La scomodita' di Giacomo Scotti

" terre divenute ora slovene e croate,abitate in massima parte de italiani." scrive Enzo in merito al commento di Grubiša su Scotti. Vediamo i fatti e facciamolo con il censimento probabilmente meno fazioso (anche se ogni censimento va trattato per quello che e'; uno strumento statistico con tantissime lacune e parzialita'.Comunque nel 1910 (anno dell' ultimo censimento realizzato nell' Austria -Ungheria) la struttura linguistica dei 404.309 abitanti dell' Istria (la regione a maggior presenza italiana tra quelle che il Trattarto di pace assegno' alla Jugoslavia) era la seguente: 168.116 (41,6%) era di lingua croato/serba, 147.416 (36,5%) di lingua italiana, 55.365 (13,7%) di lingua slovena, 13.279(3,3%) di lingua tedesca, 882 (o,2%) di lingua istroromena, 2.116 (o,5%) altro. 17.135 (4,2%) erano invece i residenti stranieri. Croati e sloveni (slavi) insieme costituivano il 55% della popolazione istriana.
In un' area piu' ampia (con Fiume,Zara e le isole) croati e sloveni costituivano il 46% ,mentre gli italiani il 37%. Il resto era costituito da tedeschi, altre etnie e stranieri residenti.
Da questi dati risulta difficile sostenere che la componente italiana fosse quella maggioritaria. Era senz' altro una componente di rilievo e- vista la sua prevalente concentrazione nelle aree urbane- era socialmente, economicamente e culturalmente particolarmente forte e influente.