La sede dell'Osservatorio sui Balcani

Pubblichiamo il documento di lavoro alla base dell'incontro annuale dell'Osservatorio Balcani che si è tenuto lo scorso 5 dicembre a Rovereto.

07/12/2003 -  Anonymous User

La sede dell'Osservatorio sui Balcani

Giugno 1999. La guerra appena terminata in Kossovo ha riportato l'attenzione internazionale sulla vicenda balcanica, da un decennio specchio fedele della crisi di un sistema internazionale orfano del Muro di Berlino. E con il Kossovo torna uno spettacolo drammatico già visto: pulizia etnica, profughi, guerra 'umanitaria', aiuti umanitari, interventi d'emergenza, ricostruzione post-bellica, spartizioni strategiche, solidarietà e business... Il "circo umanitario" sposta i suoi quartier generali da Sarajevo a Pristina (per muoverli poi successivamente verso Kabul, verso Bagdhad...), e "l'insostenibile leggerezza" della cooperazione internazionale trova un nuovo terreno nel quale agire.
In questo contesto nasce l'idea di un Osservatorio Permanente sui Balcani. Per avere uno sguardo costante ed approfondito su quest'area del mondo, al di là delle fuggevoli emozioni mediatiche della guerra. Per monitorare l'attività delle organizzazioni non governative e delle grandi Agenzie internazionali, e se del caso denunciarne la superficialità e l'inadeguatezza. Ma anche per sostenere le associazioni, i comitati locali e le Ong che realmente volessero praticare la cooperazione decentrata e la diplomazia popolare, offrendo loro aiuti, strumenti e riflessioni.
Giugno 2003. A Salonicco i capi di Stato dell'Unione Europea, incontrando i loro omologhi dei Balcani, dichiarano ufficialmente che il processo di allargamento non sarà completato finché non comprenderà anche i paesi del Sud Est Europa. Segno che i Balcani stanno cambiando, e così anche lo sguardo europeo su quest'area. Non più esclusivamente luogo dell'odio etnico e del disordine, ma anche necessità imprescindibile per l'Europa. Restano ancora molti nodi da risolvere, come gli assetti istituzionali in Kossovo o in Bosnia Erzegovina, il completo rientro di rifugiati e sfollati, l'economia che ristagna anziché rilanciarsi, il senso di democrazia sempre instabile, lo stato sociale in smantellamento, le autonomie locali ancora fragili, etc... Ma il cammino verso l'Unione Europea è indicato, e costituisce un cambio sostanziale di scenario dopo il decennio lungo dei nazionalismi.

Assieme ai Balcani, in questi anni anche l'Osservatorio ha cercato di evolvere cogliendo i mutamenti in atto:

- nell'informazione sui e dai Balcani, che in Italia si è fatta sempre più scarsa e disattenta dentro i media tradizionali (emblematica la chiusura della sede Rai di Belgrado, l'unica nell'area). Gli addetti ai lavori, ma anche i semplici lettori o curiosi, registrano dunque un vuoto che almeno in parte l'Osservatorio ha cercato di colmare. Così da bollettino informativo di servizio per i cooperanti, il portale www.osservatoriobalcani.org ha assunto in maniera crescente una vera e propria funzione giornalistica, rafforzando anche la qualità e il numero dei corrispondenti locali. Indicatore evidente di ciò sono gli oltre tremila lettori settimanali, così come le importanti collaborazioni avviate, da Rainews 24 all'Agenzia fotografica Contrasto;
- nei bisogni della ricostruzione post-bellica dei Balcani, che in molte aree si è fermata alla sola (e tutto sommato semplice) ricostruzione materiale di case e infrastrutture. In questi tre anni l'Osservatorio ha lanciato diversi stimoli culturali agli operatori sul campo - attraverso ricerche, dossier, seminari, convegni... - per attirare l'attenzione sui diversi bisogni della ricostruzione immateriale. Per agire su questi bisogni, che riguardano le competenze e le responsabilità individuali e delle comunità, l'Osservatorio ha cercato di presentare esperienze e strumenti concreti di lavoro: per la cooperazione sostenibile, lo sviluppo locale, l'elaborazione del conflitto e la riconciliazione, la creazione di reti europee...

- negli attori italiani della solidarietà e della cooperazione coi Balcani, la cui presenza è rapidamente mutata nei numeri e nella tipologia di intervento. Delle esperienze di scambio e partnership territoriale avviate durante le guerre in Croazia e Bosnia poche sono quelle ancora vive, per quanto importanti e significative (si pensi ai 200 volontari italiani che in novembre hanno ricordato a Zavidovici i dieci anni di impegno con la cittadina bosniaca). In Kossovo il "disimpegno umanitario" è stato ancora più rapido e massiccio, pur anche qui con lodevoli eccezioni. Oggi perciò nell'insieme dei Balcani la presenza di associazioni, Ong e gruppi di volontariato è notevolmente calata. E' invece in crescita il coinvolgimento diretto degli Enti locali e regionali, sia per la prospettiva europea che crea interesse ed occasioni ad accrescere parternariati euro-balcanici, sia per la relativa disponibilità di fondi europei e nazionali a ciò dedicati (Interreg, Legge 84/01...). L'Osservatorio lo registra dalle richieste crescenti di Enti locali e regionali per un "accompagnamento" verso questa forma di internazionalizzazione. E ha cercato di attrezzarsi con il progetto di portale www.balcanicooperazione.it, un servizio al sistema della cooperazione decentrata italiana nell'area.
Di questo percorso, e della direzione di cammino che abbiamo preso, vorremmo discutere nell'incontro annuale dell'Osservatorio, che si terrà a Rovereto il prossimo 5 dicembre. Lo faremo in modo aperto assieme a quanti in questi anni hanno permesso l'esistenza stessa dell'Osservatorio: finanziatori, partner, membri del comitato scientifico, collaboratori, istituzioni e singole persone che hanno fatto un pezzo di strada con noi.

Dall'incontro del prossimo 5 dicembre vorremmo uscire con le disponibilità a rinnovare un "patto di adesione e collaborazione" con l'Osservatorio sui Balcani, da definire nei mesi successivi e che valga almeno per altri tre anni. E vorremmo individuare proposte utili per delle forme di confronto permanente tra i diversi soggetti (associazioni, Ong, Regioni ed Enti locali, movimenti...) che oggi lavorano concretamente con le comunità locali dell'area.
Dal 1999 al 2003 il Sud Est Europa ha vissuto molti cambiamenti; ci auguriamo che da qui al 2006 ne viva altrettanti, e di segno positivo. Ma dobbiamo attrezzarci per seguirli e saperli leggere, fin da subito.
Vedi anche:5 dicembre, incontro annuale dell'Osservatorio


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