A distanza di parecchio tempo riaffiora il caso di trafficking della ragazza moldava S.Č.. Una commissione governativa accusa alti funzionari del Ministero dell'Interno e la comunità internazionale di aver costruito lo scandalo che vide coinvolti uomini dell'amministrazione statale

15/12/2004 -  Jadranka Gilić Podgorica

In Montenegro si ritorna a parlare di una delle vicende più controverse del panorama politico montenegrino, ossia del caso della giovane donna S.Č. originaria della Moldavia, vittima del traffico di esseri umani.

Nel novembre 2002 la ragazza moldava (che per motivi di sicurezza viene nominata con le sue iniziali), aveva portato a galla lo scandalo del traffico di esseri umani in Montenegro, coinvolgendo alti funzionari dell'amministrazione statale. Il procedimento penale riguardante questo caso fu interrotto nel maggio 2003, per insufficienza di prove.

A seguito delle proteste della comunità internazionale il Montenegro invitò gli esperti del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa (OSCE) a svolgere le indagini sul caso. Secondo il rapporto delle due istituzioni, risalente al novembre 2003, nessuno tra la polizia, la giurisprudenza, gli alti ufficiali, il settore civile, svolse bene la propria parte di lavoro. Di conseguenza il Governo montenegrino formò una commissione col compito di valutare il ruolo della polizia nel caso di trafficking della ragazza S.Č. La scorsa settimana, a più di un anno di distanza, la commissione ha prodotto il rapporto, provocando forti reazioni sia da parte dell'opposizione che della comunità internazionale.

Secondo il rapporto l'intero caso sarebbe riconducibile ad una cospirazione orchestrata da alcuni funzionari del Ministero dell'Interno in collaborazione con la comunità internazionale. La conclusione principale del rapporto afferma che il Ministero dell'Interno (MUP) è colpevole di aver trasformato il caso S.Č. in uno scandalo. La commissione ha spiegato che lo scandalo è stato montato dall'ex Ministro della polizia, Andrija Jovićević, con l'aiuto dell'ex coordinatore nazionale del consiglio anti-traffico e attuale supervisore del capo della direzione doganale, Milan Paunović, dell'assistente per la sicurezza pubblica del ministro della polizia, Mićo Orlandić, dell'amministratrice della ONG montenegrina «Casa sicura delle donne», Ljiljana Raičević, e della comunità internazionale.

Tuttavia, secondo il rapporto della commissione la responsabilità principale dello scandalo ricade su l'ex Ministro della polizia, Andrija Jovićević, perché avrebbe avuto intenzione di abbattere il governo. Inoltre, altri alti funzionari della polizia sono stati accusati per aver contribuito alla montatura dello scandalo.

Il documento è stato consegnato al Governo, il quale ha deciso di mantenere un netto riserbo sulla vicenda, visto che, eccetto Jovićević, gli altri accusati fanno ancora parte della gerarchia politica. Confermare le posizioni e le conclusioni del rapporto della commissione significherebbe per il Governo chiedere le dimissioni degli attuali funzionari, dato che si afferma che hanno operato contro lo Stato. Ma, data la mancanza dell'appoggio dell'SDP, partito minore della coalizione governativa, in quanto un suo alto funzionario, Mićo Orlandić, si trova tra gli accusati, il Governo ha deciso di mantenere una linea di riservatezza sul rapporto.

Dal canto suo l'ex Ministro della polizia, Andrija Jovićević, ha rigettato le accuse, chiedendo di dimostrare le prove contro la polizia.

L'SDP non ha voluto analizzare il rapporto, mentre gli accusati Orlandić e Paunović non hanno ancora rilasciato dichiarazioni.

Tra gli accusati si trova anche Ljiljana Raičević, l'amministratrice della ONG «Casa sicura delle donne», la quale ha negato l'ipotesi di cospirazione, senza nascondere la delusione per il modo in cui si parla della vittima nel rapporto.

Per quanto riguarda la comunità internazionale, le reazioni al rapporto della commissione del Governo sono giunte dal capo missione dell'OSCE, Maurizio Massari. Secondo quanto riporta il quotidiano «Dan» del 4 dicembre scorso, Massari ha dichiarato che trattare la vittima - la cittadina moldava S.Č. - come se fosse una criminale, invece di difenderla, può solo recare danno al Montenegro.

Il capo missione dell'OSCE ha detto anche di essere molto scontento, non soltanto del trattamento della vittima nel rapporto, ma del rapporto in generale. «Siamo scontenti del contenuto e del modo in cui è stato scritto il rapporto della commissione. Credo che il rapporto non aiuti a risolvere i problemi cruciali relativi al funzionamento della polizia e del Codice Penale montenegrino nei casi di trafficking. Dall'inizio la Commissione non ha avuto autorizzazioni ben definite e, di conseguenza, non ha definito i problemi strutturali delle attività della polizia. In tal senso non siamo contenti del contenuto del rapporto e siamo anche molto scontenti della parte in cui si accusa la comunità internazionale della montatura dello scandalo. La comunità internazionale ha avuto un ruolo importante nel processo e ha anche fornito raccomandazioni riguardo il caso S.Č.»

Il capo missione dell'OSCE ha aggiunto che un'altra cosa importante riguarda il fatto che nel rapporto manca una adeguata comprensione della lotta al traffico di esseri umani, basata sui principi dei diritti umani.

Massari ha sottolineato che il lavoro della polizia e della magistratura deve essere più trasparente e che il loro ruolo, in casi come questo, deve godere di una maggiore importanza.

Il capo missione dell'OSCE ha consigliato al Governo montenegrino di seguire le raccomandazioni dell'OSCE e del Consiglio d'Europa, così come le raccomandazioni riguardanti il caso S.Č, consegnate al governo.

Massari ha anche raccomandato al Governo di adottare una legge sulla polizia che aiuti a dare maggiore forza a quest'ultima in casi del genere.

Il rapporto della commissione è stato inoltrato al ministro della polizia, Dragan Đurović, per permettergli di indagare sulla responsabilità dei suoi collaboratori, Orlandić e Paunović. Inoltre, il rapporto è giunto pure al Procuratore della repubblica, Vesna Medenica, dalla quale si attendono reazioni.

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