Aldo Bonomi, fondatore ed animatore del Consorzio Aaster, narra di un viaggio attraverso i Balcani, nella primavera del 2001. Immerso tra marginalità e ipermodernità globalizzata. Il libro è edito dalle Edizioni di Comunità.

28/02/2002 -  Anonymous User

Dalle periferie e non dal centro devono essere affrontate - è questo il senso profondo del libro di Bonomi - le grandi questioni della modernità, quali le dinamiche della globalizzazione, la rivoluzione post-fordista, i conflitti tra flussi e luoghi, il ruolo centrale del volontario. In questa prospettiva infatti esse mostrano il loro profilo più autentico: rivelando, proprio nei punti di maggiore attrito, i nevi scoperti dell'ipermodernità globalizzata.
Questa conclusione emerge dal diario di un viaggio che l'autore ha compiuto dalla Croazia fino ai confini della Macedonia e del Kosovo, attraverso la Bosnia e la Serbia, nella primavera del 2001. La descrizione di tale viaggio attraverso luoghi in cui la comunità è oramai una parola maledetta si intreccia con il racconto di un secondo percorso, questa volta intellettuale, attraverso la globalizzazione e le sue reti finanziarie. Dall'incontro nella ex-Jugoslavia, a Prijedor, con le autorità locali ed i volontari, impegnati nella costruzione di un'Agenzia per la Democrazia locale nella regione, scaturisce infatti la riflessione teorica che l'autore conduce, nella seconda parte del testo, sulla delicata opera del volontario, che non scambia e non produce merci, ma realizza valore di legame, grazie alla sua capacità di "mettersi in mezzo" fra le comunità dell'odio, rappresenta il tassello fondamentale da cui occorre ripartire per costruire tracce di comunità a contatto con il territorio. Come il piccolo imprenditore, il volontario è pertanto uno di quei soggetti che nel loro agire sottopongono all'attenzione generale un nuovo paradigma: l'intreccio inestinguibile tra la "coscienza di classe", cioè la consapevolezza dei propri interessi e della propria realizzazione economica, e la "coscienza di luogo", cioè i sentimenti di appartenenza locale e di radicamento nel proprio contesto d'azione. Al centro della ricerca si colloca perciò la dimensione del locale, quel territorio che solo può, se considerato "dal basso", con una logica opposta a quella del "sorvolo" propria della politica, ospitare nuove reti di solidarietà, coalizioni per lo sviluppo capaci di dare origine a processi di democrazia reale.


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