seguito

(come si fa a convincere tutti gli altri a non chiedere la revisione su base etnica delle proprie frontiere?). La divisione etnica del Kosovo è figlia della stessa visione di molti movimenti nazionali balcanici del '800, non più proponibili (nonché simmetrica della visione del Memorandum SANU '86). In più, ciò comporterebbe scambi di popolazione tra il nord e il sud dell'Ibar, con buona pace tra l'altro per i monumenti serbi che si trovano tutti a sud) ed eventualmente di territori (Valle del Presevo per Kosovo del Nord) e la creazione di un ridimensionato Kosovo monoetnico, al quale per nessun motivo potrebbe essere negato l'unificazione con l'Albania. Si possono facilmente immaginare le reazioni dei vicini, nonché un'eventuale reazione a catena che potrebbe superare le frontiere dell'ex-Jugoslavia. Nell'Europa del 2006 una visione del genere è semplicemente inammissibile. Insomma, il Kosovo (sul quale la Serbia ha perso definitivamente i diritti nel 1998-1999) ai kosovari, (a chi sennò? Colonia UE o che altro?), intesi come cittadini CON la propria identità etnica, linguistica, culturale e religiosa tutelata, sotto tutela/supervisione/condizionamento internazionale (questione di terminologia) risulta l'unica soluzione attuabile.