la doppia verita'

leggo con sincero sgomento le affermazioni di Pahor, e lo dico da italiano di madre carsolina. A casa mia si parla italiano, friulano e sloveno, si e' sofferto per le persecuzioni sia italiane che comuniste, e faccio sinceramente fatica ad accettare la tesi che un sindaco debba essere " di razza" e non italiano tantomeno negro ( perche' forse cosi' il concetto rende meglio).
Viviamo in una terra dove non esistono santi e diavoli,ma dove da entrambe le parti c'e' chi si e' comportato bene e chi si e' comportato male, chi ha accettato e chi si e' rifiutato di acccettare. Se non partiamo da questo principio mai troveremo una soluzione, men che meno se non siamo in grado di accettare un sindaco - immagino eletto dal popolo che evidentemente non conta un clinz, dalla pelle scura, se i terreni vanno venduti solo a chi ha la lingua madre slovena e cosi' via. E se posso essere sincero questa disparita' la vedo piu' marcata negli sloveni nei confronti degli italiani che viceversa. In italia forse certe visioni nazionaliste le hanno in pochi, in Slovenia forse ancora in troppi, ma forse questa e' una questione di tempo e di cultura.
Allora i panificatori sloveni non potrebbero lavorare in friuli, men che meno gli artigiani o i trasportatori. Invece qui lavorano, e lavorano solo se seri e bravi. Questo conta, non la razza il colore o l'accento. Sentirsi superiori solo per un'origine territoriale, per la lingua parlata, o per la professione diuna religione ha portato settant'anni fa al nazionalismo nazista, che Pahor ha vissuto e forse che ancora sogna, andando a costruire un nazionalismo sloveno che spero mai scoppi e che prima che mai si sopisca in nome di un'Europa unita.