il casus belli Racak

Le indagini furono condotte inizialmente da una squadra di medici legali jugoslavi e bielorussi, ai quali si aggiunse poi l'equipe finlandese, giungendo a conclusioni analoghe, mai ufficializzate fino all'aprile del 2000. L'équipe di esperti era incaricata dall'Ue di rispondere a domande decisive sulla identità delle vittime: causa, modalità e ora del decesso, circostanze della morte ed eventuali mutilazioni. Ora nel rapporto finale si concludeva addirittura che l'équipe «non è stata in grado di stabilire che le vittime fossero originarie di Racak», né di ricostruire «la loro posizione sul luogo dell'incidente» e gli eventi intercorsi fino all'esecuzione delle autopsie. Ma i tre esperti finlandesi non si fermano qui e spiegano che sui cadaveri «non esistono tracce di mutilazioni eseguite successivamente» per mano umana. Indicando con meticolosità che sui 40 cadaveri esaminati (5 furono sottratti alle autopsie) erano state ritrovate da una a 20 ferite da arma da fuoco. Solo in un caso erano state rilevate tracce di polvere da sparo, da far sospettare un'esecuzione avvenuta. Eppure il Tribunale dell'Aja, sostenendo la tesi del massacro di civili inermi, pose Racak tra i primi capi di imputazione nell'incriminazione contro Milosevic, emessa nel maggio del 1999, quando l'opinione pubblica mondiale era sconvolta dai crimini degli «effetti collaterli» dei raid della Nato che duravano dal 24 marzo. fonte:http://www.articolo11.org/index.p...amp;task=view&id=9554&Itemid