Serbia - Articoli

Panico antrace anche nei Balcani

27/10/2001 -  Anonymous User

La paura per le lettere all'antrace e per possibili attentati terroristici si fa sentire anche nei Balcani.
Vi sono stati molti falsi allarmi per lettere sospette negli scorsi giorni a Belgrado. La prima è stata spedita da un luogo non identificato ad un appartamento privato nel cuore di Belgrado. Hanno poi seguito molte lettere, rivelatesi poi "allo zucchero", ai principali media jugoslavi (Nis local TV5, 18.10).
In Bosnia Erzegovina il panico va quasi di moda. Alcuni cittadini di Banja Luka e della zona hanno ricevuto questi giorni alcune lettere contenenti polvere bianca. "Le analisi hanno mostrato che il materiale contenuto nelle buste non è contaminato con l'antrace, ma materiale pubblicitario della dita farmaceutica Orbiko di Sarajevo" ha affermato Stanimi Stamenkovic, direttore dell'Istituto sanitario di Banja Luka (Nezavisne Novine, 20.10.2001).
Le poste della Republika Srpska hanno smentito di aver trovato qualcosa di sospetto, mentre il direttore delle poste di Sarajevo è sicuro che in tutto questo periodo postbellico le poste della capitale bosniaca non hanno mai trovato nulla di sospetto.
Intanto la Sfor e la Nato dichiarano di aver smantellato, con la collaborazione della polizia locale, un'organizzazione terroristica legata ad al Qaida. Lo ha dichiarato giovedì a Sarajevo Daryl Morrell, portavoce della Sfor (Forza di stabilizzazione della Nato) precisando che ''grazie ad un'eccellente collaborazione con le autorità bosniache riteniamo di aver spezzato i legami esistenti in Bosnia-Erzegovina con la rete di Al Qaida''. Ieri la Sfor aveva annunciato di aver smantellato un'organizzazione di terroristi, ma non aveva fatto alcun collegamento con la rete di Osama bin Laden.
Restano ancora sconosciuti i veri motivi della chiusura, nei giorni scorsi, dell'ambasciata statunitense a Sarajevo e degli uffici di Tuzla e Banja Luka. Le motivazioni addotte dal Dipartimento di Stato americano sono quelle legate ad un atteggiamento precauzionale all'indomani dell'inizio delle ostilità in Afghanistan. Non è stato però specificato se si fosse reagito ad un rischio concreto di attentati organizzati da strutture vicine a Bin Laden ed Al Kaida.
Le autorità bosniache hanno iniziato anche in modo autonomo dalle pressioni internazionali, a prendere provvedimenti contro il terrorismo. Un nuovo ed interessante documento è stato presentato dal Consiglio dei Ministri della BiH. Si tratta di un registro dei cittadini stranieri che entrano nel Paese grazie a voli aerei (cosiddetta landing-card). L'ufficio DGS (dogane statali) ha già intensificato i controlli su tutti gli aeroporti internazionali (non solo quello di Sarajevo). E' in preparazione pure un altro registro. Si tratterebbe dell'elenco di tutti gli stranieri che operano in BiH. Anche l'OHR sta lavorando su una serie di provvedimenti che formino una cornice legale per la lotta al terrorismo (Oslobodjenje, 17.10).


L'autunno caldo dei Balcani

26/10/2001 -  Davide Sighele

Arriva l'inverno ed i Balcani sono in sciopero. Delusioni in Serbia rispetto al nuovo governo, difficoltà in una Bosnia ancora dipendente dagli aiuti internazionali. Uno sguardo sui fatti della settimana.


Per una Serbia delle regioni

25/10/2001 -  Anonymous User

Dalla Sumadija, regione della Serbia centrale, un documento programmatico a favore della regionalizzazione del Paese. Ed intanto ancora caldo il clima politico in Vojvodina.


Federazione Jugoslava: nuova proposta di legge sulle forze armate

24/10/2001 -  Anonymous User

E' stata approvata dal governo federale una nuova proposta di legge sulle forze armate. Scarsa la voce in capitolo della società civile.


Il Presidente dell'Assemblea della Vojvodina: Belgrado si comporta ancora da padrone

17/10/2001 -  Anonymous User

Non appena è venuto a conoscenza della decisione della rete nazionale televisiva pubblica RTS in merito ai direttori della filiale di Novi Sad il Presidente dell'Assemblea della Vojvodina, Nenad Canak, si è recato presso gli studi della Radio Televisione della Vojvodina ed ha platealmente strappato dall'entrata la targa della rete nazionale. Calpestandola ha poi dichiarato che non avrebbe permesso più a Belgrado di calpestare i diritti della Vojvodina.
Su suoi ordini il logo della RTS è stato rimosso da entrambe le reti televisive di Novi Sad. Nenad Canak nello specifico contesta che i direttori editoriali della televisione vengano ancora nominati dall'ufficio centrale della RTS a Belgrado e non dall'Assemblea regionale della Vojvodina. Dopo il cambio di governo, che ha portato alla presidenza della Federazione Kostunica, ci si aspettava infatti che l'autonomia della sede locale di Novi Sad della RTS venisse ristabilita ma invece, secondo le dichiarazioni di Canak "Belgrado si comporta ancora da padrone". I diritti che originalmente spettavano all'Assemblea della Vojvodina, fondatrice della NS TV (Radiotelevisione della Vojvodina), erano stati trasferiti all'Assemblea della Serbia quanto la rete locale era stata integrata nella RTS (rete nazionale). Canak ha di fatto dichiarato che la NS TV non farà più parte della RTS e che sarà compito dell'Assemblea della Vojvodina discutere e decidere sul futuro dell'emittente.
Le reazioni a questa dura presa di posizione, che si inserisce in un ampio dibattito in merito all'autonomia, se non indipendenza, di questa relativamente benestante provincia della Serbia, non si sono fatte attendere.
Zoran Zivkovic, uno tra i leader della coalizione DOS, ha affermato di aver trovato strano che la reazione così significativa di Canak avvenga adesso e non quando è stato nominato il consiglio d'amministrazione della RTS. "Avessero scelto il candidato sostenuto da Canak, ha aggiunto, certamente tutto questo non sarebbe accaduto". Si è poi soffermato sulla questione dell'autonomia della Vojvodina: "La Vojvodina ha pieno diritto nella propria autonomia, cosa che tra l'altro è anche prevista dalla Costituzione. Certo è che questo tipo di comportamento rischia di compromettere e render più difficoltoso il cammino verso l'autonomia sulla quale, in generale, siamo tutti d'accordo" (Glas Javnosti, 11.10).E' meno moderata invece la posizione del Partito Democratico della Serbia (DSS) guidato da Vojislav Kostunica. Secondo il Presidente Federale, Canak si sta comportando come se tentasse i primi passi verso un colpo di Sato. La medesima opinione è ribadita in un comunicato da parte del DSS fatto in seguito alla "rumorosa" entrata di Canak nella sede dell'NS TV ed alle minaccie da parte dello stesso di portare parte della compagnia petrolifera nazionale sotto il diretto controllo dell'amministrazione provinciale della Vojvodina.( B92, 10.10).


Kossovo: i serbi per ora non andranno a votare

17/10/2001 -  Anonymous User

La campagna elettorale per le elezioni generali del 17 novembre è definitivamente iniziata senza però che alcun partito o coalizione che rappresenta la comunità serba abbia ad oggi confermato la propria partecipazione. Questo anche dopo l'inaspettata registrazione per votare di 178,000 serbo-kossovari, avvenimento che aveva fatto ben sperare. Dopo l'insuccesso della Comunità Internazionale nel convincere la componente serba della popolazione a prendere parte alle ultime amministrative molti temevano che il totale fallimento si sarebbe infatti ripetuto. Per ora non è ancora così e la situazione permane statica e nessuno conferma in modo definitivo la propria partecipazione.
Nebojsa Covic, a capo dell'apposita commissione creata dalle autorità serbe per gestire la "questione Kossovo", si è recato questa settimana in Italia dove è stato esortato ancora una volta a fare in modo che la comunità serba del Kossovo prenda parte a queste elezioni. Per rassicurare la autorità serbe sono state anche in quest'occasione ribadite le garanzie delle quali la Comunità Internazionale si farà carico: libertà di movimento, accelerare il ritorno degli sfollati ecc.
Ma la comunità serba rimane del tutto indecisa. In un incontro di protesta a Mitrovica, il segretario dell'espressione locale del DSS di Kostunica, Marko Jasic, davanti ad una folla di 4,000 persone ha dichiarato che "...i serbi non dovrebbero partecipare alle elezioni se per muoversi in Kossovo devono farlo all'interno dei blindati della KFOR e se vengono ancora assassinati per le strade...se parteciperemo perderemo tutto, non partecipando ci rimarrà almeno qualche speranza...". Jaksic ha poi terminato chiedendo ai politici di Belgrado di spendere un po' più tempo in Kossovo in modo da rendersi conto delle terribili condizioni di vita alle quali è costretta la comunità serba (Tanjung, 13.10). Intanto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha esortato, dopo un briefing con i responsabili dell'amministrazione internazionale del Kossovo, i leader albanesi a sostenere gli sforzi per garantire la sicurezza e combattere l'estremismo e gli atti terroristici nei confronti delle minoranze e, come ha affermato l'Ambasciatore irlandese Richard Ryan, ad assumersi "la responsabilità di assicurare delle elezioni pacifiche, democratiche ed inclusive".


Serbia: nuova iniziativa dell'Istituto per la difesa della natura

16/10/2001 -  Anonymous User

L'Istituto per la difesa della natura della Serbia ha presentato ieri, in collaborazione con il suo primo partner in questa iniziativa, Medija centar, l'azione "Eko eho", il cui obiettivo è il perfezionamento dei giornalisti nell'ambito della difesa dell'ambiente. Violeta Orlovic, direttrice dei Servizi per la comunicazione e la formazione dell'Istituto, ha ricordato riguardo a ciò che il prossimo anno l' ONU lo ha dedicato alla difesa delle montagne, allo sviluppo del turismo ecologico e sostenibile, e nel 2002 ricorrono anche i 10 anni dal significativo Summit di Rio de Janeiro. Sia quest'anno che il prossimo sono dedicati alla ricerca e all'attenzione della biodiversità, ossia delle diversità biologiche.
L'azione dovrebbe comprendere il collegamento dei giornalisti che si occupano di ecologia, rinforzare l'informazione dei dipendenti dei media, così come la loro inclusione nei trand mondiali. I laboratori, le presentazioni le discussioni e le visite di studio sono solo uno dei modi con cui i giornalisti possono aumentare le loro conoscenze sull'ecologia.L'Istituto per la difesa della natura ha presentato anche la nuova versione del suo sito internet, che a partire da ora è interattivo, "comunica" con i visitatori, che possono inviare le proprie suggestioni, commenti e testi. Il sito di Natureprotection sarà aggiornato quotidianamente. I temi sui quali si discuterà di più, sperano i tecnici dell'Istituto, saranno la biodiversità, gli eco-diritti e gli eco-criminali, l'economia e l'ecologia, la guerra e l'ambiente e molti altri. Affinché l'azione della formazione sull'ecologia possa riuscire, gli organizzatori si appellano ai potenziali partner e finanziatori.

Vedi anche:

UNEP Post Conflict Assessment Unit

Natureprotection


Serbia: Scioperi all'Università di Nis

16/10/2001 -  Anonymous User

I professori e gli assistenti di tre Facoltà dell'Università di Nis sono da oggi in sciopero. Le motivazioni alla base della protesta sono state annunciate già alcuni giorni fa dal Sindacato Indipendente di Nis che ha denunciato la "situazione contrattuale umiliante" alla quale sono costretti attualmente professori ed assistenti. "E' inaccettabile che gli assistenti universitari percepiscano stipendi inferiori a quelli di professori ed insegnati delle scuole elementari e superiori. E' anche inaccettabile che il rapporto tra il salario di un lavoratore manuale non specializzato ed un professore all'apice della carriera sia di 1: 2,44. Come non è giusto - denuncia il sindacato- che vi siano notevoli diseguaglianze tra il livello salariale di posizioni statali equivalenti". Non certo senza sarcasmo il Prof. Radoslav Dimitrijevic, a capo del Sindacato Indipendente, si chiede se sia equa la disparità tra il loro salario e quello percepito dai parlamentari (700 dinari il primo, 1700 il secondo). "Crede forse qualcuno che il lavoro dei parlamentari sia più pesante di quello dei professori universitari?" ha aggiunto alludendo all'inefficienza del Parlamento serbo.
Anche gli studenti hanno annunciato futuri scioperi insoddisfatti delle risposte negative di molte Facoltà ad alcune loro richieste, tra le quali la diminuzione degli esami obbligatori per l'iscrizione dal primo al secondo anno di studi.
La situazione è quindi attualmente molto confusa all'Università di Nis. Sia professori che studenti contestano a Governo e Parlamento di non essere stati in grado di approvare una nuova legge sull'Università. In Serbia vige ancora quella approvata nel 1998 dal regime di Milosevic che rappresentò la definitiva repressione nei confronti del mondo universitario dissidente.


Studenti serbo-kossovari ritornano in Kossovo

16/10/2001 -  Anonymous User

L'Università di Pristina, spostata nel sud della Serbia dopo la crisi del 1999, verrà trasferita nuovamente in Kossovo. E' stato infatti deciso dal governo serbo che la maggior parte delle Facoltà, a parte quella di Belle Arti che avrà sede a Zvecan, saranno riaperte a Kosovska Mitrovica. Il Governo ha inoltre previsto per chi rifiutasse di continuare i propri studi in Kossovo di poter automaticamente spostarsi in uno degli altri cinque centri universitari del Paese.Alcune agenzie governative hanno già destinato alcuni edifici adeguati a sede della futura Università: per i corsi, per il rettorato e per i dormitori studenteschi.
Le lezioni dovrebbero cominciare nella seconda parte del mese di ottobre ma aleggia molto scetticismo e preoccupazione tra gli studenti, nonostante KFOR ed UNMIK abbiano garantito l'assoluta sicurezza delle locazioni prescelte.
Inoltre le università serbe si sono fino ad ora dimostrate a dir poco riluttanti ad accettare numeri troppo ingenti di studenti provenienti dall'Università di Pristina. Ufficialmente questo è dovuto alle difficoltà, prevalentemente finanziarie, che tutte le università hanno avuto quest'anno ad accogliere un numero accettabile di studenti. Situazione messa ancor' più in crisi dagli studenti provenienti dal Kossovo (in particolare all'Università di Nis).
In via meno ufficiale questa riluttanza è anche da ricercarsi nella scarsa preparazione contestata agli studenti dell'Università di Pristina. Quest'ultima era infatti conosciuta in passato per la corruzione, la mancanza di criteri seri di selezione e per dare rifugio a studenti che non erano stati in grado di terminare i loro studi nelle università di Nis, Belgrado o Novi Sad. Molti ad esempio a Nis temono che l'ammissione di questi studenti potrebbe seriamente danneggiare la qualità dei corsi di studio (Beta, 11.10).


Serbia: educazione ambientale per bambini e adulti

15/10/2001 -  Anonymous User

L'Istituto per la difesa dell'ambiente in Serbia ha fatto la sua sortita allo stand della fiera di Novi Sad, ovvero della Direzione per la difesa e lo sviluppo dell'ambiente. Il direttore dell'Istituto, Radomir Mandic, ha avuto l'occasione di mostrare un certo numero di filmati prodotti da questo Istituto, che dovrebbero contribuire all'educazione di tutti quando è in questione l'ambiente, a prescindere dall'età. Questi filmati sulla bellezza naturale della Serbia, dalla Stara Planina a Golia, così come anche gli effetti dei bombardamenti della NATO sull'ambiente del paese, sono stati mostrati nell'ambito del Festival per l'educazione degli adulti tenutosi su tutto il territorio della Repubblica dall'11 al 13 ottobre. A parte la partecipazione di molti espositori commerciali che trattano prodotti naturali, dai cosmetici ai rimedi medicinali a base di sostanze naturali, alla fiera hanno partecipato anche alcune organizzazioni non governative che si occupano di ecologia, alcuni movimenti ecologisti, ed infine bambini e club ecologisti delle scuole. Sotto lo slogan "Novi Sad come città ecologica", la Direzione novisadese per la difesa dell'ambiente ha organizzato presso il suo punto parecchi eventi interessanti. Come commenta il direttore della Direzione per la difesa dell'ambiente di Novi Sad, Petar Tatic, al quotidiano Danas, della Direzione "è per esempio l'iniziativa di realizzare un sistema informativo sulla difesa dell'ambiente, dove in ogni momento si potrebbero avere le informazioni necessarie. La banca dati sarebbe a disposizione di qualsiasi cittadino che desiderasse consultare qualche informazione, perché è importante che l'intero processo di difesa dell'ambiente divenga pubblico e trasparente". La Direzione ha già pensato di organizzare un catasto di tutti gli inquinamenti dell'ambiente, e per il momento è disponibile una base di dati sull'inquinamento dell'acqua. Secondo quanto afferma Tatic ci sono molti altri ambienti urbani che si interessano alle attività di Novi Sad nel campo della difesa ambientale, perché sembra che possano imparare molto dalla loro esperienza. Inoltre Novi Sad è nota per altre iniziative riguardanti il tema dell'ambiente, dove i bambini sono l'obiettivo principale dei gruppi che si occupano di educazione all'ecologia.

Vedi anche:

Novi Sad


Educational system in Serbia: lack of funding and resistence to reform

12/10/2001 -  Anonymous User

The education system in the Republic of Serbia, which at the moment comprises more than 1.4 million students and about 120, 000 employees (teachers, pedagogues, psychologists, and administrators), faced a lack of funding and general neglect in all its segments during the last decade. The system, however, continued to operate, but at a lower level. The majority of the schools lack an adequate infrastructure and basic teaching equipment. Furthermore, education is not systematically monitored, and the teaching methods are stagnated. Perhaps this is the most dangerous problem and the hardest one to eradicate. Also, with the democratic changes that have occurred and the new reforms that are to be implemented, there has been significant political interference in the educational system. This political interference affected and continues to affect a number of students educated within this system in the last ten years.
The centralised and almost authoritarian approach to education management was reinforced during Slobadan Milosevic's regime through the closing down of various regional education development institutions whose functions were integrated into the Ministry of Education. Such a centralised atmosphere was suffocating to those not in accordance with Milosevic' s nationalistic policy. The previous regime was spreading lies and xenophobia through the textbooks. The use of minority languages in the education of national minorities living in Serbia was affected by this. It is already well known that the previous regime did everything to convince population living in Serbia that the only official language had to be and needed to be the Serbian language.
This kind of attitude towards the languages of the national minorities led to a great reduction in the number of classes taught in Hungarian, Slovakian, etc. For instance, one of the regional laws in Vojvodina in the 1990' s, placed the minimum number of children needed to form a class in the Serbian language at 9, while the minimum for a class or reading lessons in Hungarian was placed at 15.
Serbian Deputy Minister of Education and Sports, Tunde Kovac- Cerovic, states that now we all know that such an attitude towards education in national minority languages was extremely bad during the rule of Slobodan Milosevic.
"However", she further states that, " it is not an issue that needs to be discussed. The thing I find relevant is to say that at that time nothing was good and everything was wrong, and the time is now to see how, and what needs to be changed in order to improve the situation in the Serbian education."
However, another issue arises when discussing the education of national minorities in their own language. At the moment the main issue is what are the children actually learning about? What is taught in the textbooks and what makes up the educational program? For instance, students in the classes taught in Hungarian language, besides being taught in their mother- tongue, do not have the opportunity to learn anything about the elements of their culture. Important things about their history and culture were out the education programme. Instead, they are taught only Serbian history and culture. When commenting on this, Mrs. Tunde Kovac- Cerovic said that the idea of the Ministry of Education and Sports is only the national frame for educational standards to be followed, and that the context of the educational programme is to be controlled by the local levels of authority. "However it is still not in the law", she explained.
" It cannot be arranged as it was during last ten years, that somewhere in some central ministry the decisions are made under a strange circumstances, in which it is prescribed that something must look like this or that. That kind of manipulation will surely be eradicated, but still it is not sanctioned by law", continued Kovac- Cerovic.
Kovac- Cerovic also said that it is best for the education in the languages of the minority groups to be co-ordinated by municipal levels, because they are the best informed about a certain region and the population inhabiting it. Therefore, they can react in a most proper way. "A lot of things are planned to be integrated in the work of autonomy of schools, local communities, municipalities, etc", said Deputy Minister of Education and Sports. In her statement on the issue of the education in the languages of the national minorities, Serbian Deputy minister Tunde Kovac- Cerovic, concluded by saying that at the moment a lot of discussions are being held about what kind of capabilities will Vojvodina have. Among them will probably be the capability to choose educational programme for the minority groups. She also stated that a lot of things controlled by Belgrade at this moment, would be transferred in Vojvodina, in another one of Vojvodina' s institutions, or structures.

Besides the fact that the democratic changes came already about a year ago, the thing is that the Serbian government with all its' mechanisms and structures was formed in February 2001. That is why Tunde Kovac- Cerovic states that the real improvements and changes in the Serbian education system will become visible not before the next school year, 2002/ 03. She explained a changes in educational system to be a long process because a lot of analysing needs to precede any kind of implementation. Also, teachers need to be prepared for the changes. A number of teachers are very good and they are miserably paid. Therefore, there has to be established some sort of better atmosphere in which teachers will start fostering a child centred approach.
When explaining the forthcoming reforms, Tunde Kovac- Cerovic stated the following stages, as being the most important:

1. Democratisation and decentralisation of the system
By this, as Kovac- Cerovic explained, a new approach towards children and their parents, local communities, and economy, etc. is planned. "The school and education will not exist just for people to have a place to work in, or for a state to have someone to control over, but it will be there for a new generations to be informed about everything that Europe has to offer" stressed Kovac- Cerovic.
2. Improvement in the Education Performance and Quality on all its' levels-
Here, as Tunde Kovac- Cerovic explained, the focus would be put on the structure and context of educational programme, and the developing of an efficient system of monitoring the quality of scholastic achievements at national level, which does not exist at the moment. Therefore it is not possible to keep evidences and make comparisons with education systems in other countries in order to constantly improve all its' segments.
"Also, this includes", said Kovac- Cerovic "developing of integrated professional system of teacher education and professional development through modernising pre- service teacher education".
3. The reorganisation of the schooling system in accordance with the need to efficiently contribute to the economic revival of the country,
and also democratic development, and that European integration.

At the end of the interview, Deputy Minister of Education and Sports, Tunde Kovac-Cerovic commented on the situation of the education of the Roma population. She said that it is often a common occurrence, when speaking about the education in the languages of the national minorities living in Serbia, that the question of Roma education is not discussed. "It is almost always excluded", she commented. She stressed the question of the education of the Roma population, living in Serbia, to be a large systematic question. " They are on the fringes of the society in its every segment," she said. Therefore, the attitude of the society towards this population group, and also the attitude of Roma towards education, and many others obstacles need to changed and removed, in order for them to be properly involved and enrol in schools.

Tunde Kovac- Cerovic gave two examples, which describe this problem:
1. The Roma children are faced with the difficulties at the very beginning of their enrolment in schools. Often they are given a test in Serbian language, with which they are not familiar at a such young age. Therefore their scores are extremely poor, and those children are then sent to the special schools for children with some sort of handicap. These schools are then full of Roma children who can not get an adequate education, and the handicapped children are those who suffer as well, as not having enough space for the special care they need.

2. The other example she gave while commenting on the various projects, for instance trying to establish lessons in Roma language, which are accepted by the director of some school are difficult to implement. However when it comes to its' realisation the factor of intolerance and rejection is often present.
At the very end she said that during the last ten years only the work of NGO' s and individual attempts were helping in this problem, and that now it is of great importance that a national strategy on this matter be established.

-The education of the handicapped children
The Head- teacher of the school "Sava Jovanovic- Sirogojno" in Zemun, a school specialised for the handicapped children, commented that the previous ten years were disastrous related to the expert development in the schools and institutions like this one is. "The aid was coming from abroad, but it was only pins of sardines or flour. No literature, no expert co- operation with Europe. Therefore, there was a lot of stagnation in this field", she explained. She said that this school depends on the aid, offered by various humanitarian organisations. Describing this aid as necessary, she explained that children enrolled are usually coming from very poor families and therefore do not have enough money for a minimum of existence such as food, medicines, etc. (not to mention buying of textbooks, and other school material). "Often", she added, " they are not just mentally handicapped, but extremely ill (diabetes, etc)". Last year this school was receiving aid from organisations like the Red Cross, and ISA. However, they are not on their lists for this year. Therefore at the moment, said the Head- teacher, they are preparing new projects for gaining the necessary help for 235 children that are enrolled in the school " Sava Jovanovic- Sirogojno" at the moment.

In Belgrade there are 6 schools, and 5 institutions with internats for handicapped children. One very young teacher in this school expressed her view on the problems with which handicapped children are faced by saying that an acceptance of these children by our surrounding is very poor. She stressed that the surrounding is not informed enough about these children. "There has to be some kind of education of the people about handicapped children", she explained. "The handicapped children", she continued, "are sometimes placed in specialised classes in ordinary schools and in almost all the cases they are branded with names such as: lunatics, specialists, morons, etc". The Head- teacher also said that it is not a rare case that people here, are ashamed of their children having disabilities in their mental development, and that they will do everything that is in their power not to send them to any of the special schools. "I think that a strong media campaign, and additional education needs occur in order to reduce these stereotypes in people's minds. We need to explain to people that if their children are not enrolled in proper schools on time, they will suffer throughout all their lives, and never be able to enjoy a normal life, find a job, gain friends, etc.", concluded the Head- teacher.
Today, before the implementation of the reforms, the subject on religion was put in the school. It provoked loud discussions all over the country, among all the citizens including politicians, intellectuals, parents, etc. Two deputy ministers for education and sport, Dr. Srbijanka Turajlic and Vigor Majic were about to resign. Both of them, they explain, were not initially against this subject, but against the suspicious procedure under which this regulation was adopted. Dr. Srbijanka Turajlic commented that it is bad to integrate such a subject into the schools without previous opinion and expert polls, and other sorts of necessary preparations. Turajlic also said that it is not possible to integrate this subject into the schools, which do not have the books, teachers, or any kind of programme, in less than a two months time. She commented that this is a political move, not an expert one. (NIN, No 2637, July 12) There were some opinions that Serbian Prime Minister, Zoran Djindjic, came to the decision of bringing back the subject on religion in schools, in order to gain the same kind of treatment by the Serbian patriarch Pavle, as one FRY President, Vojislav Kostunica enjoys. In her article for the magazine " Vreme", July 12, No 549, the journalist Slobodanka Ast asks the question: " Whether in the schools we will have for teachers, priests who were themselves involved in the last decade wars on the Balkans"?

At the end the Serbian Minister for education and Sport gave the following solution. Children enrolled in the first year in Primary and Secondary Schools for this school year 2001/02 will have to choose among three options:1. Subject on Religion ( for all the confessional groups: Orthodox, Muslims, Catholics)
2. Subject on the Civil Society3. And not to choose any of the two mentioned if they do not want to.

How this will affect the society and in what ways, will probably be seen not before the end of this school year 2001/02. After the implementation of the reforms, the real evaluation on whether the Serbian education system, damaged by ten years long isolation, poverty, the influx of almost one million refugees that increased pressure on the system, did really improved. Only then it will probably be easier to compare and see, hoping that there will not be anymore school years like 1998/ 99 and 1999/00 during which the number of schools, enrolments, and employees in all educational institutions declined.

- "Sava Jovanovic- Sirogojno", School for Handicapped ChildrenSvetosavska 22
ZemunSRJ
Tel. +381 11 617 355


The educational system of Serbia in these last ten years

12/10/2001 -  Anonymous User

The system of education in Serbia (and in the present and former Yugoslavia as well) has always been something the locals have boasted about. Intended as a perfect blend of technical education necessary for certain job positions (found in the American system of education) and general-purpose subjects to breed real intellectuals (found in most European systems and in the Slavic tradition of education including Russia), Yugoslav education was indeed a source from which the prosperity of the nation and up to a point the country's fine international reputation stemmed. Or at least it was so until the late seventies, when the approaching dissolution of the country meant the imminent disruption of the joint education system, and its steady, but firm deterioration.
The seventies in the former Yugoslavia meant the abandonment of the system of general-purpose secondary schools, known as 'gimnazija' (roughly translatable as 'grammar school'). After the compulsory eight years of elementary school (age 7-14), talented children were no longer allowed entrance to these general education schools, whose primary purpose was to train those children who would undoubtedly enroll into universities upon graduation. The old system had therefore offered children the choice of these schools which opened up the way to the University, or the choice of technical schools which would train craftsmen, workers, accountants or civil servants. However, at least according to the enraged Serbian media at the time, it was upon the advent of the high Communist Party official from Croatia in charge of education, Mr. Stipe Suvar, in the early eighties that the entire system was turned upside down. The new system meant highly specialized secondary schools in all areas. After the first year of secondary education, common to all professions, children were asked to specialize for their desired profession as early as at the age of 15, in the second year of secondary school. Specialization was even narrower in the third and fourth years, which meant practically two or three different, highly specialized programs in each of the hundreds of secondary schools in the country. This lead to mass confusion among children, disappointment when they faced a number of additional examinations if they wanted to change their specialization, and an explosion of textbooks, many of which were to be used just in a couple of schools in the country. Prequalification of teachers was yet another problem, so that many math or technics teachers now had to teach computer science, while Marxist schools alumni were to give courses in the history of philosophy. The entire mess came to an end when Serbia decided to get back to its old (grammar school / technical schools) system in 1989, which turned out to be a good decision in the long run, although back then it was just one of the hard-line early-Milosevic moves to defy the federal authorities, and, especially to sweep away some Croat communists he had been at odds with, Mr. Suvar included.

Another problem of the former Yugoslav federation was the diversity of programs taught in different republics. The only thing in common was the number of years needed to get proper education (8 years primary school, 4 years secondary school, 4-6 years university). All the rest seems to have been different. The first major obstacle was that the country used three official languages (Macedonian, Slovenian and Serbo-Croat), and the last of the three had at least three officially recognized dialects. Both Cyrillic and Latin letter systems were allowed. Programs in social science and humanities were made up in such a way as to favour the particular majority nation in the area, albeit always in accordance with the prevalent communist ideology. However, even those general subjects, such as mathematics, physics or foreign languages, were taught according to different programs, since this was the jurisdiction of the Republic Ministries of Education and Federal Government had little or no influence on program making. This was a real nightmare for those children often moving house throughout the country (this turned out mainly to be kids of Yugoslav army officers). Some of them, today middle-aged persons, still claim this diversity meant they constantly had to adjust to new systems, so they believe their education had major flaws, some of which are still felt in their lives.
And then came the nineties. Nobody really knows the exact date when the former country broke apart, although the obvious period to look into was between June 1990 (when Croatia and Slovenia declared independence) and April 1992 (when Serbia and Montenegro formed the Federal Republic of Yugoslavia). The runaway republics had already adapted their programs to the changing conditions, and it turned out only Serbia and Montenegro were left with the entire burden of the former country, which included education. This lead to some funny situations, especially in the beginning. In the middle of the war in Croatia, history books still read of "brotherhood and unity of the Yugoslav peoples and national minorities", and long after multi-party system was established in Serbia, the same books still spoke of the "development of self-management and socialist democracy without numerous political parties, since that would not be suitable for our political system." Geography textbooks were changed instantly, in classes, since the country was now considerably smaller than before, and this meant that all the data was changed, including the info on the highest mountain, biggest lake, northernmost point etc. In practice, this meant that geography teachers used markers to lay out the borders of the new country, and thus adapt the big school maps carrying the proud title "Socialist Federal Republic of Yugoslavia". History teachers, themselves taught that, for example, Chetniks (remnants of Serbian Royal Army in World War Two, who fought Germans and Tito's Partisans) were butchers, counter-revolutionaries and traitors, now had to find a new framework to operate in, and most of them instantly moved from communism to stern nationalism (which meant - do not mention Croatia or Slovenia, in any positive context, in your tests, or else your grade might become considerably lower).

Wars were under way, the country was becoming poorer and poorer, and school programs changed little, if any. This brought about disillusionment in children, popular mockery of textbooks (with teachers blushing and not knowing what to do). Numerous strikes, demonstrations and rallies in the country had their effect on high school kids as well, so playing truant (often collectively) became one of the most popular school activities. Not a single opposition rally passed without avid (though unwanted) support of high school students. Many new-age millionaires still sent their kids to schools, which meant young upstarts openly mocking their impoverished teachers in classes, which soon opened up the way to corruption. This meant the decrease of criteria, with many semi-educated, or sometimes almost technically illiterate teenagers coming to universities. And universities have remained poor, as well. The former regime had a motto: "Send them to university in order to keep them off the streets". This resulted in thousands studying all over the country, with the government's regular decision to extend the list of admissions after entrance exams every year (the ratio was usually 1:4, meaning - if your department admits 50 students regularly, the government will make you admit at least 200). The consequence was the enormous number of students (sometimes with no classrooms to put them up), many of whom had about as much knowledge as to enroll in 6th or 7th grade of the primary school. Criteria for passing exams were decreased again, since the pressure to let them enroll into the next year of the studies came both from the Government ("always keep them off the streets! no need for demonstrators!") and from the parents who were unwilling (and often unable) to pay any additional years of their kids' studies. The peak of the mess came after the University Law of 1998 was passed in the Serbian Parliament. In practice, it made the Government the prime and ultimate controller of the University. After this act, Serbian universities were banned from all European High Education associations, and it was obvious the end could not be far away.
After October 2000, and the revolution in Yugoslavia, it has been obvious that any true reform must start with education. The Ministry of Education has had enough problems only with students from Kosovo (for political reasons, the University of Pristina is still active, though displaced in numerous smaller towns in south Serbia, but the oncoming school year opens up the way to many unanswered questions, especially those of security). In addition, the new school year means considerably smaller numbers of students, and higher fees for their education (though unpopular, this seems to be a necessary step, since Serbia cannot do with the alarming numbers of highly-trained 'experts' with university diplomas and virtually no vacancies). As for primary and secondary schools, programs have been revised again - the new 8th grade history, covering the period 1915-present, mentions the events of the last ten years in 3 pages only, without a single name printed (Milosevic included). Primary and secondary school kids have another subject to cover this year - they may choose between 'Religious Education', a highly controversial compromise by the government to the Serbian Orthodox Church, and 'Civic Education', a kind of study of human rights and institutions of modern civic society. Religious education, here known as 'veronauka' (literally, the 'science of faith') will be taught by priests of one of the five most widespread religions in the country (according to the children's' and parents' preference). Arguments for this subject are 'return to our roots and tradition which would have saved us all the harms of the previous 50 years'. Arguments against are obsoleteness, contrariness to the scientific frame of mind otherwise favoured in schools, and the possible discrimination to atheists and members of smaller religious groups. What will turn out of the latest attempt of politicians' poking into Serbian education, remains to be seen.

In general, however, things seem to be looking up. Whether the Serbian education will return to its roots, or it will follow the footsteps of the developed EU countries, it is certain that in charge of it today are some people far more tolerant, rational and responsible than those who covered the entire former country with blood in the previous decades.


IDPs nel sud della Serbia

11/10/2001 -  Anonymous User

The outcome of the conflict over Kosovo reversed the flood of refugees in the opposite direction. The horror the international public felt over the scale of the exodus of Kosovo Albanians and the relief generally felt upon the return of most of them to Kosovo left little room for sympathy for those who had to leave Kosovo after the Albanians returned. These people, generally termed non-Albanians, in practice mostly Serbs and Romany started leaving Kosovo as soon as the war ended. Although they have been advised to stay and promised protection by KFOR and UNMIK, the fact that (apart from some places in northern Kosovo such as the town of Mitrovica), they had to live in virtual ghettos, made many choose departure. The statistics justify this decision. Upon KFOR's arrival, in the period June 1999 - December 2000 at least 932 non-Albanians were found missing or proven kidnapped. In the year 2000 alone in Prizren 121 non-Albanians were missing; in Gnjilane 120 persons; in Pristina, the figure is 142.(1) Importantly, and unlike in the villages, Serbian violence against the Albanians was minimal in these bigger towns. Therefore the kidnappings do not seem to be the righteous revenge of the victims; rather, they are a part of a planned intimidating action with the single message: "Leave!"
Those Serbs who have left are not termed refugees but 'internally displaced persons'. But their fate is equal to or worse than the fate of those coming from Bosnia or Croatia. According to UNHCR there is a total of 211,300 registered IDPs (the Serbian authorities claim about 50% more, other humanitarian organizations mention the number of 230,000), out of which 60,000 are Roma(2), whereas the rest are mostly Serbs. This totals to more than 700,000 refugees and IDPs altogether, which makes Serbia a host to the most refugees in Europe. The urgent requirements for IDPs for this year only are over $20 million.

The city of Nis, which hosted a moderate number of refugees from Bosnia and Croatia (much fewer than Belgrade or Novi Sad) is now virtually flooded with people from Kosovo. A casual look at licence plates on cars during the rush hours shows a substantial presence of vehicles from Kosovo. The cars with plates from Pristina, Gnjilane, or Prizren themselves differ - from new Audis to battered old Yugos. And here the story of the different conditions of the IDPs begins.
The total figures for IDPs show that around 50% of the refugees have their own accommodation or live in rented flats (96,801 of the registered IDPs)(3) . In more precise numbers, according to a recent survey "most of IDP families in Serbia (37%) live in rented accommodation, 31,5% in collective centres, 24% with friends and relatives and 6,4% at home" (4). Among them, a minor proportion is very rich. The richer ones had fewer problems accommodating. These people have sold their property in Kosovo at very high prices to the Albanians, and now they live in Serbia as members of the upper class. A glance through the window as this text is being written reveals a Golf 4 and an Audi A8 with the licence plates 'Pristina'. The family also owns a comfortable five-room flat. Such examples, though relatively rare, breed contempt in many locals. This is especially so given that most of the richer newcomers were avid supporters of Milosevic's policy and senior officials of his party in Kosovo. The same policy and the same party that initially caused all the trouble. Once the trouble began - they fled, with the money. And, to make the situation worse, they retained the excessive pride of being Milosevic supporters and they still boast about it on the street.

The rest of the group living on their own are the former Kosovo Serb middle class. These people live in rented flats, and try to make ends meet every month. Their situation is not desperate - since most younger ones have found jobs here and they at least have something to eat: about 61% of Serbian IDPs work in state firms and they are on a payroll: the explanation is easy - most of them used to work in state firms in Kosovo, and upon their arrival to Serbia proper they remained officially employed. But they hardly get any pay cheques in reality, so they try to manage themselves. Nobody knows their exact number since they are reluctant to register as IDPs. But their real problem is how to fit in the new environment. They stick together, as if in clans, and they seldom mix up with the locals. The locals, on the other hand, are also reluctant to remain friends with their compatriots from the south. In downtown Nis, the once immensely popular café known as 'The Pyramid' is now rented by Serbs from Kosovo. Hardly any local ever visits the place anymore. Even more so after a recent shooting incident involving gangs formerly based at Pristina, now stationed in Nis. Distrust at the Kosovo Serbs is all-present, as they are widely (and often unfairly) seen as stern Milosevic supporters who thus contributed to the entire poverty that befell the country. Nobody seems to care - neither the international community nor their own people.
The worst is, naturally, in the camps. Most of them are located on the ends of the roads, in deserted hostels, schools and gyms, far away from the eyes of the local population. Even those nearer big cities are still quite distant from the eyes of the locals. On the outskirts of Avala mountain, near Belgrade, there is an old mountaineers' rest home turned into a camp. Its capacity is 40, but 150 people with 57 children from the Kosovo village of Suva Reka use it as a shelter. In the beginning, they were often visited by members of the Serbian Orthodox Church, Serbian Refugee Committee, even by politicians. Now, hardly anyone comes. Each of them gets a quarter of a loaf of bread and a cooked meal for lunch. For anything more, such as social aid and employment opportunity, they have to manage themselves.(5) Near Kraljevo, about 300 people were put up in an elementary school last summer, only to be literally thrown out in September, since they angered the local parents who wanted the building to be used for its intended purpose.(6) Some good ideas come from international organizations. In Kragujevac, for example, ACT (Action by Churches Together) put up greenhouses near a collective centre. They have been tilled by IDPs, and the deal was that those who worked could retain 50% of the income (about $50 a month, which is close to the average monthly salary in Serbia), whereas 50% was used to provide food to the rest of the IDPs in the camp.

In south Serbia, IDPs are sometimes settled in the places already occupied by Bosnia and Croatia refugees, provided there is some room left. Such is the case in Nis, where some are put up in old hotels 'Park' and 'Serbia'. There are also new facilities, occupied exclusively by IDPs, such as 'Sport centre' Vranje, motel 'Atina' Leskovac, motel 'Spring' Bujanovac, The New Kindergarten Bujanovac, Collective Council Zitoradja etc. When these were filled up, the newcomers were put up even in some battered roadside barracks, which had once been temporary facilities for the workers on the roads.
The condition of these people is a bit different from those from Croatia or Bosnia. On one hand, they are not technically refugees, and their original and present locations are formally in the same country. Therefore, for purely political reasons, they are treated as if they were just about to get back to Kosovo any moment, so they are denied even the right to another employment, the right 'real' refugees have.(7) As for social aid, it is practically nonexistent. Those in collective centres get poor meals daily (provided by Serbian Refugee Committee, financed by foreign NGOs), whereas those living in private arrangements get humanitarian packages monthly. The criteria for getting these have been drastically changed lately, so that today only those younger than 18 or older than 60, as well as those with the proof of disability may continue receiving those packages. The brighter side of the story of IDPs from Kosovo, especially ethnic Serbs, is their overall vitality and ability to self-organize. Contrary to, for example, many Croatia refugees in collective centres, some of whom have not stepped on the urban territory for 5 years, ex-Kosovo Serbs are well organized, loud and determined to fight for their rights. They have many associations, and they organize joint actions, especially when negotiating with the Government or foreign NGOs. Such is the Association for the Search for Missing and Kidnapped Persons from Kosovo, based in Nis.

There are many NGOs dealing with IDPs in south Serbia. The programmes are usually those of integration, such as the current ICS project (52% of ICS' funds are aimed at refugees, and 48% at IDPs). These projects are further divided into psychosocial ones, and 'economic' ones. The former deal with mental recuperation and workshop-based activities for young people, whereas the latter offer small loans for starting up business (some pilot programs currently offer small loans amounting to 1.000 DEM)(8). The Danish Refugee Council (DRC) is currently offering the 'quick impact' programme. IDPs are offered 10 chickens per family so that they could start up small poultry farms. There are too many interested, so this offer is limited to families with more than 6 members. For those intending to stay, COOPI (Cooperazione Internazionale) is offering building material. The deal is as follows: the host gets free material to finish his or her house, on condition he or she is willing to host an IDP family in the house for the next two years. This is similar to what International Rescue Committee from USA has been doing all these years. Many are apparently interested.
As for repatriation programmes, there are virtually none as yet. The rumour is that from September onwards, International Relief and Development (IRD) from USA will start 'go and see visits' similar to what UNHCR has done in Croatia lately. The idea is that IDPs should be allowed free trips to their places of origin, where they will be able to see for themselves what condition their homes are in. Some might decide to stay. However, having the overall situation in Kosovo in mind, this is still more fiction than reality.

Obviously, the condition of internally displaced persons in Serbia is not pleasant. They are neglected by their Government for political reasons, they are often scorned by their compatriots for their defiance and excessive pride, they are hated to death by Kosovo Albanians, and they seem to be at the end of UNMIK's and KFOR's priorities. For the time being, all they have is their own wit and some help of international relief organizations. We can only hope this will change soon.


Note:

1 The figures are given courtesy of Fund for Humanitarian Law, Belgrade. Complete listings with personal information are available on request.
2 According to Mr. Dejan Markovic, the Union of Roma Students, for the year 2000.
3 Figures courtesy of ICS Nis.
4 Source: International Federation of Red Cross and Red Crescent, Serbia section.
5 Data taken from the authoritative weekly "Nin".
6 Data from CNN, September 2000.
7 Swiss Agency for Development and Cooperation has recently published a booklet advising refugees and IDPs of their rights, with specific reference to the right to employment. Available on request.
8 Courtesy of Tamara, ICS Nis.


Gli impatti ambientali delle attività umanitarie: alcuni punti di riferimento

11/10/2001 -  Anonymous User

Per la prima volta nella storia di un conflitto bellico dopo la guerra del Kossovo è stato richiesto al Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) di realizzare una valutazione degli impatti ambientali delle azioni militari. A cura di Massimo De Marchi.


RFY: 5 ottobre, un anno dopo

05/10/2001 -  Luka Zanoni

La Serbia ad un anno dalla caduta del regime di Slobodan Milošević. La situazione economica, la politica del nuovo corso e lo shock della transizione. Nostra analisi


FRY: cala la popolarità di Kostunica, sale la paura del potere

04/10/2001 -  Anonymous User

Se oggi stesso tutti i partiti della Serbia andassero alle elezioni vincerebbe la DOS e Vojislav Kostunica sarebbe ancora il presidente, ma vincerebbe drasticamente meno rispetto al 24 settembre 2000, e i cittadini serbi voterebbero in questo momento con una grande paura del potere. Questi, in breve, sono i risultati della ricerca condotta dall'agenzia di Novi Sad "Scan"che sono stati presentati mercoledì, dalla sua direttrice Milka Puzigaca, all'Istituto per la filosofia e la teoria sociale. La ricerca comparativa sui cambiamenti dell'opinione pubblica nelle città di Nis e novi Sad è stata condotta nel periodo compreso tra agosto 2000 e la metà di settembre di quest'anno. Su un campione di 1.200 intervistati, l'agenzia "Scan" è giunta ai risultati che possono dare una risposta alla domanda circa il gradimento del nuovo potere un anno dopo i cambiamenti in Serbia, e alla luce delle divisioni all'interno della coalizione di governo.
Come sostiene Puzigaca "se il Partito democratico della Serbia (DSS) uscisse dal potere, la DOS prenderebbe il 39 percento, mentre il Partito Democratico della Serbia il 22 percento di voti. Dopo le elezioni, la popolarità di Kostunica è improvvisamente aumentata, a dicembre era praticamente senza concorrenti, ma in questo momento la sua caduta è piuttosto netta, a dicembre aveva il 58 percento, mentre oggi è caduto al 31 percento". Puzigaca richiama inoltre l'attenzione sul ritorno della paura del potere. "Per questi undici anni non ricordo che in un così breve periodo abbiamo riscontrato un improvviso aumento della paura, e non ci sono state guerre. Questa paura indica che i cittadini iniziano di nuovo a non sentirsi sicuri e i cittadini stessi riconoscono la divisone nella coalizione di governo". Secondo le sue parole, l'agenzia "Scan" ha notato anche l'aumento delle paure sociali, come lo sono le paure dell'inflazione, delle agitazioni sociali, dei licenziamenti dei lavoratori così come un aumento della paura delle privatizzazioni.


Serbia: discriminazioni contro i Rom

02/10/2001 -  Anonymous User

Una trentina circa di Rom, dopo essere stati buttati fuori dalle loro abitazioni in via Zimonjic, hanno vissuto negli ultimi tre mesi in uno dei parchi di Kostunjak (un quartiere di Belgrado). Queste persone stanno vivendo senza alcuna delle normali condizioni di vita quotidiana.
La municipalità di questa parte della città ha ordinato loro di lasciare anche questo luogo entro il 1 di ottobre. Goran Stojkovic, membro di una di queste famiglie, ha detto che non hanno ricevuto alcun tipo di aiuto, aggiungendo che l'unica organizzazione che si occupa dei loro problemi è l'Humanitarian Law Center, che si è appellata alle autorità affinché facciano qualcosa, ma che comunque, da esse, non ha ricevuto alcun riscontro.
Tanja Pavlovic-Krizanic dell'Humanitarian Law Center ha ribadito l'importanza di trovare dei fondi appropriati per queste persone, in modo che vengano sistemate adeguatamente, e ha aggiunto che l'inverno è alle porte e queste persone e i loro bambini non dispongono di vestiti adeguati.
Sempre questa organizzazione non governativa di Belgrado, ha richiesto, nei giorni scorsi, al ministro della polizia l'identificazione immediata di due poliziotti di Novi Sad, che sono responsabili per le percosse fisiche inflitte a E. M. (14 anni) e ai sui amici, due giovani Rom.
L'Humanitarian Law Center dichiara che i due poliziotti sabato scorso appena dopo la mezzanotte hanno percosso tre giovani Rom, senza motivo e senza che ci fosse da parte dei ragazzi alcuna provocazione.
L'Humanitarian Law Center si anche appellata alla polizia affinché svolga correttamente le indagini, in particolar modo nei casi in cui le vittime delle torture della polizia sono bambini.


Serbia: questioni consolari

02/10/2001 -  Anonymous User

Il Governo della Federazione di Jugoslavia ha preso la decisione di chiudere temporaneamente 13 ambasciate jugoslave: a Caracas, Santiago, Beirut, Dar El-Salaam, Lusaka, Nairobi, Accra, Conakry, Tashkent, Pyongyang, Yangon, Hanoi e Harare. Questa mossa mostra l'orientamento del governo e la precedente decisione circa la razionalizzazione delle missioni diplomatiche e consolari, ha riferito il segretariato federale. Ciò non significa degradare il livello delle relazioni diplomatiche con i paesi menzionati, che si rifletterebbe attraverso le ambasciate della FRY negli stati più vicini.
Mentre l'ambasciatore degli Stati Uniti in Jugoslavia ha ufficialmente riaperto il 28 settembre scorso la sezione consolare della ambasciata american, che era stata chiusa all'inizio dei bombardamenti della NATO.
William Montgomery ha dichiarato, durante la cerimonia di apertura, che i cittadini della Jugoslavia non saranno costretti a viaggiare a Budapest per ottenere il visto per gli USA. Quell'ambasciata, secondo le affermazioni di Montgomery, ha rilasciato dal marzo 1999, circa 20.000 visti ai cittadini della Jugoslavia.
Alla domanda se i recenti attacchi agli USA potrebbero creare dei problemi per chi richiede il visto, Montgomery ha risposto che verranno applicati i criteri standard, ed ha aggiunto che l'America, naturalmente, terrà presente le adeguate misure di sicurezza.


Serbia: tavola rotonda sull'uso dell'uranio impoverito

02/10/2001 - 

Sì è svolta in Serbia una tavola rotonda di discussione sull'analisi dei rischi legati all'esposizione all'uranio impoverito. L'incontro è stato organizzato dal Centro clinico Vinca di Belgrado


L'integrazione europea vista dalla Serbia

01/10/2001 -  Anonymous User

Though, in principle, the decision to the dilemma seems quite obvious, since staying out of where all the rest are heading is equal to political suicide and economic disaster, there are still dissenting voices in the country. The recent open clash with most western governments over Kosovo has made some of the population additionally xenophobic. One cannot expect majority of people to get too inspired with the idea of democracy and values common to major western powers (most of which are European) after experiencing cruise missiles and smart bombs as heralds of the very democracy. In view of that fact, an average Serb can be even described as pretty tolerant: here one should remember the words of the American ambassador to Belgrade, Mr. William Montgomery, who recently stated he never actually believed an American would be able to freely walk in the streets of Belgrade so soon after the bombings ended. Since Americans top the list of villains in the eyes of the common folk, then Europeans are in a still better situation. No European, even a German, traditionally (and sometimes unfairly) seen as a long-time enemy of the Serbs, has had any particular problems with the citizens of Serbia, even those most radical ones.

Opinion Polls

Asked whether they believe integrating into Europe would be the best solution for the country, a majority of those taking part in the polls have said yes (the figures reached 91% according to the Markplan marketing agency). However, when asked which country Serbia should turn to as a long-term ally, dissenting voices could be heard. Most elderly people and former regime supporters would pin point Russia, although historians often remind the population here that Russia's affinity to Serbia has long been just a tempting myth of Slavic unity and that this country has never actually sided with Serbs when it was needed most. Out of the EU countries, France is often described as "the biggest disappointment" due to its very active support of the hardline policy against Serbia in the years behind us. As already mentioned, Germany is traditionally seen as an "occupational" force, and its recent active role in support of Slovenia's and then Croatia's independence is also often pointed out. However, some (a minority) believe cooperation with Germany has always been historically productive, and there is a number of intellectuals and, especially businessmen, led by prime minister Djindjic, who have been working on close ties with this country. Italy is seen as much more tolerant of Serbian mischiefs in the previous years, but it is also not considered very influential in key decision making. Finally, smaller EU countries, such as Greece or Portugal are perceived by the population as very friendly, but with no influence whatsoever on major issues in the EU. As for the 'Balkanite integrations', that is the idea that there should be a 'Balkan union' first which would then collectively be integrated into EU one day, most Serbs are skeptical. Apart from the elderly again, who incorrectly view this as a revival of the idea of the former Yugoslavia, most people are wary. Although the common answer on the street is that "no Croat or Slovene would ever agree to any kind of reunion" it seems that this is only a pretext which hides the Serbs' equal reluctance to reunite, even only economically. Economic interests are, however, dominant and there have been numerous visits by businessmen from the neighbouring countries (Croatia included) and initial contacts have been made so far in order to make Balkans a "customs free zone". Not much, but, knowing the situation, a good start.

Parties' Opinions

When asked when they believe Serbia (or Yugoslavia if it remains united) would enter the EU the answers in a last year's poll ranged from optimistic (5-7 years, around 20% of the subjects), through reasonable (about 10 years, 47%) to pessimistic (at least 20 years or more, 33%). Since this research is a bit outdated, it would be fair to connect today's support of the parties and coalitions on the Serbian political scene with the voters' view of European integrations. Socialist Party of the former president Milosevic is said to be supported by around 10% of the voters today. Alongside this party, today's opposition also comprises the hardline Serbian Radicals and the uninfluential Yugoslav Left. Together, they are supported by 16% of the population, most of whom share their well-known views of Serbian foreign policy, described as "cooperation - yes, surrender - no", which implies the notorious North-Korea-like fear of world conspiracy, stern anti-Americanism and the appeal for sovereignty in the 19th century sense of the term.
The results of such a policy are well known, so, luckily, most Serbian voters today see the future of their country in Europe, rather than in Russia, China or India. Among these, around 30% support Democratic Party of Serbia of president Kostunica. This party is seen as moderately nationalistic, and it seems this attitude is still dominant in most Serbs. Its foreign policy program reads "... Serbia must fight for its national and state interests with no confrontation with the world, but without accepting unnecessary concessions which would hinder its national and state interests..." This could be seen as a rigid view, although not hardline - at least open confrontation is to be avoided. But, since DSS's program defines Serbia as a national state, too obvious inclination towards the EU is not to be found in their policy. Democratic party of prime minister Djindjic and its allies in the ruling DOS coalition are today supported by around 15% of the voters (although their real influence in the country is crucial, which is the source of wrangles in DOS every now and then). They are clearly in favour of a new Serbia within the EU: "... The Democratic Party sees the future of the Serbian people and all the citizens of our country only in the European integrations...", its program says. By this they mean economic integration primarily, and this is what younger and more educated Serbian voters favour. Finally, within DOS coalition there are even more radical supporters of this tendency, lead by the Movement for Democratic Serbia, whose president is a former Yugoslav Army general, who believe Serbia should enter Partnership for Peace as soon as possible (incidentally, the Federal Government last days decided to consider applying for this program). In addition, the New Democracy party, a centrist one lead by police minister Dusan Mihajlovic has more than once insisted that Serbia should enter NATO outright - the sooner the better. But this kind of hurry is not seen as either commendable (having in mind the most recent history) or rational (knowing that any country cannot enter NATO just because it wants to right away).

NGOs' Opinions

NGOs in Serbia work on the idea of European integrations as well. Although projects directly aimed at launching Serbia into the EU very soon are practically nonexistent, it would be fair to notice that, in a more general way, the long term goal of all NGO activities in the country today is to make Serbian civil institutions live up to the European standards, and therefore, make the country capable of joining the integrations in the near future. Solving refugee problems, integrating them into the new environment, working on human rights issues (including ethnic minorities, but also women, children, the disabled etc.), organizing schools for democracy and workshops cherishing tolerance - all these activities help the country develop standards long respected in the democratic world.
There are some programs, however, which can more directly be seen as aiming at the integration process. The Committee for Civic Initiative in Nis, an NGO gathering University professors and assistants in humanistic sciences, has launched a couple of projects in this direction. The approach is by definition piecemeal. The program School for Democracy, organized in cooperation with Fund for Open Society, consisted of a series of 52 lectures whose purpose was to introduce basic concepts of a democratic society to the population. 'Politics from A to Z' was a project whose aim was to give basic training to young political party members from the local boards. They were taught dialogue conducting, rhetoric, basic logic and specialized English. A similar project is pending in which young journalists from numerous local TV and radio stations should be trained in the view of changing conditions in society. Modern politicians and journalists are perhaps a key to a near future in which public activities will be conducted in the democratic spirit, and in accordance with the principles and values of the European Union.
However, the most important project currently planned is the School of Social Sciences, where in cooperation with the Faculty of Philosophy in Nis a specific kind of studies, primarily aimed at social science postgraduates, would be introduced. It would comprise compulsory courses in societies in transition (privatisation, reform, political parties, trade unions, civic society, social policy) and multiculturalism (culture, multiculturalism, interculturalism, models of cultural policy in the CEE countries) and some optional courses in the realm of human rights. The idea is that the serious education of young people in the area of values mostly cherished in Europe today would in the long run help the entire country live up to the standards imposed by the EU and thus be accepted one day as a full-fledged member of the European community of nations. This project is still in need of funders.
It seems, finally, that the tendency to develop Serbia in such a way as to make it closer to the European integrations is obvious. It also seems there is a general agreement in the population that this is necessary. However, how this will be done, and how much time and hard work it will take, is still not quite clear.


FRY: la prima conferenza sulla ricostruzione ecologica della Jugoslavia

28/09/2001 -  Anonymous User

Ieri a Belgrado si è aperta la prima conferenza internazionale di quattro giorni sulla ricostruzione ecologica della Jugoslavia, denominata ENRY 2001. Come informa il quotidiano belgradese Danas, circa 500 partecipanti hanno considerato le conseguenze dei bombardamenti della NATO e le sanzioni che li hanno preceduti sull'ambiente della Jugoslavia , la questione principale ha riguardato l'impiego dell'uranio impoverito usato nelle munizioni, ed anche i problemi della sanità del cibo e dell'acqua, così come anche la possibilità della ricostruzione ecologica e del "risanamento" dei luoghi colpiti. Il premier serbo Zoran Djindjic, salutando i presenti, ha sottolineato che le istituzioni competenti lavorano alla ricostruzione dell'economia e alla preparazione di nuove normative che sistematicamente regoleranno il problema dell'inquinamento. "Benché non siamo vicini alla realizzazione di tutti i compiti ecologici, con questa conferenza saranno create le cornici per la loro attuazione" ha confermato Djindjic.Secondo le parole del presidente del governo la campagna ecologica in corso è legata a nuovi corsi economici, e il primo passo concreto sarà la creazione del nuovo ministero per le risorse naturali e per la protezione dell'ambiente. Questo ministero avrà competenze nella protezione delle risorse più importanti come l'acqua, l'aria e il suolo. Djindjic ha sottolineato inoltre come questo governo sia il primo in cinquant'anni ad avere una attiva politica ecologica.
Srdjan Popovic, consigliere del primo ministro per le questioni ecologiche, ha presentato la ricerca sull'ambiente che è stata approvata dal governo, ma ha espresso il desiderio che essa venga aggiornata e modificata secondo le conclusioni di questa conferenza.
I patroni d'onore della conferenza ENRY 2001 sono il patriarca Pavle e il presidente della FRY Vojislav Kostunica. Alla conferenza era presente anche la principessa Karadjordjevic, presidentessa d'onore, che è anche patrona della gara degli studenti sul tema "I giovani e l'ambiente". Fra gli altri hanno parlato i ministri Dragan Domazet e Branislav Lecic, così come anche l'ambasciatore della Svizzera in Jugoslavia. Iniziatori della conferenza sono state le professoresse Tatjana Jevremovic dell'università americana Poordew e la professoressa Jasmina Vujic dell'Università di Berkeley.


Serbia e Montenegro: un dialogo difficile

20/09/2001 -  Luka Zanoni

Da un episodio recente, sulla base delle opinioni di alcune fonti giornalistiche Luka Zanoni fa il punto sul difficile rapporto tra Serbia e Montenegro.


Rapporti Croazia-FRY

18/09/2001 -  Anonymous User

Il ministro degli esteri croato, Tonino Picula, ha dichiarato che giunto il tempo che venga nominato l'ambasciatore croato nella FRY, a Belgrado. Picula ha espresso la sua credenza che la FRY farà la stessa cosa.Ad ogni modo ha commentato le relazioni tra la Croazia e la FRY, dicendo che non saranno semplici comunque. "Il problema di nominare l'ambasciatore non è certo l'unico problema esistente tra i due paesi, penso che abbiamo un'intera serie lista di problemi che attendono la sluzione, e su ciò dobbiamo lavorarci" ha ribadito Picula.
Nel frattempo secondo quanto scrive il quotidiano di Zagabria, Vjesnik, il presidente del Forum democratico serbo, Obrad Ivanovic, ha annunciato il ritorno di un certo numero di serbi nel territorio compreso da 16 contee della Slavonia Occidentale, si parlerebbe di 5.150 persone. Tuttavia questo numero rappresenta solo il 10% dei cittadini che lasciarono la Croazia dopo l'azione armata denominata "Bljesak", nel maggio 1995.
Attualmente il numero di queste persone che sono in attesa di riavere le proprietà è di circa 1400, mentre quelli che stanno aspettando ancora le riparazioni necessarie delle proprie abitazioni è di circa 5.000.


American Tragedy - Impact on Serbia

18/09/2001 -  Mihailo Antović Nis

The horrendous terrorist attacks in the USA have made their impact on the situation in Serbia, as well.
- There has been no information so far on any panic among American citizens or overt fear for the American objects on the Serbian territory. There was a meeting of the highest Yugoslav officials Tuesday evening local time, after which Federal Interior Minister Zoran Zivkovic stated Yugoslav authorities were on a state of alert, and additional security forces would start protecting the American Embassy and all the American officials in Yugoslavia immediately. Precaution measures included private objects of American citizens currently in Yugoslavia, and embassies of other Western countries, as well. In Kosovo, too, American citizens and especially soldiers have been warned of possible terrorist attacks, and most have been ordered to return to secure locations, including bases such as Bondsteel. Yugoslav Deputy Ambassador to the US, Ivan Zivkovic, stated that, according to his information, no Yugoslav citizens or officials currently in the US had been hurt in the attacks. He also said the Embassy issued an official warning to Yugoslav citizens to avoid any federal buildings in the American capital for fear of new attacks. Zivkovic confirmed many Yugoslavs from the United States had called the Embassy to express their disgust at the event.

The local reactions are, however, mixed. Politicians, including president Kostunica and Serbian prime minister Djindjic were unanimous in condemning the act of violence and offering words of comfort to the American people. Premier Djindjic also warned of the "alarming globalization of conflicts, in which events in distant countries, such as the Middle East, can bring about disaster practically in any part of the world in no time." Yugoslav Foreign Minister Goran Svilanovic cut short his visit to Tunisia to return to Belgrade and meet President Kostunica. He warned the Serbian population to "try to calm their emotions and share the sorrow with the American nation and the entire world today." The hint was at the 'it-serves-them-right' or 'let-them-have-some-of-their-own-medicine' attitude to America, still present in many locals. The virus did not miss some opposition officials, either. Milosevic's Socialist Party representatives condemned the act, adding, however, "this was partly a consequence of America's turning a blind eye to terrorism all over the world, and sometimes its open support to terrorists, including places such as Kosovo and Macedonia". Hardline Serbian Radicals gave no official reactions, apart from their leader's occasional hints on the local Nis TV Belle Amie last night that 'America is the one to really blame, due to its constant policy of bullying around all over the world.'

The reactions on the street were similar, at least in the beginning. At first, although many people felt pangs of consciousness, knowing that those who got killed were nothing more but innocent civilians, not in the least responsible for America's global policies, many felt this was necessary to bring America back to earth, and to show its citizens "what it is like to see the symbols of your country being torn down by madmen." The common comparison was the one with the TV tower on the Avala mountain, on the outskirts of Belgrade, once the prime symbol of the Serbian capital, destroyed by NATO bombs in 1999. Some claimed no one expected America would be humiliated as much as Serbia was just two years ago. However, after the initial urge for retaliation, Serbs calmed down (as usual). The images of innocent people killed or hurt downtown New York, with the stories of people jumping out through the windows in panic, made them really sympathize with ordinary Americans this time, although there is still no love lost of official American policy.
Any analyses offered so far aimed at global consequences. Possible American reactions have been examined, and there have also been hints this would be 'a landmark in international relations unseen in the last 100 years.' As for Yugoslavia's position, the only reaction was given by Serbian Finance Minister Bozidar Djelic, who claimed this would open up a way to a "visible recession" in the United States, which would then influence US's partners, including Europe, and therefore even we here might feel some economic consequences of this act. Other politicians, however, only gave general anti-terrorism statements, rarely failing to remind the public of the problems with Albanian terrorism in Serbia.


Serbia: al vaglio il nuovo ministero dell'ecologia

17/09/2001 -  Anonymous User

In Serbia si sta valutando la possibilità di creare un ministero che dovrà occuparsi della protezione ambientale. Si tratta di un segnale importante della crescita di sensibilità verso i problemi dell'ambiente.


FRY: Serbia e Montenegro si preparano al cambio in Euro

17/09/2001 -  Anonymous User

La campagna "L'Euro è un nuovo Marco tedesco" è iniziata oggi in Serbia e durerà fino al 1 febbraio 2002. Il cambio delle valute correnti nazionali dei paesi della UE inizierà in Serbia il 1 gennaio, e la Banca nazionale di Jugoslavia ha già ottenuto 276,5 milioni di Euro da offrire ai cittadini. Il governatore della banca nazionale Mladjan Dinkic ha affermato che "se necessario la banca centrale sarà pronta a chiamare quantità addizionali della valuta europea". Dinkic ha aggiunto che il cambio potrà essere svolto attraverso 2,500 uffici dislocati nel paese. Un lieve disagio è stato notato nella popolazione durante gli ultimi mesi, da quando si è saputo che la più comune valuta straniera in Serbia, il marco tedesco, sarà fuori corso. Il cambio è atteso con qualche apprensione, grazie anche al fatto che manca una fiducia nel sistema bancario jugoslavo dopo il crollo devastante e le frodi piramidali nel 1990. Una certa apprensione riguardo l'imminente sostituzione del Marco con l'Euro viene riscontrata anche in Montenegro. Dal primo gennaio 2002 infatti anche il Montenegro adotterà l'Euro come moneta ufficiale. Lo ha annunciato il primo ministro montenegrino Zarko Rakcevic. La banca nazionale montenegrina ha dichiarato che attualmente nel paese circolano 200 milioni di marchi tedeschi. In accordo con le tendenze dei 12 dell'Unione Europea, entro marzo tutti i marchi saranno ritirati.
Il Montenegro, a differenza della Serbia, già da circa tre anni adotta come moneta ufficiale il marco tedesco al posto del dinaro. Tuttavia per le medesime ragioni su esposte, ovvero una motivata sfiducia nei confronti del sistema bancario, i cittadini sono disorientati e piuttosto riluttanti nei confronti del nuovo corso. Oltretutto durante le prime dichiarazioni ufficiali sembrava che il cambio da marchi a euro potesse essere fatto senza problemi presso gli sportelli delle banche, e ciò fino ad una somma massima di diecimila marchi senza alcuna provvisione e senza denuncia del proprio capitale. Le ultime notizie, pubblicate la scorsa settimana dai quotidiani montenegrini (Vijesti, Blic Montenegro), accennavano invece ad una riduzione a 5.000 marchi della somma massima di cambio senza provvisioni. Mentre i possessori di somme di denaro più cospicue stanno pensando di investire negli immobili, per non scoprire e denunciare la propria reale posizione di capitale, vendendo le proprietà a cambio avvenuto. Forti sospetti esistono inoltre riguardo la possibilità di ripulire il denaro sporco, accumulato con traffici illegali, dalla locale criminalità organizzata.


Ricerca del G17+: per i serbi la condizione economica peggiora

13/09/2001 -  Mihailo Antović

A quasi un anno dal nuovo governo in Serbia, i sentimenti della popolazione locale sono di un peggioramento delle proprie condizioni di vita anziché di un miglioramento. E ciò non è poi così paradossale, se pensiamo alla gestione politica dei posti di lavoro avuta dal regime di Milosevic, ai prezzi politici dei beni di prima necessità, etc... Oggi la popolazione serba valuta la propria situazione economica, in un scala da 1 a 5, a malapena di 2.27, per cui il 58 % del campione selezionato considera la propria posizione difficile o addirittura molto difficile. La ricerca è stata fatta da NGO G17+ (del quale alcuni rappresentanti sono membri del governo Federale e Serbo) e ha preso in considerazione il territorio della Serbia, della Voivodina e la città di Belgrado (il campione comprendeva 2006 famiglie). I politici dovrebbero essere preoccupati, Branko Milanovic, esperto della Banca Mondiale e uno dei promotori della ricerca, ha detto:"il 40% della popolazione pensa che la loro condizione si sia deteriorata negli ultimi sei mesi, mentre il 50% pensa che la situazione è la stessa che esisteva durante il regime precedente." Finora il 25% crede che il precedente regime fosse esattamente lo stesso da incolpare per la situazione attuale, ma il numero di quelli che ugualmente incolpano il presente governo è del 40% e sta aumentando. Quando si chiede quanto dovrebbero essere pagati mensilmente per il loro lavoro, il 50% risponde due volte di più e il 29% persino tre volte di più del loro attuale salario. La paura della privatizzazione è ancora forte in più del 90% dei soggetti. Più del 60% dei partecipanti, comunque, crede che il governo dovrebbe procedere a qualsiasi costo nella realizzazione delle riforme, in modo tale da garantire abbastanza presto benefici reali a tutta la popolazione.


Reazioni da Serbia e Montenegro sugli attentati negli USA

12/09/2001 -  Anonymous User

In Serbia e Montenegro sdegno e solidarietà agli USA. Ma si ricordano anche i bombardamenti della Nato...


Svilanovic: 'la Jugoslavia è uno stato semi-mafioso'

11/09/2001 -  Anonymous User

In Serbia e Montenegro fanno discutere le recenti dichiarazioni del ministro degli esteri federale Goran Svilanovic: durante una conferenza tenutasi ad Alpbach il 27 agosto scorso, Svilanovic ha descritto il suo paese come uno "stato semi-mafioso", dove sono ancora presenti tutte le vecchie strutture di potere. In questa fase anzi si stanno confrontando tre forze di governo parallele e interconnesse: quelle facenti capo al passato regime di Milosevic, quelle del nuovo corso politico e quelle del crimine organizzato. "Queste tre forze - ha aggiunto il ministro - sono così interrelate tra loro, che a volte non sai bene con quale stai trattando". Svilanovic ha poi affermato che la lotta contro il crimine organizzato ha un'importanza vitale per la Jugoslavia, paese che deve passare attraverso un profondo processo di transizione. In ciò dovrebbe essere aiutata dalla comunità internazionale, ma - ha osservato ancora il ministro degli esteri jugoslavo - l'impressione è che in Europa e negli Stati Uniti manchi completamente un pensiero strategico sul futuro dei Balcani.


Quali prospettive per il turismo in Serbia e Montenegro?

11/09/2001 -  Anonymous User

I cittadini di Serbia e Montenegro non possiedono le risorse economiche sufficienti per potersi permettere di trascorrere le vacanze nei loro paesi, che dunque si ritrovano ad accogliere in prevalenza turisti provenienti dall'Europa Occidentale, dagli Stati Uniti e, in qualche caso, dalle regioni più vicine dell'Asia. E' quanto emerge dai due recenti approfondimenti condotti dall'Osservatorio sui Balcani che spiega come i costi per i trasporti ed il soggiorno non siano accessibili per la quasi totalità delle famiglie di Serbia e Montenegro. Le due regioni balcaniche attirano però, e in numero sempre crescente, i visitatori occidentali richiamati dalle straordinarie bellezze naturali: se l'instabilità politica di Serbia e Montenegro ancora oggi rappresenta in qualche caso un deterrente per i turisti europei e statunitensi, è presumibile che con il normalizzarsi della situazione interna il flusso di visitatori subisca incrementi anche consistenti ed apra interessanti prospettive di crescita. I cittadini serbi e montenegrini dovranno invece attendere che si sblocchi la negativa congiuntura economica, e dunque diversi anni, prima di potersi permettere le vacanze sulle superbe montagne e le splendide coste di casa loro. Intanto la Croce Rossa di Belgrado ha organizzato nello scorso mese di agosto una breve vacanza al mare per i bambini più poveri.