziati

La prima grave battuta d’arresto rispetto alla ricerca di una nuova coalizione di governo si è verificata il 15 luglio. Il leader dell’LDK, Lumir Abdixhiku, ha annunciato di essere stato costretto a sospendere i negoziati con l’LVV dopo che era stata formalmente lanciata un’iniziativa volta alla sua destituzione dalla guida del partito.

Lo stesso Abdixhiku ha autorizzato la segreteria del partito ad avviare le procedure per la convocazione di un’assemblea straordinaria del movimento, dopo che 148 delegati dell’assemblea dell’LDK avevano presentato le firme necessarie per richiedere sia la convocazione degli stati generali del partito sia la sua destituzione.

“In queste circostanze non sarebbe né serio né responsabile da parte mia negoziare a nome dell’LDK, poiché il mio mandato alla guida del partito è stato messo in discussione”, ha affermato Abdixhiku.

Il lancio formale dell’iniziativa fa seguito ad aperte controversie interne all’LDK e alla crescente insoddisfazione nei confronti di Abdixhiku dopo che il partito si è classificato al terzo posto alle elezioni di giugno, conquistando 18 seggi nel parlamento di Pristina composto da 120 membri.

Dei 18 parlamentari eletti dell’LDK, almeno cinque hanno espresso pubblicamente insoddisfazione per la leadership di Abdixhiku.

Il PDK e l’AAK si ritirano dai negoziati

Kurti, il cui partito ha ottenuto 53 seggi in Parlamento, ha incontrato per primo il leader del Partito Democratico del Kosovo (PDK), Bedri Hamza, mentre il leader dell’Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK), Ardian Gjini, ha declinato l’invito di Kurti, definendo tale incontro superfluo.

L’incontro tra Kurti e Hamza si è concluso senza risultati; in seguito, Hamza ha annunciato che il suo partito si sarebbe ritirato dai negoziati e sarebbe rimasto all’opposizione.

Nel frattempo, Gjini ha dichiarato che i sette deputati del suo partito non avrebbero ostacolato l’elezione di un nuovo presidente se Vetëvendosje avesse accettato sei condizioni poste dall’AAK, tra cui la partecipazione del Kosovo al progetto americano sul gas naturale liquefatto (GNL).

Il punto di vista degli analisti

Secondo l’analista politico Albinot Maloku, le azioni del gruppo che si oppone ad Abdixhiku complicano non solo gli sviluppi all’interno del più vecchio partito politico del Kosovo, ma anche i negoziati con l’LVV sulla formazione delle nuove istituzioni.

“L’LDK soffre da tempo di una mancanza di chiarezza nel dire ‘sì’ o ‘no’. Altri partiti politici, in particolare Vetëvendosje e il PDK, hanno indubbiamente approfittato di questa situazione, alternando critiche e elogi nei confronti dell’LDK, e rendendolo sempre più influenzabile. Ciò accade solitamente quando le posizioni di leadership non sono ricoperte da coloro che godono del sostegno della base del partito, ma da chi detiene potere di lobbying”, ha affermato Maloku.

L’analista politico Fitim Mulolli ritiene che i voti dei deputati insoddisfatti dell’LDK per il prossimo presidente potrebbero essere assicurati se un potenziale accordo tra Vetëvendosje e LDK includesse un chiaro orientamento filo-americano e l’integrazione del Kosovo nella rete americana del gas naturale.

“Se Kurti dimostrasse la volontà di riconsiderare la decisione del governo provvisorio riguardo alla partecipazione del Kosovo al progetto americano sul gas, allora credo che quei voti sosterranno il futuro presidente. Le divisioni all’interno dell’LDK non saranno il fattore decisivo nell’elezione del presidente. Ciò che conterà molto di più è se l’attuale rapporto tra il Kosovo e gli Stati Uniti diventerà parte dei principi guida di una potenziale coalizione. Questo sarà determinante”, ha affermato Mulolli.

Tuttavia, secondo Mulolli qualsiasi futura coalizione dovrebbe coprire tutte le posizioni chiave di leadership, non solo la presidenza.

“Dovrebbe esserci spazio per una vera coalizione politica e un accordo in cui uno dei partiti fino ad oggi all’opposizione riceva diversi ministeri insieme alla presidenza, o in alternativa la carica di presidente del Parlamento insieme a diversi ministeri. Ciò garantirebbe al Kosovo un governo molto più stabile nei prossimi quattro anni, cosa di cui c’è urgente bisogno”, ha aggiunto l’analista.

Maloku condivide questa opinione e sostiene che, sebbene Vetëvendosje detenga il maggior numero di seggi, non dovrebbe distribuire le responsabilità ai potenziali partner di coalizione basandosi esclusivamente sulla sua forza parlamentare.

“Il valore dei numeri è determinato dagli interessi e dalle esigenze del momento. Qualsiasi accordo dovrebbe includere la ripartizione delle responsabilità per tutte le cariche chiave – il presidente del Parlamento, il primo ministro e il presidente della Repubblica – affinché l’esito delle elezioni del 7 giugno 2026 possa, in ultima analisi, avere successo”, ha concluso Maloku.

Il termine ultimo per la costituzione della nuova Assemblea è il 7 agosto. Solo dopo che l’Assemblea sarà pienamente costituita potranno avere inizio le due distinte procedure costituzionali: la formazione del nuovo governo e l’elezione del presidente della Repubblica.


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