Analisi dei flussi migratori e delle problematiche ad essi connesse in un paese che non c'è. Tra vecchi rifugiati e nuovi migranti.

30/07/2002 -  Anonymous User

La situazione

In Kosovo il tema più importante, e dai riflessi politici più profondi, è la questione dei ritorni. Le precarie condizioni generali di sicurezza e i ripetuti attacchi alle comunità non albanesi dopo il giugno 1999 hanno spinto a lasciare il Kosovo circa 200.000 persone, in gran parte appartenenti alle comunità rom e serba.
Durante la prima fase dell'amministrazione internazionale, la questione dei ritorni ha rappresentato un tema intrattabile, sia per le resistenze della comunità albanese sia perché, affrontandola, la comunità internazionale si sarebbe dovuta prevedibilmente confrontare anche con il problema dello status finale del Kosovo. L'uscita di scena di Milosevic, nell'ottobre del 2000, e i buoni rapporti tra le autorità jugoslave e serbe e l'amministrazione internazionale in Kosovo, hanno permesso l'inizio di un confronto tra UNMIK (Missione delle Nazioni Unite in Kosovo) e Belgrado in materia di ritorni. Ciò si è concretizzato dapprima in provvedimenti puntuali, come il divieto, emanato dall'UNMIK, per gli appartenenti alla comunità serba di vendere le proprie proprietà ai membri della comunità albanese senza il permesso della comunità internazionale, in modo da contrastare le intimidazioni nei confronti delle minoranze legate alla compravendita di immobili e favorire i ritorni.
Quindi, è stato siglato un accordo tra UNMIK e la rappresentanza serba in Kosovo per l'applicazione di un piano dell'UNHCR finalizzato a consentire il ritorno verso dieci aree definite non problematiche, dove, secondo l'amministrazione internazionale, ci sarebbero condizioni più favorevoli all'integrazione di coloro che dovessero rientrare. Infine, il nuovo rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite, e capo dell'UNMIK, Michael Steiner, ha posto, al momento di insediarsi, il ritorno delle minoranze tra le priorità del suo mandato, e ha presentato, a metà maggio di quest'anno, un documento programmatico che identifica i principi su cui dovranno incardinarsi i processi di rientro. In primo luogo, i ritorni dovranno essere volontari; in secondo luogo sostenibili, ovvero dovranno essere garantiti a chi ritorna: l'accesso ai servizi essenziali, la libertà di circolazione, la possibilità di mantenersi con un lavoro; un ulteriore principio cardine è il diritto a rientrare nella propria area di origine, e non in una diversa. Il documento auspica un approccio unitario di tutte le istanze della comunità internazionale in Kosovo al problema, che permetta una prima ondata di ritorni tra l'estate e l'autunno del 2002 che possa stimolare flussi più significativi nel 2003 e nel 2004.
Un utile complemento al documento dell'UNMIK è costituito dal rapporto periodico dell'UNHCR sulla situazione delle minoranze in Kosovo, che rileva come dal settembre 2001 all'aprile del 2002 le condizioni di sicurezza per le minoranze siano gradualmente migliorate, e siano diminuiti i casi di aggressione. La libertà di circolazione è rimasta invece estremamente problematica per tutto il periodo considerato, e l'accesso da parte delle comunità non albanesi ai servizi essenziali è stato di fatto impossibile, tanto che sono state create strutture parallele nelle zone abitate da serbi. Il rapporto dell'UNHCR raccomanda che l'accesso ai servizi pubblici e in particolare all'educazione sia garantito a tutti gli abitanti del Kosovo a prescindere dai costi per la comunità internazionale, e, in tema di ritorni, suggerisce di attribuire maggiore importanza alla qualità e alla sostenibilità piuttosto che ai numeri dei primi rientri, lavorando sul dialogo interetnico e dando vita a una maggiore collaborazione tra autorità civili e militari in materia.
Molto acuto è in Kosovo il problema della tratta di esseri umani, in particolare la tratta di donne a fini di sfruttamento sessuale. Il Kosovo è da un lato un luogo di destinazione della tratta, per cui donne moldave, russe, ucraine, romene, bulgare, albanesi e russe vengono introdotte in Kosovo e costrette a prostituirsi; dall'altro è anche un punto di origine, essendo le donne kosovare anch'esse vittime di tratta.

Documentazione

Rrahman Pacarizi, Plans for the Return of Kosovo Serbs, AIM-Pristina, 14 January 2002

OSCE/UNHCR, Ninth Assessment of the Situation of Ethnic Minorities in Kosovo, September 2001-April 2002.
OSCE/UNMIK, Property Rights in Kosovo, January 2002

UNMIK, A Conceptual Framework for the Right to Sustainable Return, 17 maggio 2002

IOM Kosovo/Counter-Trafficking Unit, Return Reintegration Project. Situation Report-Feb 2000 to April 2002

Adem Demaci e padre Sava, due importanti figure di riferimento rispettivamente della comunità albanese e serba del Kosovo intervengono sul tema dei rientri

Organizzazione Internazionale per le Migrazioni


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