Romania, il 2026 è l’anno Brâncuși
Il 19 febbraio 1876 nasceva a Hobița, Romania, uno dei più importanti scultori del XX secolo Constantin Brâncuși. Questo anno in Romania, e non solo, si terranno numerose iniziative volte a celebrare i 150 anni dalla sua nascita. Una rassegna dei principali eventi

Mostra su Brâncuşi ad Amsterdam, Olanda
Mostra su Brâncuşi ad Amsterdam, Olanda © Kiev.Victor/Shutterstock
Il 2026, in Romania, è l’Anno Brâncuși: ricorrono i 150 anni dalla nascita del grande scultore considerato, tra l’altro, pioniere della scultura moderna.
Dopo che due anni fa alcune delle sue opere importanti erano “tornate a casa”, in Romania, la celebrazione si allarga: per questo anniversario, una pioggia di eventi culturali va in scena per rendere omaggio all’artista, anche se le sue opere restano sparse nel mondo – da Parigi a New York – e continuano a viaggiare.
Mostre in 21 paesi
Al centro del calendario di eventi c’è il progetto BRÂNCUȘI 150, organizzato dalla Fondazione “Inter-Art” di Aiud insieme al Museo Nazionale “Constantin Brâncuși” di Târgu Jiu, sotto il patrocinio del Ministero della Cultura.
BRÂNCUȘI 150 riunisce creazioni realizzate da 29 artisti contemporanei e viene presentato il 19 febbraio come un vernissage simultaneo che parte dalla Romania e arriva su sei continenti, in 21paesi, dal Cairo e Addis Abeba fino a Montreal, passando per Minnesota, Shenzhen, New Delhi, Vienna, Stoccolma e Christchurch. Una conversazione globale di opere dedicate alla vita e all’opera dell’artista.
Non è soltanto una tournée di esposizioni: come spiegato per Mediafax da Denisa Șuță, direttrice del Museo Nazionale di Târgu Jiu, “non si tratta di una semplice successione di mostre internazionali, ma di un atto culturale sincronizzato”, capace di mettere opera e spirito di Brâncuși in dialogo simultaneo con il pubblico di tutto il mondo.

Ritratto di Constantin Brâncuși, di Edward Steichen, 1922
Un lancio digitale da Hobița, la città natale di Brâncuși
Sempre il 19 febbraio, nella casa museo di Hobița (Gorj), verrà lanciato il sito www.acasalabrancusi.ro, creato dall’Organizzazione di Management della Destinazione (OMD). La piattaforma non punta solo a valorizzare il patrimonio artistico di Brâncuși ma si propone anche di sviluppare un’identità turistica autentica della zona di Gorj, mettendo in luce gastronomia, artigianato e obiettivi turistici, e promuovendo festival ed eventi tematici durante l’intero anno.
Hobița, il villaggio dove Brâncuși è nato nel 1876 non era davvero il luogo in cui avrebbe voluto tornare, eppure, nelle sue confessioni, accenna con delicatezza il bisogno di rivedere le montagne di casa. Da bambino scappa di casa più volte. Parte di una famiglia modesta, si rifiutava di andare al pascolo con gli animali e, invece, riempiva la bisaccia di sassi che poi scolpiva.
Queste radici semplici lo hanno reso l’artista “onesto” che è diventato. La sua non è stata una strada facile: come tanti altri grandi artisti, non è stato apprezzato fin dall’inizio, ma ha seguito la propria via e arrivando persino a lasciare il suo mentore, Rodin, per dimostrare che la scultura può esistere in forme molto più diverse di quello che si poteva immaginare.
Mostre a Bucarest: fotografie, dialoghi e reinterpretazioni contemporanee
Nel mese simbolo delle celebrazioni, Bucarest diventa una sorta di bussola: non una sola mostra, ma più tappe che si rispondono, ognuna da un’angolatura diversa, per avvicinarsi a Brâncuși senza ridurlo a un’icona. C’è chi sceglie lo sguardo e la contemplazione, chi costruisce un dialogo con altri scultori, chi porta l’eredità brâncușiana nel presente, e chi – con un progetto più ampio – prova a ricomporre la sua storia con materiali, opere e memoria.
Si parte dal Palazzo del Parlamento di Bucarest, nella sala che porta il nome dell’artista dove dal 9 al 28 febbraio è aperta la mostra fotografica “Contemplazioni”, una lettura visiva dell’universo brâncușiano che si avvicina alla sua opera attraverso la lente, lasciando che siano dettagli, inquadrature e tracce storiche a costruire un clima di ascolto, quasi di silenzio.
Poi, il racconto cambia ritmo all’Istituto Culturale Romeno dove dal 10 al 23 febbraio va in scena “Il mese di Brâncuși”, una mostra pensata come dialogo tra l’eredità del maestro e le opere di altri importanti scultori romeni che interrogano l’influenza, i contrasti e lanciano domande aperte.
E proprio sulle domande insiste anche l’appuntamento del 19 febbraio al MNAC București (Museo Nazionale di Arte Contemporanea) con „Boîte, Box, Brâncuși” (Scatola, Box, Brâncuși): un progetto dedicato a esplorare come la sua eredità venga trasmessa e reinterpretata nell’arte contemporanea.
Ma se queste mostre disegnano prospettive e riflessi, è al Museo Nazionale d’Arte della Romania che arriva la narrazione possibilmente più completa: “Brâncuşi ne priveşte pe toţi” (Brâncuși ci guarda/riguarda tutti). Organizzata insieme al Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione “Constantin Brâncuși” di Târgu Jiu, la mostra ripercorre il cammino dell’artista dall’infanzia agli studi in Romania e poi a Parigi, attraverso fotografie, documenti d’archivio ed estratti video includendo anche alcune delle sue opere: “Cap de copil” (Testa di bambino), “Rugăciune” (Preghiera – copia) e “Portret Petre Stănescu” (Ritratto di Petre Stănescu) nonché una sala dedicata alla Posterità, pensata per raccontare che cosa è accaduto all’immagine di Brâncuși negli ultimi anni: come è stata usata, interpretata, discussa, e in che modo continua a muoversi.Top of Form
Il titolo della mostra non è infatti, una semplice trovata pubblicitaria: in ogni fotografia Brâncuși sembra guardarti davvero, cercando il contatto diretto. Da qui anche il gioco di parole in romeno, ci guarda e ci riguarda. La sua opera infatti appartiene al mondo – e va apprezzata per il suo valore, al di là di alcune leggende create intorno al nome dell’artista.
Per esempio: Brâncuși non ha fatto a piedi un viaggio fino a Parigi e non ha mai avuto l’intenzione, verso la fine della vita, di donare le sue opere allo Stato romeno. Sono storie non verosimili che non devono né spostare né definire il valore o l’importanza di un artista come Brâncuși, per il quale la verità era una forma di vita.
E allora sì, il 2026 romeno “parla” Brâncuși in mille modi: con incisioni e fotografie, con archivi e video, con festival e piattaforme digitali, con mostre sincronizzate in mezzo mondo e con l’orgoglio discreto di un villaggio che resta lì, tra montagne e memoria.
Alla fine, forse è proprio questo il messaggio più bello e più contemporaneo: Brâncuși non è un monumento immobile, è un dialogo che continua. E se oggi ci “guarda” — o ci “riguarda” — è perché, in fondo, ci sta invitando ancora una volta a fare la cosa più semplice e più difficile: cercare l’essenza, con leggerezza, e con un po’ di fiducia nel futuro.
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