Nella cornice di “Confini d’Oriente 2026” la presentazione dell’ultimo libro di Diego Zandel, edito da Voland Editore, in cui ripercorre un periodo forse poco conosciuto e ricordato del recente passato greco: i cosiddetti “anni di pietra”
Alcuni versi su una lapide, un nome. Inizia così il racconto della vita di Manolis Fourtounis, poeta greco iscritto al KKE (Partito Comunista di Grecia). Le voci di chi lo ha conosciuto fanno emergere il ritratto di un uomo fedele a sé stesso e alle proprie idee, restituendoci una biografia che attraversa un momento oscuro della storia del suo paese nell’immediato secondo dopoguerra. Imprigionato e torturato, Fourtounis vive una lunga odissea da un carcere all’altro e solo nel 1974, con il governo democratico di Konstantinos Karamanlis, potrà riabbracciare la libertà.
Nel suo nuovo romanzo “Anni di pietra” (Voland editore, 2026) dallo stile intimo e coinvolgente, Diego Zandel ripercorre un periodo forse poco conosciuto e ricordato del recente passato greco: i cosiddetti “anni di pietra”.
Diego Zandel, figlio di esuli fiumani, è nato nel campo profughi di Servigliano nel 1948. Ha all’attivo una ventina di romanzi.




