L’Europa compra ancora troppe armi da Israele

Elbit Systems, la maggiore azienda militare israeliana, sta registrando enormi guadagni anche grazie alle sue esportazioni. Molti governi europei hanno continuato a assegnarle contratti, nonostante il suo coinvolgimento nel genocidio a Gaza

Modello di drone prodotto da Elbit

Modello di drone prodotto da Elbit

Modello di drone prodotto da Elbit (© Jordan Tan/Shutterstock)

(Questo articolo è stato originariamente pubblicato dalla testata greca Ef.Syn. nell’ambito di PULSE.)

Mentre l’esercito israeliano devastava la Striscia di Gaza uccidendo decine di migliaia di civili, i governi europei hanno continuato (e continuano tuttora) a firmare e implementare accordi con il più grande produttore di armi israeliano. Dalla Grecia alla Romania, passando per i Paesi Bassi e la Spagna, la famigerata azienda militare Elbit Systems sta generando profitti da record.

Laddove la Striscia di Gaza è ancora un enorme ammasso di macerie, l’industria bellica israeliana sta registrando enormi guadagni. Spicca in particolare Elbit Systems, che è la più grande azienda dello stato ebraico nel settore della “difesa”, nonché un fornitore essenziale per l’esercito israeliano.

Il 18 novembre 2025 Elbit ha confermato la sua ottima situazione economica: nel giro di un anno il valore delle sue azioni è aumentato del 33%, l’azienda ha incassato 1,9 miliardi in un singolo trimestre e ha concluso contratti per 25,2 miliardi. Di questi, il 69% sono stati stipulati con paesi stranieri, europei in particolare.

Ombre di corruzione

Un’inchiesta pubblicata nel dicembre 2025 dal centro investigativo Follow the Money – frutto di un lavoro congiunto con le testate Le Soir, La Lettre e Knack – ha rivelato che l’agenzia per gli acquisti della NATO (NATO Support and Procurement Agency, NSPA) ha escluso Elbit dalle nuove gare d’appalto e ha congelato una serie di contratti attivi.

Attraverso una serie di intermediari, Elbit avrebbe corrotto i dipendenti dell’NSPA per favorire la propria posizione e ottenere informazioni privilegiate, alterando almeno 15 gare d’appalto NATO. Le indagini sono condotte da inquirenti belgi e lussemburghesi, e la NATO ha confermato che il caso riguarda accuse molto gravi. Elbit si professa innocente, ma rischia di essere inserita nella lista nera dell’NSPA.

Queste rivelazioni rendono ancora più scandaloso il fatto che molti governi europei stiano continuando a stipulare contratti da centinaia di milioni di euro con Elbit.

Missili per la Grecia

In Grecia la questione ha un peso particolare. Pochi giorni dopo la notizia del “congelamento” di Elbit da parte dell’NSPA, il parlamento di Atene ha approvato l’acquisto di 36 sistemi missilistici Puls dall’azienda israeliana, per un valore totale stimato tra i 650 e i 700 milioni di euro. La decisione è stata presa durante una sessione a porte chiuse, in assenza di un adeguato dibattito pubblico.

I sistemi Puls sono stati ampiamente utilizzati dall’esercito israeliano nelle operazioni svolte a Gaza. Come ha sottolineato l’organizzazione BDS Greece (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), “Elbit non è soltanto un ‘fornitore’, ma un pilastro del genocidio a Gaza. È la più grande azienda militare privata israeliana e il produttore dei droni Hermes 450/900 utilizzati nei bombardamenti sanguinari sulla popolazione di Gaza, delle telecamere utilizzate per la sorveglianza e la soppressione nel contesto dell’apartheid e dell’artiglieria missilistica utilizzata in crimini contro l’umanità ormai documentati.” Queste accuse sono comprovate da diverse denunce e rapporti pubblicati da organizzazioni internazionali e mezzi d’informazione, tra cui Amnesty International e l’Alto Commissariato per i diritti umani dell’Onu.

Fonti governative hanno dichiarato a Kathimerini che la tregua a Gaza ha comportato lo sblocco della fornitura dei missili concordata in precedenza, “un programma di grande valore operativo per le forze armate greche e uno dei più importanti acquisti di armamenti degli ultimi decenni”.

Tuttavia, non c’è alcun dubbio che la giustificazione del cessate il fuoco sia fallace. Già a settembre del 2025 Reporters United e la testata irlandese The Ditch avevano rivelato che Atene funzionava da snodo per il trasporto di equipaggiamenti militari verso Israele. A maggio del 2025, il governo greco di Kyriakos Mitsotakis aveva addirittura permesso a Elbit di pubblicizzare i sistemi bellici utilizzati durante le operazioni militari a Gaza nell’ambito della fiera internazionale della difesa Defea organizzata ad Atene.

A margine della fiera, il vicepresidente di Elbit Ran Kril aveva citato la “lunga esperienza” della sua azienda “nel mercato greco”. In effetti, il rapporto stretto tra Elbit e il governo di Mitsotakis è iniziato diversi anni fa. Nel 2021 il Ministero della difesa greco assegnò proprio a Elbit uno degli appalti più costosi, dal valore di 1,4 miliardi di euro. Il contratto riguarda la gestione del Centro di addestramento internazionale di Kalamata, e prevede che nel corso dei prossimi vent’anni Elbit consegni alla Grecia una flotta di aerei da addestramento, simulatori di volo e strumentazioni varie, oltre a fornire supporto logistico durante tutto il programma.

In occasione del decimo vertice trilaterale tra Grecia, Cipro e Israele, il 23 dicembre 2025 il Primo ministro greco ha incontrato il suo omologo israeliano Benjamin Netanyahu, su cui pende un mandato d’arresto internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Naturalmente nei resoconti ufficiali non c’è stata alcuna menzione del genocidio, dei diritti dei palestinesi o della soluzione dei due stati. Il 23 marzo del 2025, a Gerusalemme, Mitsotakis aveva incontrato Netanyahu e il presidente israeliano Yitzhak Herzog. I tre erano stati fotografati in compagnia di diversi dirigenti di aziende israeliane, tra cui Elbit Systems.

Gli altri Paesi europei

Mentre la Grecia continua a comprare da Elbit, l’azienda subisce da anni azioni di disinvestimento in altre aree del pianeta. Il fondo statale norvegese, alcuni fondi pensionistici europei, molte banche e (secondo BDS) il gigante giapponese Itochu hanno tagliato i ponti con l’azienda a causa della sua complicità con i crimini di guerra compiuti da Israele.

Ma la Grecia non è sola nel legame con Elbit. Nel 2023, per esempio, i Paesi Bassi hanno firmato un contratto da circa 305 milioni di dollari per la fornitura di venti sistemi missilistici Plus. Anche la Germania, attraverso il programma EuroPULS, ha stretto un contratto per forniture alle sue forze armate.

Ma il coinvolgimento europeo non si limita ai governi. Come ha rivelato di recente Voxeurop, le azioni di Elbit sono state incluse nel portafoglio di numerosi fondi d’investimento etichettati come fondi “per la transizione climatica”. Questo significa che migliaia di piccoli investitori europei hanno involontariamente contribuito a finanziare un genocidio.

Nel 2025 almeno 25 fondi “verdi” hanno investito un totale di 23 milioni di euro in Elbit. Tra questi ci sono il fondo “Esg Optimized” offerto da VP Bank in Liechtenstein e Germania e il fondo “Bgf Climate Transition” offerto in diversi paesi dell’Unione europea da BlackRock Investment Management UK.

Un “embargo” con asterisco

Rispetto alle complicità di molti Paesi europei, la Spagna viene spesso presentata come un controesempio. La campagna “Fermate il commercio di armi con Israele”, sostenuta da oltre cinquecento organizzazioni, ha chiesto un embargo totale degli armamenti nei confronti dello stato ebraico, e il governo spagnolo ha dichiarato ripetutamente che l’embargo è sostanzialmente già in atto.

Nel maggio 2025 la ministra della Difesa spagnola Margarita Robles ha dichiarato che “dal 7 ottobre 2023 non abbiamo acquistato armi da Israele”. Tuttavia, secondo i dati del Delàs Center for Peace Studies, dall’ottobre 2023 al marzo 2025 la Spagna ha esportato verso Israele armi e munizioni per 5,3 miliardi di euro, mentre le aziende israeliane – soprattutto Elbit e Rafael – hanno ottenuto almeno quaranta appalti da enti pubblici spagnoli, per un valore complessivo di un miliardo di euro.

Il 23 settembre 2025 il governo spagnolo ha approvato un decreto contenente misure urgenti contro il genocidio a Gaza e per il sostegno della popolazione palestinese; una delle misure riguardava l’avvio di un embargo totale sugli armamenti nei confronti di Israele.

Il caso della Romania

In Romania il rapporto con Elbit non si limita agli acquisti di forniture belliche. L’azienda è attiva nel paese da almeno trent’anni attraverso una serie di sussidiarie che producono componenti per Uav (velivoli a pilotaggio remoto), carri armati e artiglieria.

Negli ultimi anni il governo romeno ha stipulato con Elbit contatti da 180 milioni di euro per gli Uav WatchkeeperX e da 60 milioni di dollari per i sistemi Counter-UAS utilizzati per respingere droni ostili. Elbit è coinvolta anche nel programma per il veicolo blindato Piranha 5, il cui valore complessivo è di 1,5 miliardi di euro. Nonostante le critiche sempre più intense, a partire dalla campagna “Elbit Out!”, le autorità romene non hanno aperto alcun dibattito sull’opportunità di sospendere o rivedere questi appalti, nemmeno dopo le rivelazioni sull’NSPA.

Victor Cozmei (HotNews, Romania), Lola García-Ajofrin (El Confidencial, Spagna) e Voxeurop hanno contribuito alla realizzazione di questo articolo. 

Questo articolo è stato prodotto nell’ambito di PULSE, un’iniziativa europea coordinata da OBCT che sostiene le collaborazioni giornalistiche transnazionali.

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