purtroppo non più

Il turismo per me non è solo il luogo. Prevalentemente è la gente. E se la gente non è amichevole (e sono stata svariate volte a Dubrovnik, Cavtat, Split dopo la guerra), dopo i tanti tentattivi di tentare di ricominciare, non ne ho davvero più voglia. Sullo Stradun hanno allestito il museo che evoca i bombardamenti, sembra l'eterna camera ardente, con le foto dei ragazzi (soldati) defunti che ti guardavano dalle pareti. I fiori, il video che gira in continuazione e spiega come la Serbia ha deciso di invadere la Croazia. La storia a modo loro scritta in tutte le lingue, mancava forse lo swahili. Immaginavo se un museo del genere fosse messo alla Knez Mihajlova di Belgrado che evocasse le vittime di Jasenovac e pensavo che non avrebbe portato un bene alla mia gente. I camerieri erano scortesi appena sentivano il mio accento, le donne al mercato scontrose, i doganieri non ne parliamo. Non credo pià di andare, purtroppo. Poteva essere una grande chance uscire fuori con il turismo, è stata un occasione mancata. Poi ho sentito anche delle storie positive dai amici. E anche la mia lo era a Zagabria dove la gente mi sembra più disposta al dialogo. Mi mancano qui luoghi da morire, ho passato la giovinezza in Dalmazia. Ma senza la gente, i luoghi da soli non bastano. Li ho già nei ricordi, come Azra, come tutti noi di quelle generazioni.