Operetta da manuale

Da una settimana ormai Ramush Haradinaj, il cosiddetto Primo Ministro
del Governo provvisorio della provincia serba del Kosmet occupata
dalle truppe NATO/ONU, è all'Aia in carcere, dopo aver ricevuto
un'accusa formale (vedi sotto) da parte del tribunale "ad hoc"
dell'Aia e dopo aver rassegnato le dimissioni al "Presidente" Rugova.
In pratica Haradinaj è accusato, come capo dell'UCK e insieme agli
altri due ufficiali UCK Balaj e Brahimaj, di crimini di guerra e
crimini contro l'umanità per aver formato un'associazione a
delinquere che aveva l'obiettivo di consolidare il controllo totale
dell'UCK nella zona operativa di Dukagjin, corrispondente alle
municipalità di Pec, Decani, Djakovica e alcune delle municipalità di
Istok e Kline. Tale obiettivo è stato perseguito attraverso la
persecuzione e l'espulsione della popolazione civile serba e quanti
nelle altre comunità venivano considerati collaborazionisti. I fatti
si riferiscono unicamente al periodo 1 marzo - 30 settembre 1998,
cioè nel periodo in cui si sono fronteggiate ufficialmente le forze
armate jugoslave e l'UCK.
Ciò che sembra una cosa positiva è in realtà un'arma a doppio taglio.
L'UCK viene sdoganata come forza belligerante e non come
organizzazione terroristica e i crimini imputati ai tre riguardano un
breve lasso di tempo e sono crimini "individuali". In questo modo
tutti gli altri crimini vengono cancellati con un colpo di spugna. Il
Tribunale "ad hoc" dell'Aia ora acquista credibilità anche di fronte
all'opinione pubblica serba e l'incriminazione di Haradinaj servirà a
far digerire la pillola della secessione finale del Kosovo, anche
agli occhi della comunità internazionale. Le lodi sperticate verso
Haradinaj da parte dei media e di personaggi come Solana e Jessen-
Petersen non fanno altro che confermare quest'analisi.