Presentazione

Articolo

08/01/2007 -  Anonymous User

Azerbaijan

Negli ultimi dieci anni l'attenzione della comunità internazionale verso la repubblica dell'Azerbaigian è cresciuta esponenzialmente. Ciò è in gran parte dovuto al rilancio dell'industria petrolifera del paese e ai forti investimenti stranieri nel settore dell'estrazione e del trasporto del petrolio (si pensi ancora una volta all'oleodotto Baku-Tblisi-Ceyan, aperto nel maggio del 2005). Se da un lato questo afflusso d'investimenti ha garantito tassi di crescita economica eccezionali (alcune stime prevedono che il PIL azero sarà raddoppiato entro il 2010), Baku deve nondimeno far fronte ad altre scottanti questioni, riguardanti tanto l'incompleto e zoppicante processo di transizione del paese che le instabili relazioni con gran parte dei suoi vicini. È evidente che, relativamente a quest'ultimo punto, la soluzione definitiva del conflitto armato del Nagorno-Karabakh resta la massima priorità.

Capitale: Baku
Popolazione: 7.911.974 (2005)
Superficie: 86.600 kmq
Moneta: Manat

Forma di stato: Repubblica presidenziale
Presidente attuale: Ilham Aliyev (eletto nel ottobre del 2003 con il 77% dei voti per un mandato di 5 anni)
Primo Ministro attuale: Artur Rasizade (dal novembre 2003)
Membro delle seguenti organizzazioni internazionali: BERS, BIRS, CSI FAO, FMI, GUAM, IAEA, Interpol, OMC (osservatore), OML, OMS, OSCE, UN, UNCTAD, UNESCO, UNIDO.
Speranza di vita alla nascita: 63.35 anni
Gruppi etnici: Azeri (82.7%), Armeni (5.6%), Russi (5.6%), Lesghi (2.4%)
Gruppi religiosi: Mussulmani sciiti 62%, Mussulmani sunniti 26%, Cristiano ortodossi 12%
Lingue: azero (ufficiale), russo

Prodotto interno lordo (a parità di potere d'acquisto): $ 36.15 miliardi
Prodotto interno lordo pro capite (a parità di potere d'acquisto): $ 4600
Tasso di crescita del PIL: 18.3% (stima per il 2005)
Tasso d'inflazione: 12% (2005)

Cenni storici:
Periodo sovietico e presovietico
L'attuale stato azero comprende solo una minoranza della popolazione azera della regione, considerando che più di 15 milioni di azeri vivono oggi nel nord dell'Iran. Caratterizzate da una religione (mussulmana sciita) e una lingua (molto simile al turco) comune, le due popolazioni non sono mai state riunite, se non per un breve periodo dopo la seconda guerra mondiale, in un unico stato. Infatti l'Azerbaigian attuale ha debolissime eredità statali. Il territorio incluso nell'attuale stato azero fu conquistato dalla Russia zarista fra il XVIII e il XIX secolo, mentre la parte meridionale dell'Azerbaigian geografico fu tradizionalmente una provincia dei vari imperi persiani. Le autorità russe favorirono lo sviluppo industriale della regione nel XIX secolo, al punto tale che a fine '800 l'Azerbaigian era il fornitore del 60% del petrolio estratto nel mondo.

Dopo un breve periodo d'indipendenza fra il 1918 e il 1922, l'Azerbaigian divenne parte dell'Unione Sovietica, prima all'interno della Repubblica Transcaucasica e, a partire del 1936, come repubblica federata.

Durante il periodo sovietico vi furono varie occasioni in cui la questione della minoranza armena del Nagorno-Karabakh venne a galla e alla fine degli anni '80 le truppe sovietiche furono costrette ad intervenire più volte per sedare rivolte e manifestazioni, fino agli incidenti del 1988 nei dintorni di Baku che portarono ad un punto di non ritorno.
Primi anni novanta: fragile indipendenza e l'esplosione del conflitto nel Karabakh
Paradossalmente, la creazione dello stato azerbaigiano coincidette con l'escalation del conflitto nel Nagorno-Karabakh. È evidente infatti come quest'ultimo finì con l'incidere fortemente tanto nel processo di creazione di uno stato nazione che faticava a trovare solide radici storiche, che nel rafforzamento del ruolo di Heydar Aliyev quale leader indiscusso della politica azerbaigiana di fine secolo.

A partire dall'inizio del 1991, la crisi del Nagorno-Karabakh si trasformò di fatto in conflitto aperto. Ciò fu possibile grazie all'aperto sostegno fornito dall'Armenia alla repubblica indipendentista e dal vuoto di potere creato dal ritiro delle truppe sovietiche e dal rifiuto di Mosca di garantire l'ordine in un periodo di grave confusione per le sorti dell'URSS stessa. A ciò si deve aggiungere l'instabile situazione interna dell'Azerbaigian stesso, dove il neo-eletto presidente Elchibey (leader del fragile movimento indipendentista azero) doveva confrontarsi con un'opposizione interna appoggiata da bande armate.

Un certo periodo di stabilizzazione giunse solo nel 1993, con l'arrivo al potere a Baku di Heydar Aliyev, ex leader sovietico e primo mussulmano ad essere ammesso nel Politbjuro sovietico. Aliyev, giocando con estrema astuzia, seppe prima rafforzare la propria posizione interna e poi trovare una soluzione temporanea alla crisi del Nagorno-Karabakh, firmando un armistizio nel 1994 che ha congelato fino ad oggi le posizioni delle due parti. Nel frattempo, l'Azerbaigian aveva perso quasi il 20% del suo territorio e aveva dovuto accogliere quasi 800.000 rifugiati dalle zone del conflitto, espellendo però 200.000 dalle zone urbane del paese. Ciò era stato possibile, oltre che per il sostegno armeno al Nagorno-Karabakh, anche per il poco trasparente ruolo giocato dalle truppe di interposizione russe e dal Cremino stesso, che in più di un occasione sembrò favorire l'elemento armeno, alleato di lunga data della politica caucasica di Mosca.
Sviluppo economico e instaurazione della dinastia Aliyev
Dopo aver posto temporaneamente fine alla crisi secessionista del Nagorno-Karabakh (che ad oggi resta irrisolta, nonostante i tentativi di mediazioni internazionale), Aliyev si concentrò sulla stabilizzazione e sul rilancio economico del paese. Ciò non poteva che significare il rilancio del settore petrolifero, ormai stagnante da quasi un decennio. Attraverso un'abile politica di alleanze incrociate, il nuovo presidente azero seppe attirare un enorme flusso d'investimenti occidentali (in gran parte americani, britannici e olandesi) che venne sanzionato dalla stipula dell'accordo del secolo nel 1994, per il valore di 7.4 miliardi di dollari, relativo allo sfruttamento delle risorse petrolifere del paese.

Tuttavia, quest'eccezionale afflusso di potere non è riuscito a creare una ricchezza distribuita fra la popolazione del paese, che soffre ancora di una drastica disparità nei livelli di reddito. Cosa ancor più grave, il paese è stato incapace di diversificare la propria economia e diventa sempre di più dipendente dalle riserve petrolifere. Quest'ultime, se sfruttate con i ritmi attuali, potrebbero esaurirsi nei prossimi 15 anni. Ciò è in parte dovuto ad una gestione degli affari politici basata ancora su criteri di clan, piuttosto che di rappresentazione democratica.

A conferma di ciò, la successione alla presidenza nel 2003 ha portato all'elezione del figlio di Heydar Aliyev, Ilham Aliyev, attraverso un processo elettorale caratterizzato da brogli e limitazioni della libertà di stampa e espressione. Le recenti elezioni parlamentari del novembre 2005 non sembrano aver portato un'inversione di tendenza e hanno confermato lo strapotere del partito presidenziale (YAP) che si è aggiudicato più del 90% dei seggi disponibili.

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08/01/2007 -  Anonymous User

Armenia

La più piccola delle tre repubbliche caucasiche, l'Armenia odierna è l'erede del più antico stato cristiano del mondo e di una lunga serie di altre entità statali indipendenti e semi indipendenti che si sono susseguite negli ultimi 1500 anni. Oggi l'Armenia è uno stato fortemente condizionato dalle fredde relazioni con la maggior parte dei suoi vicini. Nonostante la secolare alleanza con la Russia, che ha sempre visto nel popolo cristiano armeno un naturale alleato nella conquista e amministrazione dell'area caucasica, a partire dall'indipendenza del 1991 lo stato armeno ha gravemente sofferto per l'embargo applicatogli da Azerbaigian e Turchia in risposta all'occupazione armena della regione del Nagorno-Karabakh. Le relazioni con Ankara sono poi ulteriormente complicate dal rifiuto delle autorità turche di riconoscere il genocidio della popolazione armena perpetrato dagli Ottomani fra la fine del XIX secolo e il 1915-1920. Nemmeno i rapporti con la vicina Georgia possono dirsi idilliaci, anche a causa della consistente minoranza armena nella regione georgiana dello Javakheti, della cui tutela Jerevan si è spesso fatta carico. Di fatto, l'unico partner commerciale di rilievo nella regione caucasica resta dunque, assieme alla Russia, l'Iran, da cui Jerevan importa principalmente gas e prodotti petroliferi. Questo isolamento regionale ha spinto la società e la diplomazia armene a cercare appoggi internazionali tramite la vastissima rete di Armeni emigrati in varie regioni del mondo. Non è eccessivo dire che la diaspora armena in generale, e quella residente negli Stati Uniti in particolare, abbiano spesso giocato un ruolo di primo piano nello gestioni delle relazioni esterne di questo paese, come il caso del Nagorno-Karabakh e dell'iniziale appoggio di Washington alla parte armena in questo conflitto hanno dimostrato.

Capitale: Yerevan
Popolazione: 2.982.984 (2005)
Superficie: 29.800 kmq
Moneta: Dram

Forma di stato: Repubblica presidenziale
Presidente attuale: Serzh Sargsyan
Membro delle seguenti organizzazioni internazionali: BERS, BIRS, CSI FAO, FMI, GUAM, IAEA, Interpol, OMC (osservatore), OML, OMS, OSCE, UN, UNCTAD, UNESCO, UNIDO.
Speranza di vita alla nascita: 71.5 anni
Gruppi etnici: Armeni (93.3%), Azeri (2.6%), Curdi (1.7%), Russi (1.6%)
Gruppi religiosi: Armeni apostolici 94.7%, altri cristiani 4%
Lingue: armeno (ufficiale), curdo, russo

Prodotto interno lordo (a parità di potere d'acquisto): $ 15.27 miliardi
Prodotto interno lordo pro capite (a parità di potere d'acquisto): $ 5.100
Tasso di crescita del PIL: 8% (stima per il 2005)
Tasso d'inflazione: 2.4% (2005)

Cenni storici

Periodo sovietico e presovietico

Le origini dello stato armeno risalgono al X secolo a.C., quando l'Armenia fu riunita per la prima volta sotto il regno di Urartu, emancipandosi dal dominio assiro. Nei secoli seguenti, la regione armena fu interessata da lunghi periodi di dominazione (prima romana, poi araba ed infine selgiuchide persiana e turca) e da brevi periodi d'indipendenza di fatto dalle potenze regionali.

Negli ultimi due secoli, il popolo armeno fu sottoposto al dominio russo (la Russia zarista occupò la parte orientale della regione armena all'inizio del XIX secolo) e quello turco-ottomano. Ma mentre la parte della popolazione armena soggetta a Mosca poté godere d una situazione relativamente privilegiata, essendo spesso utilizzata dalle autorità russe in funzione anti-turca ( e quindi anche anti-azera), gli Armeni governati da Istanbul subirono una sorte meno fortunata, essendo stati massacrati fra la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento prima dalle autorità ottomane e poi dai Giovani Turchi saliti al potere negli ultimi anni di esistenza dell'Impero Ottomano. Oltre a ridurre la popolazione armena residente in Turchia a poche migliaia di unità e a spostare definitivamente il baricentro del futuro stato armeno nella parte est dell'Armenia storica, il massacro di massa della popolazione armena ha finito col condizionarne la stessa identità nazionale e di conseguenza anche le relazioni odierne con i vicini Azeri e Turchi.

L'Armenia dovette in seguito subire l'ennesima frustrazione nazionale, quando vide svanire i propri sogni d'indipendenza prima per mano dei Turchi, che fra il 1920 e il 1922 rioccuparono gran parte dei territori occidentali attribuiti all'Armenia dalle potenze alleate alla fine della prima guerra mondiale, poi per mano russo-sovietica, quando la neo proclamata repubblica venne occupata dall'Armata Rossa e inglobata nella Repubblica Transcaucasica assieme a Georgia e Azerbaigian. Ulteriori fonti di scontento giunsero dalla decisione di Mosca di assegnare i territori contesi di Nakhicevan e del Nagorno Karabakh all'Azerbaigian, pur garantendo uno status di autonomia regionale agli Armeni del Karabakh.

Tuttavia durante il periodo sovietico, l'atteggiamento delle autorità sovietiche nei confronti dei crescenti contrasti fra Azeri e Armeni, tese a favorire questi ultimi che venivano considerati un elemento ben più affidabile nell'azione di contenimento della crescente potenza turca. Fu così che gli Armeni, popolo già distintosi nei secoli precedenti per le eccezionali doti artigianali e della lavorazione di pietre preziose, assunsero gradualmente una posizione privilegiata anche all'interno dell'amministrazione sovietica, concentrando la loro presenza nei principali centri urbani della regione caucasica.
L'indipendenza e l'esplodere del conflitto nel Nagorno-Karabakh
Con il graduale allentarsi del controllo sovietico nell'area caucasica durante gli anni `80 nel contesto di una più generalizzata crisi del regime comunista, le latenti tensioni dell'area caucasica trovarono nuove e più frequenti valvole di sfogo. Proprio a partire dal 1988 la contrapposizione che opponeva le autorità di Baku a quelle del Karabakh, sempre più apertamente sostenute da Jerevan, raggiunsero un punto critico, mettendo in serie difficoltà le capacità del Cremino di mediare fra le parti e mantenere l'ordine interno. Nel frattempo, gli elementi politici autoctoni del Karabakh aumentavano la loro influenza nella politica armena, fino a diventarne, a metà anni '90 un fattore determinante nella definizione delle politiche di Jerevan. Non a caso, nelle prime elezioni multipartitiche armene del 1990 il Movimento Nazionale Armeno, che faceva della difesa del enclave armena il proprio cavallo di battaglia, divenne il primo partito del paese, spianando la strada all'elezione del leader del movimento, Levon Ter-Petrosyan, a primo presidente dell'Armenia indipendente.

Nel frattempo la crisi nel Karabakh era giunta all'aperto conflitto armato e le truppe della regione separatista, armate e sostenute direttamente dai circoli militari di Jerevan, avevano iniziato un'offensiva di larga scala che avrebbe portato alla conquista non solo della regione autonoma del Karabakh, ma anche dei territori azeri che la separavano dall'Armenia stessa. Al momento della firma del cessate il fuoco nel maggio del 1994, l'Azerbaigian aveva perso più del 16% del suo territorio mentre oltre 600.000 azeri erano stati espulsi dai territori occupati.

Tuttavia, se in un primo tempo l'offensiva armena era stata di fatto accettata da gran parte della comunità occidentale e, in particolare, dagli Stati Uniti, la scala della campagna militare e la metodica espulsione della popolazione azera dai territori occupati portarono gradualmente ad un indebolimento del sostegno esterno alla causa armena.
La presidenza Kocharin e il crescente isolamento internazionale
A partire dal 1994, il territorio del Nagorno Karabakh venne di fatto unificato amministrativamente all'Armenia, dove i circoli politici della repubblica separatista godevano di un'influenza crescente. Tuttavia, il mancato riconoscimento internazionale del Karabakh da parte della comunità internazionale e la crescente popolarità della causa azera anche alla luce dell'incipiente corsa all'oro nero del Caspio, portarono le autorità di Jerevan a prendere in considerazione una soluzione diplomatica della crisi.

L'autorevolezza e il radicalismo dell'élite di Stepankert (1) nel panorama politico armeno costrinsero però ben presto il presidente Petrosyan a dimettersi, sotto il fuoco delle accuse di tradimento della causa del Karabakh. Nel 1998, in seguito a movimenti di piazza, Petrosyan cedette il posto al nuovo astro nascente della politica armena, Robert Kocharyan, già leader della repubblica separatista del Karabakh. Kocharyan, che avrebbe rinnovato il suo mandato per altri cinque anni nel 2003, assunse in un primo momento un atteggiamento oltranzista nelle sporadiche occasioni di negoziato con Baku.

Tuttavia, tanto la stabilizzazione interna dell'Azerbaigian, che le pressioni esterne dell'Occidente, hanno costretto ben presto il nuovo presidente armeno a riprendere in considerazione l'ipotesi del negoziato con l'Azerbaigian. Nonostante i ripetuti sforzi dell'OSCE, i negoziati non hanno però ancora raggiunto risultati tangibili, anche a causa della posizione oltranzista di Stepankert, che spesso si è dimostrata essere attore indipendente fuori dal controllo di Jerevan. A partire dal 2003, i ripetuti incontri bilaterali fra Kocharyan e Aliyev sembrano comunque lasciare la porta aperta all'instaurarsi di un dialogo costruttivo fra i due stati.

Nonostante la questione del Nagorno Karabakh resti indubbiamente il primo elemento dell'agenda politica di Jerevan, l'Armenia ha dovuto far fronte, negli ultimi dieci anni, ad altre importanti sfide. La consolidata ripresa economica del paese non ha permesso di invertire la fuga di cervelli e di manodopera dal paese, la cui popolazione continua a diminuire a ritmi sostenuti. Inoltre, l'isolamento commerciale, a cui l'Armenia è sottoposta, l'ha resa particolarmente dipendente, specie nel settore energetico, dalla Russia che fornisce da sola più di due terzi del gas consumato dal paese. Questa situazione non pare sufficientemente migliorata dalla riattivazione dell'obsoleta centrale nucleare di Metsamor, nonostante le forti pressioni internazionali. Allo scopo di porre fine alla continua carenza di energia elettrica del paese, la centrale, attualmente posseduta e gestita da una compagnia russa, è stata riaperta nel 1995.

Note:
1. Capitale amministrativa del Nagorno Karabakh.

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07/01/2007 -  Anonymous User

Georgia

La Georgia rappresenta certamente la repubblica caucasica che ha faticato più delle altre nel trovare una stabilità interna, essenziale per il successo del processo di transizione socio-economica iniziato dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Il paese, erede di un regno centenario, è caratterizzato dalla presenza di numerose minoranze etniche, spesso concentrate in ristrette aree geografiche: Abkhazi in Abkhazia, Osseti in Ossezia del Sud, Armeni nello Javakheti e Georgiani mussulmani in Ajara.
Lo stato georgiano ha faticato non poco a mantenere la propria integrità territoriale e, solo di recente, pare aver imboccato in maniera definitiva quel percorso di riforme economiche e politiche che potranno garantirgli uno stabile sviluppo socio-economico e la risoluzione delle numerose questioni separatiste che ancor oggi affliggono il paese.

Capitale: Tbilisi
Popolazione: 4.677.401 (2005)
Superficie: 69.700 kmq
Moneta: 1 Iari = 100 tetri
Speranza di vita alla nascita: 75.88 anni
Gruppi etnici: Georgiani (70.1%), Azeri (5.7%), Armeni (8.1%), Russi (6.3%), Osseti (3%), Greci (1.9%), Abkhazi (1.8%) (1994)
Gruppi religiosi: Cristiano-Ortodossi (83.9%), Mussulmani (9.9%), Armeni-Gregoriani (3.9%), Cattolici (0.8%), altri (1.5%) (2002)
Lingue: Georgiano 71% (lingua ufficiale), Russo 9%, Armeno 7%, Azero 6%, altre 7%. L'Abkhazo è la lingua ufficiale dell'Abkhazia.

Forma di stato: Repubblica parlamentare (il Presidente è tuttavia dotato di poteri di controllo eccezionali sui ministeri per la sicurezza nazionale, incluso il portafoglio per gli affari interni, e la difesa).
Presidente attuale: Mikheil Saakashvili
Membro delle seguenti organizzazioni internazionali: BERS, BIRS, CSI FAO, FMI, GUAM, IAEA, Interpol, OMC, OML, OMS, OSCE, UN, UNCTAD, UNESCO, UNIDO.

Prodotto interno lordo (a parità di potere d'acquisto): $ 16.13 miliardi
Prodotto interno lordo per capita (a parità di potere d'acquisto): $ 3400
Tasso di crescita del PIL: 10% (stima per il 2005)
Tasso di disoccupazione: 17% (2001)
Tasso d'inflazione: 8% (2005)

Cenni storici

Periodo sovietico e presovietico

Nei secoli scorsi la Georgia è stata oggetto di guerre fra Persia, Turchia e Russia, per essere infine annessa a quest'ultima all'inizio del XIX secolo. Prima della caduta dell'Unione Sovietica, la Georgia aveva già sperimentato un breve periodo di indipendenza nel quadro della repubblica transcaucasica formatasi dopo la rivoluzione del 1917 e comprendente, oltre alla Georgia, l'Armenia e l'Azerbaijan. Tuttavia Tblisi venne nuovamente occupata nel 1921 da truppe sovietiche e annessa all'Unione Sovietica un anno dopo.

Durante i 70 anni di dominio sovietico, alcune delle questioni etnico-politiche che avrebbero poi sconvolto nei primi anni 90 vennero già a galla, specie per quanto riguarda la questione dell'indipendenza/autonomia abkhaza. Nonostante il cambiamento di alcuni confini amministrativi e autonomie regionali, il paese godette di una relativa quiete politica, specie fino alla morte di Stalin, lui stesso georgiano, che aveva sempre favorito l'elemento georgiano di fronte alle numerose minoranze. Già in epoca sovietica, la Georgia si contraddistinse per l'elevato livello di corruzione e la capacità di ottenere una relativa autonomia da Mosca grazie alla presenza di alcuni georgiani fra le file dei più alti vertici del potere sovietico.
Il primo decennio d'indipendenza
In seguito al fallito colpo di stato nell'agosto del 1991 a Mosca, la stragrande maggioranza della popolazione georgiana votò per l'indipendenza e il distaccamento dall'Unione sovietica, votando alla presidenza il leader nazionalistico Zviad Gamsakhurdia, che aveva giocato un ruolo di rilievo anche nei movimenti d' opposizione georgiani degli ultimi anni ottanta. Tuttavia, l'eccessivo accento del neo-presidente su temi nazionalistici georgiani e di personalizzazione del potere, così come la presenza di altre fazioni politiche, spesso fiancheggiate da bande paramilitari, in grado di fare leva sui timori di "georgificazione" delle numerose minoranze etniche del paese, reso la stabilità politica un miraggio ancora lontano. Già nel 1992, Eduard Shevarnadze, già noto per aver diretto la politica estera sovietica dell'epoca gorbacheviana, si insediava come nuovo presidente del paese.

La Georgia restava comunque uno stato tutto da creare, prim'ancora che da pacificare. Oltre al conflitto nord-osseto, scoppiato già durante gli anni di Gamasakhurdia, nel 1992, l'Abkhazia, regione del nord-ovest del paese confinante con la Russia, si era dichiarata indipendente da Tblisi, dando vita ad un conflitto armato che si sarebbe concluso solo nell'estate del 1993. A ciò si aggiungeva l'aperto conflitto delle autorità centrali con bande militari (la più importante delle quali, quella degli Zviadisti, legata al ex-presidente Gamsakhurdia), che minacciava la stessa sopravvivenza dello stato georgiano. Solo in seguito all'intervento della Russia, che, dopo aver appoggiato i movimenti indipendentisti di Abkhazia, Ossezia e la rivolta degli Zviadisti, pose Shevarnadze di fronte ad un ultimatum ( o accettare truppe russe nel territorio georgiano e garantire la partecipazione di Tblisi alla CSI, oppure dire addio a qualsiasi velleità di integrità territoriale), la situazione parve stabilizzarsi.

La presidenza Shevarnadze si protrasse per 11 anni, senza saper far fronte all'enorme mole di problemi a cui il paese doveva far fronte. La mancanza di significativi progressi nella risoluzione delle crisi abkhaze e ossete, lo stallo delle riforme economiche, la dilagante povertà delle aree rurali e la corruzione ormai endemica che faceva addirittura rimpiangere il periodo sovietico, furono tutti elementi che portarono alla defenestrazione di Shevarnadze nel novembre del 2003, in seguito ad un'ondata di proteste contro i risultati e la condotta delle elezioni parlamentari di quell'autunno.

Le elezioni del 2003-2004 e il nuovo corso georgiano
L'elezione di Mihail Saakashvili alla presidenza georgiana a inizio del 2004 e il successo dell'alleanza democratica che lo sostiene nelle elezioni del maggio del 2004, sembrano aver inaugurato una nuova fase per il paese. Dopo aver favorito una serie di riforme volte al rafforzamento dell'esecutivo e approvate da gran parte della comunità internazionale, Saakashvili si è concentrato sulla risoluzione delle crisi separatistiche che ancora affliggono il paese.

Dopo un primo successo nella regione meridionale dell'Ajara, riportata sotto il diretto controllo di Tblisi, dopo anni di semi-indipendenza sotto la guida del leader locale Abashidze, l'entourage di Saakashvili si è dovuto scontrare con alcuni insuccessi tanto in Ossezia del Nord che in Abkhazia, dove la posizione delle forze indipendentiste, così come gli interessi russi, appaiono più consolidati.

Tuttavia, il fatto che il governo negli ultimi mesi abbia iniziato a valutare seriamente una riforma in senso federale dello stato in modo tale da offrire concrete garanzie alle minoranze etniche del paese, rappresenta un evidente progresso verso una soluzione duratura delle due crisi separatiste.

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03/05/2006 -  Anonymous User

Superficie:
25.713 Kmq
Abitanti:
2.022.547 (censimento 2002)
Capitale:
Skopje (440.557 ab.)
Gruppi nazionali:
macedoni (64,2%); albanesi (25,2%); turchi (3,7%); magiari (3,3%); rom (2,7%); serbi (1,8%)
Religioni diffuse:
ortodossa (67%); musulmana (30%); cattolica (4%); altre (3%)
Lingua ufficiale:
macedone, albanese

Altre lingue diffuse:
serbo; croato; turco
Divisione amministrativa:
124 municipalità
Moneta:
Dinaro macedone - MKD (65 dinari = 1 euro - agg. 05/2006)

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12/04/2006 -  Anonymous User

Caucaso del Nord

Sette diverse repubbliche facenti parte della Federazione Russa costituiscono il Caucaso del Nord o Ciscaucasia, la parte settentrionale della regione divisa dalla Transcaucasia (Georgia, Armenia, Azerbaijan) dallo spartiacque della catena montuosa.

Da ovest verso est:

Repubblica di Adygheja
Capitale: Majkop
Superficie: 7.600 km²
Popolazione: 447.000 abitanti (di cui 66% russi, 23% adighezi)
E' interamente circondata dal territorio russo di Krasnodar

Repubblica di Karačajevo-Circassia
Capitale: Čerkessk
Superficie: 14.100 km² (di cui 31% karačai, 10% circassi, 42% russi)
Popolazione: 539.700 ab.

Repubblica di Kabarda-Balkaria
Capitale: Nal'čik
Superficie: 12.500 km²
Popolazione: 900.500 ab. (di cui 43% kabardi, 8% balkari e 33% russi)

Repubblica dell'Ossezia del Nord, o Alania
Capitale: Vladikavkaz
Superficie: 8.000 km²
Popolazione: 710.000 ab. (di cui 58% osseti e 28% russi)

Repubblica di Ingušezia
Capitale: Nazran'
Superficie: 3.200 km²
Popolazione: 468.900 ab. (di cui 77% ingusci 20% ceceni, 1% russi, 0,2% turchi)

Repubblica di Cecenia
Capitale: Groznyj
Superficie: 16.100 km²
Popolazione: 1.100.300 ab. dallo scoppio della prima guerra in maggioranza ceceni

Repubblica del Daghestan
Capitale: Machačkala
Superficie: 50.300 km²
Popolazione: 2.584.200 ab. nella Repubblica convivono oltre 40 gruppi etnici, i principali sono avari (27,5%), dargin, cumucchi, lesghi.

Il numero degli abitanti proviene dai dati del censimento del 2002.

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26/01/2006 -  Anonymous User

Georgia

La Georgia rappresenta certamente la repubblica caucasica che ha faticato più delle altre nel trovare una stabilità interna, essenziale per il successo del processo di transizione socio-economica iniziato dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Il paese, erede di un regno centenario, è caratterizzato dalla presenza di numerose minoranze etniche, spesso concentrate in ristrette aree geografiche: Abkhazi in Abkhazia, Osseti in Ossezia del Nord, Armeni nello Javakheti e Georgiani mussulmani in Ajara.
Lo stato georgiano ha faticato non poco a mantenere la propria integrità territoriale e, solo di recente, pare aver imboccato in maniera definitiva quel percorso di riforme economiche e politiche che potranno garantirgli uno stabile sviluppo socio-economico e la risoluzione delle numerose questioni separatiste che ancor oggi affliggono il paese.

Capitale: Tblisi
Popolazione: 4.677.401 (2005)
Superficie: 69.700 kmq
Moneta: 1 Iari = 100 tetri
Speranza di vita alla nascita: 75.88 anni
Gruppi etnici: Georgiani (70.1%), Azeri (5.7%), Armeni (8.1%), Russi (6.3%), Osseti (3%), Greci (1.9%), Abkhazi (1.8%) (1994)
Gruppi religiosi: Cristiano-Ortodossi (83.9%), Mussulmani (9.9%), Armeni-Gregoriani (3.9%), Cattolici (0.8%), altri (1.5%) (2002)
Lingue: Georgiano 71% (lingua ufficiale), Russo 9%, Armeno 7%, Azero 6%, altre 7%. L'Abkhazo è la lingua ufficiale dell'Abkhazia.

Forma di stato: Repubblica parlamentare (il Presidente è tuttavia dotato di poteri di controllo eccezionali sui ministeri per la sicurezza nazionale, incluso il portafoglio per gli affari interni, e la difesa).
Presidente attuale: Mihail Saakashvili (eletto nel gennaio 2004 con il 96% dei voti per un mandato di 5 anni)
Primo ministro attuale: Zurab Noghaideli (dal febbraio 2005)
Membro delle seguenti organizzazioni internazionali: BERS, BIRS, CSI FAO, FMI, GUAM, IAEA, Interpol, OMC, OML, OMS, OSCE, UN, UNCTAD, UNESCO, UNIDO.

Prodotto interno lordo (a parità di potere d'acquisto): $ 16.13 miliardi
Prodotto interno lordo per capita (a parità di potere d'acquisto): $ 3400
Tasso di crescita del PIL: 10% (stima per il 2005)
Tasso di disoccupazione: 17% (2001)
Tasso d'inflazione: 8% (2005)

Cenni storici

Periodo sovietico e presovietico

Nei secoli scorsi la Georgia è stata oggetto di guerre fra Persia, Turchia e Russia, per essere infine annessa a quest'ultima all'inizio del XIX secolo. Prima della caduta dell'Unione Sovietica, la Georgia aveva già sperimentato un breve periodo di indipendenza nel quadro della repubblica transcaucasica formatasi dopo la rivoluzione del 1917 e comprendente, oltre alla Georgia, l'Armenia e l'Azerbaijan. Tuttavia Tblisi venne nuovamente occupata nel 1921 da truppe sovietiche e annessa all'Unione Sovietica un anno dopo.

Durante i 70 anni di dominio sovietico, alcune delle questioni etnico-politiche che avrebbero poi sconvolto nei primi anni 90 vennero già a galla, specie per quanto riguarda la questione dell'indipendenza/autonomia abkhaza. Nonostante il cambiamento di alcuni confini amministrativi e autonomie regionali, il paese godette di una relativa quiete politica, specie fino alla morte di Stalin, lui stesso georgiano, che aveva sempre favorito l'elemento georgiano di fronte alle numerose minoranze. Già in epoca sovietica, la Georgia si contraddistinse per l'elevato livello di corruzione e la capacità di ottenere una relativa autonomia da Mosca grazie alla presenza di alcuni georgiani fra le file dei più alti vertici del potere sovietico.
Il primo decennio d'indipendenza
In seguito al fallito colpo di stato nell'agosto del 1991 a Mosca, la stragrande maggioranza della popolazione georgiana votò per l'indipendenza e il distaccamento dall'Unione sovietica, votando alla presidenza il leader nazionalistico Zviad Gamsakhurdia, che aveva giocato un ruolo di rilievo anche nei movimenti d' opposizione georgiani degli ultimi anni ottanta. Tuttavia, l'eccessivo accento del neo-presidente su temi nazionalistici georgiani e di personalizzazione del potere, così come la presenza di altre fazioni politiche, spesso fiancheggiate da bande paramilitari, in grado di fare leva sui timori di "georgificazione" delle numerose minoranze etniche del paese, reso la stabilità politica un miraggio ancora lontano. Già nel 1992, Eduard Shevarnadze, già noto per aver diretto la politica estera sovietica dell'epoca gorbacheviana, si insediava come nuovo presidente del paese.

La Georgia restava comunque uno stato tutto da creare, prim'ancora che da pacificare. Oltre al conflitto nord-osseto, scoppiato già durante gli anni di Gamasakhurdia, nel 1992, l'Abkhazia, regione del nord-ovest del paese confinante con la Russia, si era dichiarata indipendente da Tblisi, dando vita ad un conflitto armato che si sarebbe concluso solo nell'estate del 1993. A ciò si aggiungeva l'aperto conflitto delle autorità centrali con bande militari (la più importante delle quali, quella degli Zviadisti, legata al ex-presidente Gamsakhurdia), che minacciava la stessa sopravvivenza dello stato georgiano. Solo in seguito all'intervento della Russia, che, dopo aver appoggiato i movimenti indipendentisti di Abkhazia, Ossezia e la rivolta degli Zviadisti, pose Shevarnadze di fronte ad un ultimatum ( o accettare truppe russe nel territorio georgiano e garantire la partecipazione di Tblisi alla CSI, oppure dire addio a qualsiasi velleità di integrità territoriale), la situazione parve stabilizzarsi.

La presidenza Shevarnadze si protrasse per 11 anni, senza saper far fronte all'enorme mole di problemi a cui il paese doveva far fronte. La mancanza di significativi progressi nella risoluzione delle crisi abkhaze e ossete, lo stallo delle riforme economiche, la dilagante povertà delle aree rurali e la corruzione ormai endemica che faceva addirittura rimpiangere il periodo sovietico, furono tutti elementi che portarono alla defenestrazione di Shevarnadze nel novembre del 2003, in seguito ad un'ondata di proteste contro i risultati e la condotta delle elezioni parlamentari di quell'autunno.

Le elezioni del 2003-2004 e il nuovo corso georgiano
L'elezione di Mihail Saakashvili alla presidenza georgiana a inizio del 2004 e il successo dell'alleanza democratica che lo sostiene nelle elezioni del maggio del 2004, sembrano aver inaugurato una nuova fase per il paese. Dopo aver favorito una serie di riforme volte al rafforzamento dell'esecutivo e approvate da gran parte della comunità internazionale, Saakashvili si è concentrato sulla risoluzione delle crisi separatistiche che ancora affliggono il paese.

Dopo un primo successo nella regione meridionale dell'Ajara, riportata sotto il diretto controllo di Tblisi, dopo anni di semi-indipendenza sotto la guida del leader locale Abashidze, l'entourage di Saakashvili si è dovuto scontrare con alcuni insuccessi tanto in Ossezia del Nord che in Abkhazia, dove la posizione delle forze indipendentiste, così come gli interessi russi, appaiono più consolidati.

Tuttavia, il fatto che il governo negli ultimi mesi abbia iniziato a valutare seriamente una riforma in senso federale dello stato in modo tale da offrire concrete garanzie alle minoranze etniche del paese, rappresenta un evidente progresso verso una soluzione duratura delle due crisi separatiste.

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11/01/2006 -  Anonymous User

Azerbaijan

Negli ultimi dieci anni l'attenzione della comunità internazionale verso la repubblica dell'Azerbaigian è cresciuta esponenzialmente. Ciò è in gran parte dovuto al rilancio dell'industria petrolifera del paese e ai forti investimenti stranieri nel settore dell'estrazione e del trasporto del petrolio (si pensi ancora una volta all'oleodotto Baku-Tblisi-Ceyan, aperto nel maggio del 2005). Se da un lato questo afflusso d'investimenti ha garantito tassi di crescita economica eccezionali (alcune stime prevedono che il PIL azero sarà raddoppiato entro il 2010), Baku deve nondimeno far fronte ad altre scottanti questioni, riguardanti tanto l'incompleto e zoppicante processo di transizione del paese che le instabili relazioni con gran parte dei suoi vicini. È evidente che, relativamente a quest'ultimo punto, la soluzione definitiva del conflitto armato del Nagorno-Karabakh resta la massima priorità.

Capitale: Baku
Popolazione: 7.911.974 (2005)
Superficie: 86.600 kmq
Moneta: Manat

Forma di stato: Repubblica presidenziale
Presidente attuale: Ilham Aliyev (eletto nel ottobre del 2003 con il 77% dei voti per un mandato di 5 anni)
Primo Ministro attuale: Artur Rasizade (dal novembre 2003)
Membro delle seguenti organizzazioni internazionali: BERS, BIRS, CSI FAO, FMI, GUAM, IAEA, Interpol, OMC (osservatore), OML, OMS, OSCE, UN, UNCTAD, UNESCO, UNIDO.
Speranza di vita alla nascita: 63.35 anni
Gruppi etnici: Azeri (82.7%), Armeni (5.6%), Russi (5.6%), Lesghi (2.4%)
Gruppi religiosi: Mussulmani sciiti 62%, Mussulmani sunniti 26%, Cristiano ortodossi 12%
Lingue: azero (ufficiale), russo

Prodotto interno lordo (a parità di potere d'acquisto): $ 36.15 miliardi
Prodotto interno lordo pro capite (a parità di potere d'acquisto): $ 4600
Tasso di crescita del PIL: 18.3% (stima per il 2005)
Tasso d'inflazione: 12% (2005)

Cenni storici:
Periodo sovietico e presovietico
L'attuale stato azero comprende solo una minoranza della popolazione azera della regione, considerando che più di 15 milioni di azeri vivono oggi nel nord dell'Iran. Caratterizzate da una religione (mussulmana sciita) e una lingua (molto simile al turco) comune, le due popolazioni non sono mai state riunite, se non per un breve periodo dopo la seconda guerra mondiale, in un unico stato. Infatti l'Azerbaigian attuale ha debolissime eredità statali. Il territorio incluso nell'attuale stato azero fu conquistato dalla Russia zarista fra il XVIII e il XIX secolo, mentre la parte meridionale dell'Azerbaigian geografico fu tradizionalmente una provincia dei vari imperi persiani. Le autorità russe favorirono lo sviluppo industriale della regione nel XIX secolo, al punto tale che a fine '800 l'Azerbaigian era il fornitore del 60% del petrolio estratto nel mondo.

Dopo un breve periodo d'indipendenza fra il 1918 e il 1922, l'Azerbaigian divenne parte dell'Unione Sovietica, prima all'interno della Repubblica Transcaucasica e, a partire del 1936, come repubblica federata.

Durante il periodo sovietico vi furono varie occasioni in cui la questione della minoranza armena del Nagorno-Karabakh venne a galla e alla fine degli anni '80 le truppe sovietiche furono costrette ad intervenire più volte per sedare rivolte e manifestazioni, fino agli incidenti del 1988 nei dintorni di Baku che portarono ad un punto di non ritorno.
Primi anni novanta: fragile indipendenza e l'esplosione del conflitto nel Karabakh
Paradossalmente, la creazione dello stato azerbaigiano coincidette con l'escalation del conflitto nel Nagorno-Karabakh. È evidente infatti come quest'ultimo finì con l'incidere fortemente tanto nel processo di creazione di uno stato nazione che faticava a trovare solide radici storiche, che nel rafforzamento del ruolo di Heydar Aliyev quale leader indiscusso della politica azerbaigiana di fine secolo.

A partire dall'inizio del 1991, la crisi del Nagorno-Karabakh si trasformò di fatto in conflitto aperto. Ciò fu possibile grazie all'aperto sostegno fornito dall'Armenia alla repubblica indipendentista e dal vuoto di potere creato dal ritiro delle truppe sovietiche e dal rifiuto di Mosca di garantire l'ordine in un periodo di grave confusione per le sorti dell'URSS stessa. A ciò si deve aggiungere l'instabile situazione interna dell'Azerbaigian stesso, dove il neo-eletto presidente Elchibey (leader del fragile movimento indipendentista azero) doveva confrontarsi con un'opposizione interna appoggiata da bande armate.

Un certo periodo di stabilizzazione giunse solo nel 1993, con l'arrivo al potere a Baku di Heydar Aliyev, ex leader sovietico e primo mussulmano ad essere ammesso nel Politbjuro sovietico. Aliyev, giocando con estrema astuzia, seppe prima rafforzare la propria posizione interna e poi trovare una soluzione temporanea alla crisi del Nagorno-Karabakh, firmando un armistizio nel 1994 che ha congelato fino ad oggi le posizioni delle due parti. Nel frattempo, l'Azerbaigian aveva perso quasi il 20% del suo territorio e aveva dovuto accogliere quasi 800.000 rifugiati dalle zone del conflitto, espellendo però 200.000 dalle zone urbane del paese. Ciò era stato possibile, oltre che per il sostegno armeno al Nagorno-Karabakh, anche per il poco trasparente ruolo giocato dalle truppe di interposizione russe e dal Cremino stesso, che in più di un occasione sembrò favorire l'elemento armeno, alleato di lunga data della politica caucasica di Mosca.
Sviluppo economico e instaurazione della dinastia Aliyev
Dopo aver posto temporaneamente fine alla crisi secessionista del Nagorno-Karabakh (che ad oggi resta irrisolta, nonostante i tentativi di mediazioni internazionale), Aliyev si concentrò sulla stabilizzazione e sul rilancio economico del paese. Ciò non poteva che significare il rilancio del settore petrolifero, ormai stagnante da quasi un decennio. Attraverso un'abile politica di alleanze incrociate, il nuovo presidente azero seppe attirare un enorme flusso d'investimenti occidentali (in gran parte americani, britannici e olandesi) che venne sanzionato dalla stipula dell'accordo del secolo nel 1994, per il valore di 7.4 miliardi di dollari, relativo allo sfruttamento delle risorse petrolifere del paese.

Tuttavia, quest'eccezionale afflusso di potere non è riuscito a creare una ricchezza distribuita fra la popolazione del paese, che soffre ancora di una drastica disparità nei livelli di reddito. Cosa ancor più grave, il paese è stato incapace di diversificare la propria economia e diventa sempre di più dipendente dalle riserve petrolifere. Quest'ultime, se sfruttate con i ritmi attuali, potrebbero esaurirsi nei prossimi 15 anni. Ciò è in parte dovuto ad una gestione degli affari politici basata ancora su criteri di clan, piuttosto che di rappresentazione democratica.

A conferma di ciò, la successione alla presidenza nel 2003 ha portato all'elezione del figlio di Heydar Aliyev, Ilham Aliyev, attraverso un processo elettorale caratterizzato da brogli e limitazioni della libertà di stampa e espressione. Le recenti elezioni parlamentari del novembre 2005 non sembrano aver portato un'inversione di tendenza e hanno confermato lo strapotere del partito presidenziale (YAP) che si è aggiudicato più del 90% dei seggi disponibili.

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11/01/2006 - 

Armenia

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13/01/2005 -  Anonymous User

Superficie:
750.580 kmq
Popolazione:
67.803.297
Capitale:
Ankara
Lingua ufficiale:
turco

Altre lingue:
curdo (zaza e kurmanji le due varianti più diffuse nel Paese), arabo, circasso, bosniaco, greco, armeno
Divisione amministrativa:
81 province (iller)
Moneta:
Lira turca - TRL (1.673.000 lire = 1 euro - agg. al 05/2006)
Lira turca forte - TRY (1,67 lire = 1 euro - agg. al 05/2006)

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21/09/2004 -  Anonymous User

Superficie:
20.273 Kmq
Popolazione:
1.964.036
Capitale:
Lubiana (330.000 ab.)

Gruppi etnici presenti:
sloveni (88%); croati (3%); serbi (2%); bosniaci (1%); jugoslavi (0,6%); ungheresi (0,4%); altri (5%)
Religioni diffuse:
cattolica (70,8%); evangelista riformata (2%); luterana (1%); musulmana (1%); atea (4,3%); altre (20,9%)
Lingua ufficiale:
sloveno
Altre lingue diffuse:
croato, serbo, ungherese, italiano, tedesco
Divisione amministrativa:
192 comuni; la Slovenia fa parte dell'Unione Europea dal 1 maggio 2004
Moneta:
Tolar sloveno - SIT (240 tolar = 1 euro - agg. al 05/2006)