Macedonia del Nord - Articoli

Il governo decide la sorte di cinque grandi aziende

14/06/2001 -  Anonymous User

Il governo macedone si e' riunito il 12 giugno per decidere i destini di cinque grandi aziende del paese oberate dai debiti (si veda Notizie Est #443 del 3 giugno 2001). L'esecutivo ha deciso che tali aziende verranno liquidate, ma, di fronte alla minaccia, da parte dei sindacati, di proteste di massa accompagnate da blocchi delle principali vie di comunicazione, ha deciso di congelare la loro situazione fino al termine della crisi militare nel paese. La chiusura di tali aziende lascera' senza lavoro piu' di 7.000 persone, in un paese in cui la disoccupazione e' gia' al 45%.


Il panico a Skopje

13/06/2001 -  Anonymous User

Come probabile conseguenza alla dichiarazione dell'Esercito di Liberazione Nazionale circa la possibilità di poter colpire la città, anche tra gli abitanti di Skopje iniziano i primi sintomi di una psicosi da guerra imminente.
In questo momento la cosa più ricercata nella capitale macedone sembra essere la benzina, ai distributori si attende oltre un'ora. I benzinai riferiscono che una situazione simile è accaduta due anni fa, quando ci sono stati i bombardamenti della NATO sulla Jugolsavia.
Nonostante i commercianti cerchino di tranquillizzare i cittadini di Skopje circa la non scarsità dei generi, i cittadini della capitale orientano i loro acquisti su grandi quantità di zucchero, farina, olio, scatolame e medicine.


Gli aiuti non arrivano a Lipkovo

13/06/2001 -  Anonymous User

È fallita l'azione che avrebbe dovuto portare gli aiuti umanitari alla popolazione civile (circa 17.000 persone) della zona di Lipkovo. Le forze di sicurezza macedoni hanno impedito che con il convoglio umanitario entrasse anche una delegazione di giornalisti stranieri, così come richiesto dai guerriglieri albanesi. Come confermato dalle fonti albanesi in Macedonia, il comando dell'UCK ha fornito garanzie di sicurezza per tutti quei giornalisti che vogliono soggiornare nel comune di Lipkovo.
Il convoglio umanitario prevedeva la consegna di generi alimentari e per l'igiene, mediante il trasporto con 15 camion e 11 piccoli autobus.


Il governo macedone approva il piano Trajakovski

13/06/2001 -  Anonymous User

Il governo di unità nazionale macedone ha approvato il piano di soluzione della crisi proposto dal presidente Boris Trajkovski. Il piano presentato ieri dal capo di stato macedone prevede cinque fasi da realizzare in 45 giorni, che vanno dalle attività militari all'amnistia per quei guerriglieri che deporranno le armi.
La prima fase del piano che è già in corso si riferisce alle attività politiche e diplomatiche e alla formazione di un'unione delle forze di polizia e militari al fine di combattere la guerriglia albanese. La quarta fase dovrebbe riguardare il disarmo dei combattenti albanesi. Questa fase del piano contiene inoltre l'amnistia per quei combattenti che sono stati mobilitati con la forza, quindi non volontari, e che non hanno commesso alcun crimine.
Il piano di soluzione della crisi, che non prevede alcun cambiamento delle frontiere dello stato né una sua federalizzazione o cantonizzazione, è già stato pienamente accolto dalla comunità internazionale e dal presidente dell'Albania Pascal Milo.


Macedonia: ancora incidenti

10/06/2001 -  Luka Zanoni

La situazione in Macedonia peggiora di giorno in giorno. Dopo l'uccisione di cinque militari dell'Esercito macedone, un altro soldato macedone è morto domenica, come comunica l'agenzia "Beta" si tratta del capitano Sinisa Stojilov. Con lui altri tre soldati sono rimasti feriti dalle milizie dell'UCK nelle vicinanze del villaggio di Slupcane, presso Kumanovo. L'azione, dell'Esercito macedone, era iniziata all'alba di domenica nei dintorni di Slupcane, Orizare e Otlja.Ieri, per voce di uno dei capi dei ribelli albanesi, il comandante Hoxha, è stato lanciato un ultimatum al governo di Skopje. Il comandante Hoxha ha dichiarato, infatti, che se l'esercito macedone non cesserà le offensive contro i villaggi del nord controllati dall'Uck, le forze della guerriglia colpiranno Skopje. Hoxha ha riferito via telefono alla Reuters che "saremo in grado di colpire gli obiettivi che consideriamo legittimi nella stessa Skopje, quali: l'aeroporto, il parlamento, la stazione di polizia, il Ministero della Difesa o il Ministero dell'Interno". Hoxha ha inoltre precisato che la città verrebbe colpita dalle montagne con razzi, proiettili di mortaio da 120mm e alcune armi anti aeree, aggiungendo infine, che la quantità di armi a disposizione non è ampia ma sufficiente.
Il luogo dal quale condurre gli attacchi alla capitale macedone potrebbe essere la collina attorno alla cittadina di Aracinovo, distante solo dieci chilometri da Skopje e occupata venerdì dall'UCK che immediatamente ha proclamato l'intera zona "territorio libero". Tuttavia, come riporta l'agenzia "Reuters", un esperto della difesa ha fatto notare che i proiettili da 120mm utilizzati dai mortai, hanno una gittata di 4,5 miglia, non sufficiente quindi per colpire l'aeroporto o gli altri obiettivi che Hoxha ha menzionato. Non è chiaro quindi quanto sia credibile la minaccia rappresentata dalle altre armi a disposizione.Nel frattempo continua la fuga di civili dalla zona dei combattimenti. Secondo l'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati, nella sola giornata di sabato circa 4.500, fra i quali bambini e anziani, hanno, attraversato la frontiera col Kosovo , come riporta l'"Ansa" si tratterebbe del numero più alto raggiunto dall'inizio del conflitto a febbraio scorso. Come riporta in prima pagina il quotidiano "Danas" , la situazione è preoccupante anche per la popolazione civile di Kumanovo (oltre 100.000 abitanti), che da giorni ormai rimane sotto regime di ristrettezza idrica, dopo che l'Esercito di Liberazione Nazionale (UCK) ha preso possesso della diga di Lipkovo. Attualmente la città viene rifornita da una trentina di cisterne per l'acqua potabile, che tuttavia non sono sufficienti nemmeno per i bisogni minimi.


Proposta per una soluzione della crisi macedone

09/06/2001 -  Anonymous User

Il presidente macedone, Boris Trajkovski, ha avanzato, venerdì, un piano di soluzione della crisi che imperversa nel paese da oltre quattro mesi, dopo che l'esercito macedone ha ignorato la tregua per il cessate il fuoco proposta dai guerriglieri sferrando un attacco, con elicotteri e artiglieria, alle postazioni dei ribelli nella zona a nord est di Skopje. Si è trattato, come comunica l'agenzia Reuters, del più grosso attacco dopo l'uccisione dei cinque militari macedoni.
Il capo di stato macedone, durante la seduta straordinaria del Parlamento, ha inoltre accusato i ribelli di voler perseguire "la divisione della società e di condurre il paese nel caos". I combattenti affermano invece che non hanno alcuna intenzione di dividere il paese, ma di porre fine alla discriminazione nei confronti della popolazione di etnia albanese (circa il 30% dei poco più di 2 milioni di abitanti complessivi), perpetrata dalla popolazione di etnia macedone, in modo particolare nei settori dell'educazione, dell'impiego e dei diritti alla lingua.
Il piano presentato da Trajkovski è composto da tre punti comprendenti una ridefinizione delle forze di sicurezza, alcune misure per incoraggiare i ribelli al disarmo e un'accelerazione delle riforme politiche verso l'accettazione delle lamentele della popolazione albanese riguardanti la loro discriminazione nel paese. Il piano di Trajkovski è stato benevolmente accettato dall'Alto rappresentante europeo per la politica estera e la sicurezza, Javier Solana, giunto a Skopje nella serata di venerdì. Secondo Solana si tratta di "un ottimo piano ed ha il nostro supporto".Trajkovski ha inoltre espresso la volontà che la polizia e l'esercito vengano posti sotto un medesimo comando, (attualmente la polizia fa riferimento al Ministero dell'Interno e l'esercito al Ministero della Difesa e i due ministri provengono da partiti differenti), dichiarando infine che "non è questo il tempo per le rivalità tra i partiti".
Per una soluzione politica e non militare si sono espressi anche i 19 ministri della difesa dei paesi NATO, riuniti ieri a Bruxelles, e che hanno condannato l'uccisione dei cinque militari macedoni, come "una barbara azione". Il segretario generale della NATO, George Robertson, ha poi ribadito che "non esiste una soluzione militare dello stato esistente" e solo un processo di soluzione politica potrà condurre ad una pace prolungata.


Luka Zanoni,
© Osservatorio sui Balcani;


La reazione macedone: incidenti a Bitola

07/06/2001 -  Anonymous User

Come probabile reazione all'uccisione, da parte dell'UCK, di cinque militari dell'esercito macedone, per tutta la notte scorsa si sono susseguiti gravi incidenti nella città di Bitola. Infatti, tre dei cinque soldati rimasti uccisi ieri erano di Bitola, una delle maggiori città della Macedonia meridionale, dove la presenza albanese è di circa il 10% dei complessivi 80.000 abitanti della città. Molti negozi di albanesi sono stati presi di mira da ripetuti attacchi, parecchi sono stati dati alle fiamme o colpiti alle vetrate, da parte di una folla di manifestanti macedoni. Anche l'abitazione del viceministro della sanità, Muharrem Nexhipi, è stata incendiata. Il viceministro ha detto all'Ansa che i poliziotti non sono intervenuti se non dopo le tre di notte, quando l'ondata di violenza iniziava a scemare.
Come riporta l'IWPR (su un commento di Sime Alusevski, giornalista del settimanale regionale Bitolski Vjesnik) altri incidenti a Bitola, considerata una delle città dove la convivenza tra albanesi e macedoni non ha mai incontrato difficoltà, si erano verificati durante la notte del 30 aprile scorso, a seguito dei funerali di quattro soldati dell'esercito macedone, originari della città. Anche allora i manifestanti distrussero le vetrine dei negozi dei proprietari albanesi, ricordando ad alcuni la "notte dei cristalli". La maggior parte degli esercizi colpiti dagli attacchi di violenza non è stata ancora riparata. Le assicurazioni stentano a stipulare contratti con proprietari albanesi, e solo alcuni sono stati rimborsati dopo gli incidenti.
Alcuni albanesi credono comunque che gli incidenti non siano opera degli abitanti macedoni di Bitola, piuttosto pensano si tratti di un'orchestrazione ad opera di gruppi politici macedoni con base a Skopje, altri addossano invece le responsabilità ai tifosi della squadra di calcio Ckembari. Uno dei militari uccisi ieri faceva, infatti, parte del Ckembari e, sempre secondo il giornalista Sime Alusevski, il fratello del militare ucciso, che lavora come taxista a Bitola, è riuscito ieri ad organizzare un gruppo di duecento taxi che hanno guidato attraverso il centro della città, suonando i clacson e sventolando manifesti anti-albanesi.
Questi continui scontri stanno esasperando la popolazione, che inizia seriamente a preoccuparsi per la propria incolumità e non sono pochi quelli che temono un accrescimento della violenza e delle provocazioni.
Il portavoce del governo, Antonio Milososki, ha dichiarato: ''A questo punto in Macedonia bisogna proclamare lo stato di guerra''. Una proposta apparentemente condivisa anche dal premier, Ljubco Georgievski, e invece finora respinta dal capo dello Stato Boris Trajkovski e da Branko Cernenkovski, ex primo ministro e leader dell'Unione socialdemocratica, importante formazione politica, membro della coalizione governativa in crescente conflitto con il partito del primoministro. (Ansa)
Sia il ministro dell'interno che quello della difesa si sono detti contrari alla proclamazione dello stato di guerra, promettendo "un'immediata e dura risposta delle forze di sicurezza contro i terroristi albanesi responsabili della strage di Tetovo".

Da parte occidentale, l'Alto rappresentate europeo per la politica estera e la sicurezza, Javier Solana, ha reagito negativamente alla proposta avanzata dal premier Georgievski affermando che: "ciò servirebbe solo ai terroristi e non favorirebbe la soluzione della crisi". Dello stesso parere è anche il presidente della UE, Anna Lindh, che durante un colloquio telefonico con Skopje, ha cercato di convincere il presidente Trajkovski e il ministro degli Esteri, Ilonka Mitreva, a trattenersi dal dichiarare lo stato di guerra "perché ciò favorirebbe l'aumento della violenza e fornirebbe una scusa alla continuazione delle azioni dei terroristi, così come l'uccisione di civili". (Sense)


Balcani: la 'discesa in campo' degli Stati Uniti

19/05/2001 -  Anonymous User

Gli Stati Uniti hanno offerto un milione e mezzo di dollari USA per aumentare il numero di albanesi nelle forze di polizia macedone. Secondo fonti ufficiose vicine all' ambasciata americana in Skopje, sembrerebbe che questa proposta rientri negli sforzi per diffondere la crisi macedone. Un intervento che evidenzia i sempre maggiori interessi che dell'amministrazione americana. Bush si recherà nel prossimo giugno in Slovenia per il vertice russo-americano con il premier russo Putin.


Incontri diplomatici contro la 'Grande Albania'

10/05/2001 -  Anonymous User

Incontri tra politici per chiarire la situazione macedone. Da "Le Monde Diplomatique".