giardino incolto

La Russia, per sommo dispiacere della mia omonima, non è il principe Vronskij, ne la Serbia è Anna Karenjina che si butta sotto il treno. Semmai, è un allegra Natasha Rostova che segue il suo buono e saggio Piotr, dopo te mporanea infatuazione per il bello, vuoto ed arrogante Bolkonskij. Jasmina Tesanovic si scusa sempre e comunque. A pagamento, naturalmente. Non è mica facile fare di mestiere "la scusatrice". Ci insegna che dobbiamo sempre scusarci, che siamo sempre e comunque noi e solo noi. Quando poi, in Kosovo per esempio, il bataglione tedesco mette le croci gialle sulle case serbe per segnallare l'apartenenza etnica diversa nell'oceano degli uguali, come 60 anni fa segnalavano con la stella di Davide gli altri, ella dice che è colpa nostra. Quelle case vengono bruciate, la gente terrorizzata che giorno dopo giorno va via e consegna i vilaggi etnicamente puri alla magioranza, con tanto di benedizione della KFOR. Si direbbe quasi che è una perfetta calvinista! In questo senso,il paragone con Menghele calzerebbe, secondo il parametro della Tesanovic. Se si sono meritati Menghele, certamente era colpa loro, no? Se i serbi non ci sono più in Kosovo ne in Croazia, in fondo, è solo colpa loro. Importante però è che noi abbiamo lucidato la nostra garconeire come uno specchio. Il giardino non lo abbiamo più, c'è lo hanno rubato. E se lo tengono incolto, senza nessuna intenzione di pulirlo. Ipocrisia? Si, grossa quanto l'universo.