Non ci siamo capiti, The Weight of Chains e gli scopi di Malagurski

Premetto due cose: 1) ho 48 anni quindi mi perdonerà se per abitudine, visto che non ci conosciamo, preferisco darle del lei; 2) il film di Malagurski l’ho visto 2 volte, proprio per cercare di capirne a fondo motivi e significato. Glie lo spiego in altro modo, il film è realizzato a puro scopo propagandistico, già il fatto che l’autora sia un giovanissimo nazionalista serbo la dice lunga sull’obiettività, sull’imparzialità del film. Vede, tralasciare intenzionalmente tutta la parabola d’ascensione del nazionalismo serbo, che è stato il fattore principale di disgregazione della Yugoslavia, equivale ad una vera e propria alterazione e contraffazione della storia al fine di ingannare lo spettatore, una manipolazione che per gli ignoranti ha dello scandaloso, mentre per chi ha un minimo di conoscenza degli scenari descritti nel film ha semplicemente del demenziale.
La tendenziosità e faziosità del film si intuisce fin dalle prime scene, in cui Malagurski giustamente dedica ampio spazio ai crimini croati della seconda guerra mondiale, ma poi, nelle parole di Serdja Trifkovic, presenta gli irregolari serbi, i cetnici, come virtuosi combattenti per la libertà. Ovviamente si tratta di un falso storico, dato che sono stati ampiamente appurati e documentati i crimini dei cetnici, pari a quelli di altre unità armate regolari o irregolari; sull’argomento consiglio Stefano Fabei: I cetnici nella seconda guerra mondiale. Ripugnante l’intervista ad uno come Trifkovic, ex consigliere di criminali di guerra condannati - vedasi la Plavsic - teorico dell’apologia razziale, accusato di islamofobia, antisemitismo, sostenitore di terrorismo, violazione dei diritti umani e via dicendo. Su interviste a personaggi cosi si fonda la credibilità del film di Malagurski.
Nel film l'autore giustamente sottolinea i crimini degli albanesi del Cossovo contro la popolazione autoctona serba, dapprima durante l’Impero Ottomano e successivamente nel corso della seconda guerra moniale. Non una sola parola invece dei crimini serbi contro la popolazione albanese, sia dopo l’annessione forzata della regione in seguito alla conquista militare di inizio 20° secolo, sia durante la seconda guerra mondiale. Non una parola degli orribili crimini contro la popolazione albanese durante gli anni novanta, al contrario Malagurski tenta di convincere lo spettatore che i bombardamenti Nato accaddero senza alcun motivo, sorvolando completamente il quasi milione di sfollati albanesi a seguito della pulizia etnica ordinata da Belgrado. Questa parte del film è talmente faziosa che a mente lucida qualunque commento risulta inutile. Si commenta da sé.
Malagurski accusa chissà quali gruppi oscuri di aver monopolizzato la scena economica della ex Yugoslavia, presenta alcuni ministri e funzionari quali agenti segretamente infiltrati da organizzazioni finanziarie con sede a Washington. Questo poi diventa il perno centrale della teoria complottista, di cui Malagurski tenta di convincere lo spettatore. E tuttavia non una sola parola sulle dinamiche, purtroppo anche brutali ma non meno evitabili, che intrinsecamente accompagnano la trasformazione di un’economia pianificata basata su modello simil real-socialista ad un’economica di mercato, cambiamento che in quegli anni non avveniva solo in Yugoslavia ma anche in molti paesi occidentali, vedasi il triste destino della siderurgia nel sud Italia, o nella Ruhr tedesca, o il crollo dell’industria manifatturiera in Inghilterra. Se analizzate in un contesto più ampio le teorie di Malagursi appaiono indubbiamente e, ci tengo a sottolinearlo, marcatamente incoerenti, e le sue conclusioni sui motivi della guerra quantomeno farneticanti, per non dire demenziali.
Un film che presenta la storia in questo modo è chiaramente realizzato con uno scopo, quello di fare della propaganda. Premesso che questo ci può stare aggiungo che anche la propaganda può essere di due tipi: verosimile o inverosimile. Gli argomenti utilizzati da Malagurski sono talmente labili e insensati che il suo film rientra nella seconda categoria. Il film è finalizzato a connotare in certo modo gli uni e in altro modo gli altri, questo lo scopo, e gli argomenti del film, pur nella loro assurdità, servono lo scopo. Inoltre tenta di fornire un alibi, davvero poco convincente, al nazionalismo serbo, fomentato e capitanato da Milosevic e dal suo entourage, che, lo ripeto una seconda volta, è stato il fattore principale e risolutivo nella dissoluzione della Yugoslavia. Malagurski descrive la Yugoslavia senza averla mai conosciuta, il ragazzo ha 23 anni, nel 1991 ne aveva 3, ma secondo lei cosa ne può sapere? Saluti.