Elisa Zonaro, una fotografa a Costantinopoli
Da un piccolo paesino del bellunese alla corte del sultano: la storica dell’arte Alev Berberoğlu, esperta di cultura visiva, ci racconta la storia dell’artista veneta Elisa Zonaro, in grado di superare convenzioni culturali e limitazioni tradizionali della società ottomana

elisa zonaro
Elisa Zonaro in un ritratto del marito Fausto - Wikipedia Commons
Perché ha scelto proprio Elisa Zonaro come argomento della sua tesi di dottorato? Come si è svolta la ricerca?
Considero gli scambi culturali e i dialoghi artistici tra l’Italia e l’Impero Ottomano un affascinante argomento di studio. Durante il mio dottorato di ricerca presso l’Università Koç avevo pensato di individuare una figura di nazionalità e cultura italiana che si fosse affermata come artista nel tardo periodo ottomano. Sapevo già che Elisa, in compagnia di Madame Astras, Anna Guichard, Naciye Hanım e Muzaffer Hanım, era stata una delle prime fotografe di Istanbul nel diciannovesimo secolo. Nonostante ciò, Elisa nella letteratura specialistica è stata spesso confinata al ruolo di moglie, assistente o musa del ben più noto marito, Fausto, l’ultimo pittore di corte ottomano.
L‘analisi di fonti testuali riguardanti Fausto Zonaro, nelle quali Elisa appare di frequente, ha destato in me il sospetto che il suo ruolo fosse più rilevante di quanto si presupponesse. Col senno di poi posso affermare che la mia intuizione fosse corretta.
Il lavoro di ricerca è cominciato dall’archivio fiorentino della famiglia Zonaro. Ricordo ancora l’emozione provata quando Cesare Mario Trevigne, il pronipote di Fausto, mi ha mostrato un grande pacco contenente decine di fotografie ed effetti personali di Elisa. È stato il primo passo di un percorso che mi ha poi condotta in altre città italiane, Francia e Turchia, tra biblioteche e archivi, fino al completamento della tesi.
Qual è secondo lei il motivo principale di questa sottovalutazione da parte del mondo accademico?
Possiamo interpretare questa reticenza come una forma di pregiudizio di genere negli studi di settore. Di conseguenza il contributo di molte donne artiste viene relegato sullo sfondo, condannandole all’oblio. Nel caso specifico si tratta anche di un torto verso Fausto, con il quale Elisa ha condiviso un vivace sodalizio artistico.
Nella mia tesi ho sostenuto che l’uso della macchina fotografica si configurava come uno strumento di emancipazione femminile, consentendo a Elisa di esercitare la propria autonomia artistica. Assumendo il controllo della fotocamera Elisa ha saputo ribaltare lo sguardo maschile tradizionale, facendo emergere la propria visione del mondo ottomano.
Le chiedo ora di fornirci delle note biografiche. Chi era Elisa Zonaro e come si ritrovò a Istanbul?
Elisabetta Carlotta Pante, questo il suo nome da nubile, nacque il 13 settembre 1863 a Santo Stefano di Cadore, in provincia di Belluno. Dopo aver conseguito il diploma di maestra si trasferì a Venezia. Nel 1888, mossa dalla passione per le belle arti, si iscrisse a un corso di pittura tenuto da Fausto Zonaro, con il quale intraprese una relazione.
Fausto era un giovane pittore di buone speranze, ma a Venezia le opportunità lavorative erano scarse e i guadagni modesti. Per dare una svolta alla sua carriera era necessario trasferirsi all’estero. Affascinato dai resoconti di viaggio di Théophile Gautier e Edmondo De Amicis, scelse la capitale dell’Impero Ottomano.
Fu tuttavia Elisa ad andare in avanscoperta, sebbene all’epoca non fosse consuetudine per una donna viaggiare in solitaria verso oriente. Nel settembre del 1891 Elisa si trasferì a Istanbul, affittando una casa nei pressi della Torre di Galata. In soli due mesi riuscì a trovare lavoro come insegnante, assicurandosi un minimo di stabilità economica. Fausto la raggiunse poco dopo e, così come si evince dalle sue memorie, le fu sempre grato per l’intraprendenza dimostrata. Una volta riunitisi i due si sposarono nella cattedrale dello Spirito Santo di Şişli e negli anni ebbero cinque figli.
Come avvenne il passaggio dalla pittura alla fotografia?
Nel 1893 Elisa si recò a Parigi con il primogenito, dove rimase per quasi un anno. Nello studio del celebre fotografo Eugène Pirou apprese i rudimenti dell’arte fotografica, sperimentando le tecniche di sviluppo e stampa, oltre a cimentarsi con i primi tentativi di ritratto e fotografia di strada. Al ritorno a Istanbul aprì uno studio fotografico che chiamò “Atelier Elsa”, uno dei primi gestiti da una donna a Costantinopoli.
In realtà lo studio fungeva anche da residenza della famiglia Zonaro. Elisa scattava fotografie, Fausto dipingeva, il tutto si svolgeva senza trascurare i doveri genitoriali. L’edificio si trovava nei pressi di piazza Taksim, vicino all’ambasciata tedesca. Era una casa in legno a più piani, con un giardino e un luminoso attico, quest’ultimo indispensabile per i fotografi dell’epoca. La luce naturale veniva modulata grazie all’uso di tende.
In che modo Elisa pubblicizzava i suoi servizi fotografici? Come interpretava la professione?
Sul retro di alcuni suoi ritratti, oltre alla dicitura “Atelier Elsa”, comparivano in francese le indicazioni “specializzata in fotografia di donne e bambini” e “fotografia a domicilio”. Ogni immagine fungeva quindi da biglietto da visita: una volta consegnata al committente, veniva condivisa con parenti e amici, diffondendo così il nome dello studio.
Elisa era pienamente consapevole delle convenzioni culturali e delle limitazioni tradizionali della società ottomana. Grazie a questo escamotage riuscì a convertirle in un elemento di forza: in quanto donna aveva infatti accesso agli spazi privati domestici preclusi agli uomini, luoghi dove donne musulmane e bambini passavano la maggior parte del tempo.
Tuttavia Elisa non solo produceva ritratti e nature morte in studio, ma si avventurava anche in strada. Osservando le fotografie scattate in esterni notiamo come l’attenzione principale di Elisa non fosse rivolta ai monumenti o al Bosforo, bensì agli abitanti della città e il modo in cui interagivano con lo spazio circostante. Il suo stile, a cavallo tra pittorialismo e impressionismo, riflette l’influenza dei suoi studi parigini.
Come riuscì ad attirare l’attenzione del sultano?
Una recensione positiva delle opere di Fausto apparve nel 1898 sul settimanale illustrato d’avanguardia letteraria Servet-i Fünûn. L’autore non solo lodò i dipinti di Fausto ma fece anche menzione delle fotografie di Elisa.
L’articolo suscitò l’attenzione di Abdülhamid II, estimatore dell’arte fotografica e avido collezionista di immagini. Il sultano le commissionò una serie di nature morte a tema floreale. Queste fotografie vennero in seguito stampate su seta, dopodiché Elisa le utilizzò per decorare dei cuscini da sofà destinati all’harem.
I lavori fotografici di Elisa furono apprezzati dalla corte, tanto che ricevette due onorificenze: l’Ordine della Carità nel 1899 e la Medaglia di Belle Arti nel 1901. Elisa successivamente si fece ritrarre indossandole entrambe con evidente orgoglio.
In che modo si concluse la loro esperienza a Istanbul? Elisa proseguì la carriera di fotografa una volta rientrata in Italia?
In qualità di pittore di corte Fausto riceveva uno stipendio fisso mensile, oltre al comodato d’uso gratuito di una dimora signorile sul Bosforo, nel quartiere di Akaretler a Beşiktaş. Nel 1908 i Giovani Turchi presero il potere, costringendo il sultano a ripristinare la costituzione. L’anno successivo Abdülhamid II fu deposto in seguito all’Incidente del 31 marzo, un tentativo di insurrezione controrivoluzionaria.
A causa della destituzione di Abdülhamid II, Fausto si ritrovò in una posizione scomoda, non tanto politica, se consideriamo che ritrasse uno dei leader più in vista dei Giovani Turchi, Enver Paşa, quanto economica. Lo stesso si può dire di Elisa, che perse l’accesso al palazzo e alla rete di conoscenze esclusive che ne derivava.
Di conseguenza nel 1910 la famiglia Zonaro rientrò in Italia, stabilendosi prima a Roma e poi a Sanremo. Per loro fu un evento doloroso. Entrambi avevano appreso il turco e l’alfabeto ottomano, Fausto indossava il fez, Elisa era perfettamente integrata nella società locale e il loro primogenito aveva iniziato a frequentare il Liceo Galatasaray.
Al di là di una breve parentesi a Sanremo la carriera fotografica di Elisa si arrestò sostanzialmente con il ritorno in Italia, ad oggi non sarei in grado di fornire documenti o immagini che dimostrino il contrario.
L’anno scorso, presso lo spazio espositivo Kazlıçeşme Sanat a Istanbul, è stata allestita una mostra dedicata a Elisa Zonaro, che ho avuto il piacere di visitare. Cosa può dirci a riguardo?
È stato per me emozionante vedere per la prima volta in Turchia una mostra interamente dedicata alle fotografie di Elisa Zonaro. Sono orgogliosa di essere stata coinvolta nell’organizzazione e di aver partecipato alla stesura del catalogo. A questo proposito vorrei ricordare il contributo fondamentale del curatore Ömer Faruk Şerifoğlu e di Cesare Mario Trevigne, già citato in precedenza.
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