Iseljenje Arnauta?


dalle tesi esposte da Lale si desume che la "soluzione finale" proposta da Vasa Cubrilovic nel 1937 al governo filonazista Stojadinovic , cioè l'espulsione degli Arnauti (termine turco per gli Albanesi) verso il ...Curdistan turco, era l'unica strada ?

Il vostro Vasa era un grande serbo, nel vero doppiosenso della parola. Come Dobrica Cosic!

Intellettuali così sono la vostra disgrazia. Sono i creatori del vostro anacronistico nazional-razzismo ortodosso.
Partire dalla battaglia di sei secoli fa per reclamare il dominio serbo del Kosovo è stata la scusa della sua conquista del 1912.
Manipolare la storia in questo modo, giocare con la vita di milioni di persone, cos'è se non estremo cinismo.
Il vostro Dimitrije Tucovic aveva proprio ragione quando durante la guerra del '12 , giustificata dal delirio della vendetta per la battaglia perduta del 1389 , vedendo i villaggi albanesi distrutti dall'artiglieria serba, i massacri e le deportazioni, li descriveva come
" i crimini più brutali commessi sinora solo nelle colonie d'oltremare. ..."
..."La barbarie montenegrina a Krasnici può decentemente confrontarsi alla barbarie serba a Ljuma : gli stessi metodi, la stessa impudenza, la stessa sete di sangue . "
Mentre a Belgrado Duscian Popovich, succeduto a Tucovich richiamato al fronte nella direzione del partito, così commentava quella vittoria sul Radichke novine:
"Non si può che restare inorriditi dagli orizzonti etici e politici ristretti e miserabili dei nostri comandanti militari che considerano "eroico" il massacro a sangue freddo di decine e centinaia di Albanesi; o da un'opinione pubblica borghese che assolve moralmente queste bestialità suscitando ancor di più la voluttà della distruzione degli Albanesi e delle loro famiglie...poiché questi propositi sono lanciati da gente che si ritiene ai livelli più alti della piramide sociale e politica della Serbia".
(...) Nel mentre i rivoltosi disarmavano gli ufficiali ed i soldati serbi catturati e li lasciavano liberi, la soldatesca serba nella rivincita non risparmiava né i loro figli, né le loro donne, né i malati." ...
...I giornali belgradesi considerano un dovere nazionale ingannare il popolo serbo e coprire i crimini delle nostre autorità e del nostro esercito."...

La verità venne fatta conoscere al mondo dalla stampa socialista della IIa Internazionale.
(...) Il corrispondente da Vienna del giornale ucraino "Kievskaia Mysl", Lev Bronshtein (più noto nella storia con il nome di Lev Trotzki) rimase impressionato dalle prove di atrocità da parte delle forze serbe e bulgare. Un ufficiale serbo gli disse che le peggiori furono commesse non dall'esercito regolare ma dai paramilitari cetnici:
"Tra di loro vi erano intellettuali, uomini di pensiero, fanatici nazionalisti, ma si trattava di individui isolati. Per il resto erano solo delinquenti, ladri che si erano uniti all'esercito per far bottino".

Ma altre prove persuasero Trotzky che l'uccisione degli albanesi e la distruzione dei loro villaggi fosse il risultato di qualcosa di più dell'iniziativa di qualcuno e concluse che "i Serbi della Vecchia Serbia (il Kosovo)", nel loro sforzo nazionale di correggere i dati delle statistiche etnografiche a loro non molto favorevoli, erano impegnati molto semplicemente nello sterminio sistematico della popolazione musulmana.

Un social-democratico austriaco, Leo Freundlich, raccolse le prove delle atrocità serbe che pubblicò nel 1913 con il titolo Albaniens Golgotha (Il calvario dell'Albania)

Il taglio dei nasi

Non furono pero solo i radicali della sinistra a osservare che c'era qualcosa che non andava in quella "guerra di liberazione". L'inglese Edith Durham era in Montenegro quando i combattimenti ebbero termine in Kosovo, nell'ottobre 1912, e l'addetto militare britannico le chiese di accompagnarlo in visita a Prizren; il viaggio fu però proibito dalle autorità. Come lei ricordò in seguito: "Chiesi ai montenegrini feriti perchè non ero stata autorizzata ad andare nel Kosovo ed essi risero dicendo "Lassù non abbiamo lasciato un Albanese con il naso! Non è un bello spettacolo ...". In seguito visitò un avamposto albanese settentrionale, dove vide i soldati catturati cui erano stati tagliati il naso e il labbro superiore.
A gran parte dei giornalisti stranieri fu proibito di entrare in Kosovo, ma alcune notizie filtrarono: un giornalista danese a Skopje riferì che 5.000 albanesi erano stati uccisi a Pristina dopo la conquista della città, e scrisse che la campagna serba aveva "assunto il carattere di un orrendo massacro della popolazione albanese".

Testimonianze di religiosi cattolici

Alcune informazioni raggiunsero il mondo esterno anche attraverso la Chiesa cattolica: fu da un prete cattolico locale che il "Daily Telegraph" apprese di un massacro a Ferizaj, dove il comandante serbo aveva invitato gli Albanesi a ritornare alle loro case in pace: quelli che lo fecero (300-400 uomini) furono portati fuori e fucilati. Il resoconto più completo e agghiacciante fu quello di Lazer Mjeda, arcivescovo cattolico di Skopje, in una relazione a Roma del 24 gennaio 1913. Scrisse che a Ferizaj solo tre albanesi musulmani di età superiore ai 15 anni erano stati lasciati in vita; la popolazione albanese di Gjilan era stata anch'essa massacrata, nonostante la città si fosse arresa senza combattere e Giacova era stata completamente saccheggiata. Ma il caso peggiore fu Prizren, che, come Gjilan, si era arresa pacificamente:

"...La città sembra il regno della morte. Picchiano alle porte delle case albanesi, portano via gli uomini e sparano loro immediatamente. In pochi giorni il numero degli uomini uccisi ha raggiunto 400. Per quanto riguarda le devastazioni, i saccheggi e gli stupri, non occorre parlarne; d'ora innanzi l'ordine del giorno è: qualunque cosa è permessa contro gli albanesi - non solo permessa, ma voluta e ordinata. E nonostante tutti questi orrori, il comandante militare, Bozo Jankovich, ha obbligato i notabili della città, con la pistola in pugno, a spedire un telegramma di ringraziamenti al re Pietro!"
Nel complesso, l'arcivescovo calcolò che il numero totale di albanesi uccisi in Kosovo a questo punto fosse già di 25.000.
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Di fronte a tanta barbarie il Tucovich concludeva:
" la rivolta popolare delle tribù più primitive è sempre più umana che non la tecnica utilizzata da un esercito di uno stato moderno contro la ribellione popolare. "
"...i popoli strozzati dal fardello militarista, ai quali si racconta la favola che hanno le tasche vuote a causa della "liberazione dei fratelli oppressi", debbono chiedersi: ma per cosa mai si agita la merda sciovinista ?... subito gli rispondono, commossi sino alle lacrime, inventandosi la bugia della "liberazione" dei fratelli. La verità è che tutto ciò la borghesia lo fa solo per consolidare il suo potere, per garantire il suo sfruttamento sul proletariato

" (...) la "Guerra di Liberazione" propugnata dalla borghesia grande serba è solo un inganno."
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ecco una breve panoramica sulla conquista del Kosovo nel 1912 tratta dalla stampa socialista serba e internazionale, dai rapporti di diplomatici e religiosi.
Quella guerra barbarica ha dato il diritto al Regno di Serbia di annettersi il Kosovo.

Dobrica Cosic si appella a quel diritto. E con lui la classe politica serba quasi al completo (comincia però a incrinarsi nella sua unanimità dopo la lezione ricevuta dalla Comunità Internazionale)