Kosovo: milioni per l’esercito
Il governo Kurti ha deciso di investire un miliardo di euro per trasformare la Kosovo Security Force in un vero e proprio esercito, in grado di interagire con le forze NATO in un conteso regionale sempre più teso

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Kosovo Security Force © Bumble Dee/Shutterstock
Nel comune di Gjakova, nella regione occidentale del Kosovo e a soli 90 chilometri da Pristina, verrà costruita la prima fabbrica di munizioni nel paese sotto l’egida delle Forze di sicurezza del Kosovo.
Il primo ministro Albin Kurti ha firmato l’accordo nel dicembre 2024 con l’azienda statale turca per la difesa, Machinery and Chemical Industry (MKE). Il premier ha affermato che questa azienda darà al Kosovo l’opportunità di produrre munizioni secondo gli standard NATO.
Tuttavia a Jahoc, il villaggio dove sorgerà la fabbrica, si sa ancora poco. Parlando con OBCT, gli abitanti hanno dichiarato di aver sentito la notizia solo in TV e di non aver visto sviluppi recenti.
“Non abbiamo visto nulla nel nostro comune o nel nostro villaggio, ma prevediamo che sarà lontano dalle zone in cui vivono le persone”, ha affermato A.M.
Funzionari delle Forze di sicurezza del Kosovo hanno dichiarato a OBCT che, per motivi di sicurezza e per considerazioni di gestione del progetto, non possono commentare i dettagli tecnici e le fasi interne di implementazione.
Fin dall’inizio della guerra in Ucraina, e dall’attacco del 2023 nel villaggio di Banjska, nel Kosovo settentrionale, dove un agente di polizia kosovaro è stato ucciso negli scontri con un gruppo armato serbo, le autorità kosovare sostengono che la regione si trova ad affrontare minacce provenienti dalla Serbia.
Per prevenire qualsiasi pericolo per il Paese, affermano, è importante irrobustire le Forze di sicurezza del Kosovo. Pertanto, gli investimenti nella capacità militare continueranno.
Kurti ha promesso un investimento fino a un miliardo di euro nei prossimi quattro anni, oltre agli oltre 400 milioni di euro investiti negli ultimi cinque anni del suo mandato.
La partnership con gli Stati Uniti e la NATO
Gli esperti sottolineano l’importanza strategica della partnership del Kosovo con gli Stati Uniti e la necessità di integrare gli sforzi della NATO. Analisti militari e accademici, sia negli Stati Uniti che in Kosovo, hanno valutato come il governo kosovaro stia allineando le sue politiche di difesa con la NATO e il suo più stretto alleato a Washington, enfatizzando il coordinamento, lo sviluppo delle capacità e la stabilità regionale.
“L’invasione russa in Ucraina ha alterato in modo permanente la sicurezza regionale nei Balcani occidentali, rafforzando l’idea che la moderna pianificazione della difesa non si limiti solo alle piattaforme principali”, ha affermato Chris Dolan, accademico ed esperto che si occupa di resilienza della difesa, infrastrutture critiche e sicurezza informatica in Kosovo e dintorni.
Tuttavia, secondo Dolan, l’espansione delle capacità può aumentare il rischio di percezioni errate in un contesto di tensione tra Kosovo e Serbia.
“Un rapido rafforzamento delle capacità del Kosovo può aumentare il rischio di escalation con la Serbia se i messaggi non sono disciplinati. Pristina ha bisogno di messaggi costanti e coerenti. Le chiavi sono la trasparenza, l’inquadramento difensivo e l’interoperabilità NATO/KFOR per ridurre le percezioni errate. L’obiettivo del Kosovo dovrebbe essere quello di rafforzare le proprie capacità di difesa per l’interoperabilità e l’adesione alla NATO, la stabilità regionale e l’integrazione con l’Occidente”, ha dichiarato Dolan a OBCT.
Secondo Dolan, che ha sostenuto la necessità che il Kosovo raggiunga un accordo di sicurezza con gli Stati Uniti (simile a quello che gli Stati Uniti hanno con l’Ucraina e gli alleati NATO Svezia, Finlandia e Danimarca), sebbene le relazioni bilaterali con gli Stati Uniti possano fluttuare nel tempo, una cooperazione duratura nasce da istituzioni coerenti e richiede una governance stabile da parte del Kosovo.
Xhavit Gashi, generale di brigata in pensione ed ex diplomatico negli Stati Uniti, afferma che il Kosovo è sulla strada giusta, ma “come qualsiasi altro Stato, la sfida è la professionalità e la gestione a lungo termine”.
“Gli investimenti nella difesa devono essere sostenibili, controllati e integrati con gli standard NATO”, ha dichiarato Gashi a OBCT, sottolineando che la retorica e le azioni destabilizzanti della Serbia, tra cui la continua militarizzazione e un più stretto allineamento con gli attori non occidentali, creano un ambiente che richiede vigilanza.
“L’investimento di un miliardo di euro è un chiaro messaggio che il Kosovo non è un consumatore di sicurezza, ma un contributore alla stabilità”, ha aggiunto.
Oltre agli investimenti militari, i due esperti hanno parlato di altri sviluppi importanti, come il patto di sicurezza trilaterale tra Kosovo, Albania e Croazia, stigmatizzato dal presidente serbo Aleksandar Vučić come “una minaccia speciale alla sicurezza, all’integrità territoriale e alla sovranità”.
“Qualsiasi quadro bilaterale dovrebbe essere concepito per integrare la NATO e la KFOR, non per sostituire le strutture multilaterali”, ha dichiarato Dolan a OBCT, aggiungendo che gli appalti per la difesa derivanti da tale cooperazione sono molto più semplici e aumentano il ritorno sugli investimenti, ma il patto non sostituisce la NATO.
Inoltre, il partenariato con gli Stati Uniti rappresenta una dimensione strategica per la sicurezza regionale. Ad esempio, secondo Gashi, che è stato anche console del Kosovo in Iowa, il programma con la Guardia nazionale dell’Iowa è uno dei maggiori successi della cooperazione militare nei Balcani e uno degli esempi migliori e più riusciti di collaborazione fra Stati Uniti e altre forze armate in tutto il mondo nell’ambito del Programma di Partenariato Statale.
Trasformare le Forze di sicurezza del Kosovo in un vero e proprio esercito
La costruzione di una fabbrica di munizioni è uno degli investimenti militari che il Kosovo sta effettuando nel tentativo di aumentare le capacità delle sue Forze di sicurezza.
All’inizio del 2026, il Kosovo ha ricevuto l’ultima fornitura di OMTAS, un sistema missilistico anticarro progettato per neutralizzare i moderni veicoli blindati e le fortificazioni difensive militari. Inoltre, il Dipartimento di Stato americano ha confermato che il Kosovo ha richiesto l’acquisto di 246 missili Javelin, la cui consegna è prevista per il prossimo anno.
Le Forze di sicurezza del Kosovo sono state istituite nel 2009, un anno dopo la dichiarazione di indipendenza del Kosovo. Nel 2018 è iniziato il piano decennale che mira ad ampliarne gradualmente le capacità, con l’obiettivo di allinearle agli standard NATO entro il 2028. Sebbene il processo goda di un ampio sostegno da parte della maggioranza albanese del Kosovo, si scontra con la continua opposizione dei rappresentanti serbi nell’Assemblea del Kosovo.





