Allargamento UE, i fondi nel prossimo bilancio sono all’altezza della sfida?

I 43 miliardi proposti all’interno del pilastro dedicato all’azione esterna “molto probabilmente non saranno sufficienti”, soprattutto per i Balcani occidentali. Ne parliamo con Peter Tabak, ex capo economista regionale della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo

11/02/2026, Federico Baccini Bruxelles
Marta Kos, Commissario europeo per l'allargamento e la politica di vicinato © Unione europea

Marta Kos, Commissario europeo per l’allargamento e la politica di vicinato

Marta Kos, Commissario europeo per l'allargamento e la politica di vicinato © Unione europea

Nel momento in cui il prossimo bilancio dell’Unione europea – il Quadro finanziario pluriennale (QFP) – sta per entrare nella fase dei negoziati tra i co-legislatori del Parlamento e del Consiglio, iniziano a delinearsi le prime analisi sulla proposta della Commissione e sulla capacità delle future risorse finanziarie di rispondere alle sfide all’orizzonte.

Questo vale anche per l’allargamento dell’UE, che viene definito una “priorità strategica” dalle istituzioni di Bruxelles. Ma non è detto che alle parole seguano i fatti.

“C’è molta incertezza sulla dotazione complessiva”, spiega Peter Tabak, ex economista capo regionale della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) per i Balcani occidentali, delineando le stime iniziali di ciò che il nuovo strumento Global Europe potrebbe fornire a seguito di un assorbimento dell’attuale Strumento di assistenza pre-adesione (IPA III) in un’unica dotazione finanziaria.

Ciò che ne emerge è che i 43,2 miliardi di euro proposti all’interno del fondo unico dedicato all’azione esterna “molto probabilmente non saranno sufficienti” per soddisfare la priorità dell’allargamento nel bilancio 2028-2034 dell’UE.

Le stime per il prossimo bilancio dell’UE

Quella offerta dall’economista ungherese non è solo una stima basata sulle regole di allocazione dei fondi del Piano di crescita per i Balcani occidentali, ma soprattutto il primo ragionamento economico comparso sulla possibile divisione dei fondi tra i Paesi candidati, che fornisce un punto di riferimento iniziale per leggere l’andamento dei negoziati.

Dei 43,2 miliardi di euro assegnati al pilastro ‘Europa: Allargamento e Vicinato Orientale’, circa 3,2 miliardi dovrebbero essere stanziati per i Paesi europei non candidati all’adesione e per i costi amministrativi.

I restanti 40 miliardi di euro dovrebbero essere distribuiti tra i Paesi coinvolti nel processo di allargamento – i sei dei Balcani occidentali, Ucraina, Moldova, Georgia e Turchia – “in base alla popolazione e al PIL pro capite”, proprio come accade con l’attuale metodologia utilizzata per i piani di finanziamento legati alle riforme.

Secondo le ipotesi preliminari, i Balcani occidentali dovrebbero ricevere circa 11,7 miliardi di euro, con un aumento nominale vicino al 50% rispetto ai 7,8 miliardi di euro stimati nell’ambito dell’IPA III.

Tuttavia, “con un aumento previsto dei prezzi al consumo nell’UE del 34% tra il 2018 e il 2028, questo equivale a un aumento inferiore al 12% in termini reali”, o addirittura inferiore, “attorno al 5%, se confrontato con l’aumento medio del 42% dei prezzi interni nella regione nello stesso periodo”, precisa Tabak.

Per quanto riguarda l’Ucraina – nonostante la riserva da 100 miliardi di euro finanziata oltre i massimali del budget 2028-2034 – potrebbe comunque ricevere fondi anche dallo strumento per l’azione esterna. Circa 8,8 miliardi di euro per la “preparazione generale e l’adeguamento della legislazione e delle istituzioni”, prevede l’economista.

Se, invece, l’Ucraina fosse esclusa dalla dotazione di 43,2 miliardi di euro di Global Europe – o se candidati come la Georgia e la Turchia fossero sostanzialmente esclusi a causa del regresso democratico – “lo stanziamento per i Balcani occidentali potrebbe aumentare in modo significativo”.

Le sfide per il futuro

“Le pressioni sul prossimo bilancio dell’UE aumenteranno in modo significativo”, avverte Tabak, riferendosi alla guerra in corso in Ucraina e alle implicazioni per la futura ricostruzione del Paese candidato. “L’impatto finale dipenderà però in larga misura dalla struttura dell’assegnazione”.

Una volta concordate le assegnazioni definitive per ciascun Paese candidato, rimarrà una questione fondamentale: se nuovi membri aderiranno all’Unione durante il prossimo ciclo di bilancio 2028-2034, cosa succederà con i fondi pre-adesione loro assegnati? Queste risorse saranno ridistribuite tra i restanti candidati o reindirizzate per altre priorità dell’Unione?

Un’ulteriore sfida delineata dall’economista ungherese è quella del modo in cui i fondi sono attualmente impiegati.

Gran parte dell’attuale sostegno pre-adesione – come la metà dei fondi del Piano di crescita – passa attraverso il Quadro di investimento per i Balcani occidentali, che finanzia principalmente progetti infrastrutturali su larga scala, molti dei quali nel settore dei trasporti.

Tuttavia, “le lacune più grosse riguardano ora il capitale umano, l’economia verde, lo Stato di diritto e la corruzione”, lasciando aperta la questione se i futuri finanziamenti pre-adesione si concentreranno maggiormente su queste priorità.

Nonostante la volontà politica di aumentare la dotazione finanziaria per lo strumento Global Europe durante gli imminenti negoziati tra Parlamento e Consiglio non sembri essere particolarmente forte, Tabak sostiene che “i cambiamenti nella struttura di assegnazione dei fondi di pre-adesione potrebbero davvero fare la differenza”.

Questo articolo è stato scritto nell'ambito del progetto "InteGraLe - Balcani occidentali e Trio a confronto: mercato unico, coesione e politica regionale per l’integrazione graduale nell’UE". Il progetto è realizzato con il contributo dell’Unità di Analisi, Programmazione, Statistica e Documentazione Storica – Direzione Generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ai sensi dell’art. 23 – bis del DPR 18/1967. Le opinioni contenute nella presente pubblicazione sono espressione degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Commenta e condividi

La newsletter di OBCT

Ogni venerdì nella tua casella di posta