Gianfranco Bettin, in un articolo pubblicato per Il Manifesto (19 marzo), presenta il nuovo libro di Aldo Bonomi. "... il rendiconto di un'esperienza ... una chiara coscienza delle possibili alternative, delle vie ragionevoli e costruttive...".

21/03/2002 -  Anonymous User

Ogni volta che sente mettere in dubbio le proprie virtù (o presunte tali) la buona società del Nordest esibisce i molti "volontari" impegnati in opere solidali, nella regione e altrove. Dimenticando, però, che tra quei "volontari" molti sono radicalmente critici proprio verso il modello sociale e comunitario locale. Aldo Bonomi, infaticabile e acuto indagatore della società e del tempo in cui siamo "situati", ha recentemente viaggiato tra Nordest (come luogo tipico e ricco della nuova società globale) ed ex Jugoslavia (come luogo tipico e devastato, uscito dalle convulsioni della vecchia società ed entrato, nel modo più tragico, nella nuova: un esauriente e avvincente bilancio degli ultimi dieci anni lo si può ora trovare in La guerra dei dieci anni.
Jugoslavia 1991-2001, a cura di Alessandro Marzo Magno, Il Saggiatore, p. 528, E. 21,69). Questo viaggio Bonomi lo ha fatto in compagnia di un "volontario" che esprime al meglio la concretezza dell'impegno e la consapevolezza della necessità di un approccio critico al contesto. Tanto più se il luogo dell'impegno è tra Serbia, Croazia e Bosnia, e ai confini tra Kosovo e Macedonia, cioè in alcune città e paesi dove la ricostruzione post-bellica non può non essere anche ricostruzione dei legami sociali e umani e trasformazione delle coscienze.
Questo itinerario - che è anche un itinerario nella nostra realtà, nel suo essere luogo cruciale di un tempo in cui i "flussi" (di capitale, di produzione, di informazione, di potere...) attraversano e modificano i "luoghi" - è ora un libro di inquietante attualità, La comunità maledetta. Viaggio nella coscienza di luogo, Edizioni di Comunità, p.173, E. 14. E' in parte, appunto, diario di un viaggio nelle dilaniate comunità dell'ex Jugoslavia, dove la "maledizione" dell'odio etnico ha prodotto catastrofi. Ma è anche un viaggio nella ricostruzione, compiuto insieme a chi "si mette in mezzo" all'odio e ai conflitti e tenta di mediare, di trovare o ricostruire nessi positivi che aprano a un futuro altrimenti impensabile. Lo accompagna Michele Nardelli, della Casa della Pace di Trento, uno dei principali tessitori dell'"Agenzia per la democrazia locale" , un progetto (promosso da 15 comuni trentini, dalla Casa della Pace e dall'Associazione Trentini nel Mondo insieme alle Autorità e a alle Ong locali) che, in particolare a Prijedor, nella Repubblica serba di Bosnia, unisce ricostruzione materiale e ricomposizione sociale. Nardelli, non a caso, viene da un'esperienza di intervento in Trentino che comprende, tra l'altro, l'esperienza della formazione di "Solidarietà", da anni impegnata nella ricerca di una via originale di lavoro politico, di rappresentazione e di governo dei conflitti (sociali, ambientali, culturali) in una regione di frontiera.
E', questo di Bonomi, un libro in sintonia con gli ultimi suoi, tesi a delineare il quadro delle società postfordiste, attraversate dal vento della globalizzazione neoliberista. Qui troviamo però anche il rendiconto di un'esperienza, che dimostra come si possa opporre a questo vento, e alle derive che produce, non l'odio, non la maledizione degli egoismi e dei peggiori sentimenti che devastano le comunità, bensì una chiara coscienza delle possibili alternative, delle vie ragionevoli e costruttive che consentono di pensare e di realizzare percorsi e obiettivi condivisi, e valori, individui e comunità che reciprocamente si rispettano.di Gianfranco Bettin


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