Film Festival di Berlino, una rassegna in trasformazione
Prende il via giovedì 12 febbraio la 76° Berlinale, importante evento dedicato al cinema, il primo ad aprire la serie dei film festival della stagione. In questa edizione tra le molte proposte troviamo: il cinema romeno per giovani e ragazzi, un’animazione italo-slovena e due documentari sulla guerra della Russia all’Ucraina

Logo Berlinale © nikkimeel/Shutterstock
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Dieci giorni a Berlino, tra Festival e mercato dei film. Parte giovedì la 76° Berlinale, primo grande festival europeo della stagione, una rassegna in trasformazione continua un po’ come la città. Il concorso è sulla carta poco leggibile e tutto da scoprire, senza grandi nomi se non il ritorno del ciadiano Mahamat-Saleh Haroun con “Soumsoum, la nuit des astres”.
In lizza 22 lungometraggi, giudicati dalla giuria con presidente Wim Wenders. Per l’inaugurazione c’è l’afgano “No Good Men” di Shahrbanoo Sadat, regista al terzo film dopo “Wolf and Sheep” (2016) e “Parwareshgah – The Orphanage (2019), entrambi presentati a Cannes.
Non ci sono film italiani in gara per l’Orso d’oro (che un anno fa andò al norvegese “Dreams” di Dag Johan Haugerud), solo “The Loneliest Man in Town” delle coppia altoatesina-austriaca Tizza Covi e Rainer Frimmel che batte bandiera biancorossa.
In competizione figurano due turchi e un bulgaro, sebbene si tratti in tutti i casi di coproduzioni che coinvolgono più paesi. Il più atteso è “Gelbe briefe – Yellow Letters” di İlker Çatak, il regista salito alla ribalta con “La sala professori”. È la storia, interpretata da Özgü Namal, Tansu Biçer e Leyla Smyrna Cabas, di una coppia di artisti di successo, Derya e Aziz, la cui vita è ribaltata da un incidente che accade alla prima del loro nuovo spettacolo.
È ambientato in un villaggio remoto “Kurtulus – Salvation” di Emin Alper, al quarto lungometraggio dopo “Beyond The Hill” (2012), “Frenzy” (2014) e “Burning Days” (2022). Una storia legata alla terra, tra passato e presente, tra salvezza e tragedia.
Tra Canada e Bulgaria si sviluppa “Nina Roza”, secondo lungometraggio della canadese Geneviève Dulude-de Celles con Galin Stoev, Ekaterina Stanina e Sofia Stanina, in una coproduzione che coinvolge anche l’Italia. Mihail, curatore d’arte d’origine bulgara e attivo in Quebec, è incaricato di tornare nel Paese lasciato oltre 30 anni prima per investigare su un giovanissimo artista prodigio e distinguere tra genio e inganno.
La romena che vive in Belgio Teodora Ana Mihai (nota per “La Civil”) ha diretto “Heysel 85”, presentato in Berlinale Special, con Violet Braeckman, Matteo Simoni e Josse De Pauw. Una ricostruzione della strage allo stadio di Bruxelles prima della finale di Coppa del Campioni tra Juventus e Liverpool che costò la vita a 39 persone.
La sezione Perspectives, dedicata alle opere di debutto, include “17” di Kosara Mitic, coproduzione Macedonia del Nord, Serbia e Slovenia, ambientato durante una gita scolastica.
In Panorama sono inclusi due documentari sulla guerra della Russia all’Ucraina. “Traces” di Alisa Kovalenko e Marysia Nikitiuk racconta dei traumi per le violenze sessuali e le torture subite da donne ucraine da parte delle truppe russe, trasformando le testimonianze in una forma di resistenza. Margarita, Yuri e altri loro amici sono diventati esuli dopo il febbraio 2022 avendo rifiutato di allinearsi al regime di Putin: sono i protagonisti di “Un hiver russe – A Russian Winter” di Patric Chiha e di produzione francese, che riporta travagli e difficoltà che devono affrontare nella nuova condizione.
Cinema romeno alla ribalta nella sezione Generation dedicata al cinema per giovani e ragazzi con “Atlasul universului – Atlas of the Universe” di Paul Negoescu, viaggio inaspettato del bambino Filip.
Nel concorso cortometraggi l’animazione italo-slovena “Cosmonauts” di Leo Černic, il videosaggio georgiano “Graft Versus Host” di Giorgi Gago Gagoshidze sulla Guerra fredda e le sue conseguenze e “Plan Contraplan – Shot Reverse Shot” di Radu Jude e Adrian Cioflâncă sul giornalista americano Edward Serotta che negli anni ‘80 indagò la vita degli ebrei nella Romania socialista.
Infine Forum, la sezione più indipendente, un contenitore di tante opere di tanti formati e provenienze. Nella selezione compare l’italo-romeno “De capul nostru – On Our Own” di Tudor Cristian Jurgiu, storia di emigrazione e di legami familiari. Ancora il turco “Hear The Yellow” di Banu Sıvacı, ritorno di Suna al villaggio d’origine per affrontare alcune questioni familiari. La bulgara Ralitza Petrova, già premiata a Locarno e Sarajevo nel 2016 per “Godless”, torna con “Lust” con Snejanka Mihaylova, Nikola Mutafov e Mihail Milchev. Ancora una volta una storia di rapporti con le origini, con Lilian, che ha un rapporto molto particolare con il suo corpo e i suoi desideri, che torna a casa alla morte del padre.
Importante la retrospettiva “Lost in the 90s” che comprende titoli dimenticati degli anni ‘90, tra questi le opere di due registi jugoslavi di primissimo piano: “Gorilla Bathes At Noon” (1993) di Dušan Makavejev con Svetozar Cvetković, Anita Manćić, Alexandra Rohmig e “Tito pro drugi put medu srbima – Tito Among the Serbs for the Second Time” (1994) di Želimir Žilnik. Ancora il documentario bielorusso “Orange Vests – Orange Westen” (1993) di Yury Khashevatsky sulla condizione femminile nell’ultimo periodo dell’era sovietica e il turco-tedesco “Lola und Bilidikid – Lola and Billy the Kid” (1999) di Kutluğ Ataman.
Tag: Cinema
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