L'uscita dell'Ids (Dieta democratica istriana) dalla coalizione di governo modifica per la prima volta dopo un anno e mezzo gli equilibri politici in Croazia. I risultati delle elezioni locali di maggio rappresentano il momento di disgregazione e di conflitto più esplicito tra il partito istriano e gli altri membri della coalizione di centro-sinistra.
Articolo di Emilio Cocco.

02/07/2001 -  Anonymous User

L'uscita dell'Ids (Dieta democratica istriana) dalla coalizione di governo modifica per la prima volta dopo un anno e mezzo gli equilibri politici in Croazia. I risultati delle elezioni locali di maggio rappresentano il momento di disgregazione e di conflitto più esplicito tra il partito istriano e gli altri membri della coalizione di centro-sinistra. La costituzione di combinazioni politiche poco digeribili a livello locale insieme ad un atteggiamento di ostilità più o meno velata verso il programma regionalista dell'Ids hanno portato alla ricomposizione della coalizione di governo, dove l'uscita della Dieta non crea peraltro problemi in termini di voti parlamentari utili alla maggioranza. Tuttavia, l'Ids ha pagato anche il prezzo di una gestione chiusa e comunitaria delle risorse politiche ed economiche regionali. Sebbene la Dieta risulti per molti aspetti la formazione più progressista ed avanzata nel panorama croato, alcuni episodi legati alla compravendita illegale di immobili hanno proiettato su di essa l'immagine di un partito tentacolare e auto referenziale, poco in sintonia con lo spirito europeista professato in Istria.
Alle elezioni locali di maggio la Dieta, pur rimanendo il primo partito in Istria, non ottiene più i risultati plebiscitari dell'era Tudjman e perde addirittura il sindaco nella roccaforte di Pola. Nonostante l'Ids risulti il primo partito con il 30% dei voti, il prestigioso candidato Furio Radin (già rappresentante in parlamento della minoranza italiana nonché presidente della commissione parlamentare per i diritti civili e le minoranze) non ottiene la carica di sindaco che va invece all'indipendente Luciano Del Bianco, appoggiato peraltro dal Sdp. Con l'uscita dal governo dell'Ids e la trasformazione della coalizione dei sei ("sestorka") in coalizione dei cinque ("petorka", sbeffeggiata dalla destra per l'identificazione nominale con la stella rossa a cinque punte) un malessere politico più ampio trova sintesi nel confronto tra istanze regionaliste e interessi centrali.
Innanzitutto la questione dello statuto della regione Istria, rimandato alla corte costituzionale, che prevedeva l'introduzione del bilinguismo ufficiale (croato-italiano) per gli atti amministrativi regionali. A tale proposito non sono mancate le critiche aspre da parte di alleati ed esponenti dello stesso governo, che hanno stigmatizzato l'anomalia istriana come un pericoloso precedente per la questione dei serbi.
Da parte dell'Ids invece il dito viene puntato sulla mancanza di un approccio strategico agli enormi problemi economici e alla promessa mai mantenuta di una riforma regionale delle istituzioni. Tali riforme sono considerate essenziali per il bene dell'Istria, che già detiene uno dei tassi di disoccupazione minori in Croazia, secondo solo a Zagabria, nonché il primato delle esportazioni (ANSA, 20 Aprile). A ciò va aggiunta la conferma elettorale dell'ottimo stato di salute della destra croata, con il consistente bottino elettorale dell'Hdz, il successo personale di Miroslav Tudjman (figlio dell'ex presidente) e il peso mediatico spropositato delle associazioni di ex combattenti.
Il tutto ha promosso un'immagine del governo ancora succube, almeno psicologicamente, dell'eredità di Tudjman, paralizzato emotivamente di fronte alle questioni che toccano tanto l'identità nazionale quanto il fin troppo mitizzato "stato indipendente croato". Per contrasto la Dieta è uscita dal governo con l'onore di chi stava traghettando il paese nella direzione giusta, verso la luce dell'Europa e del mare adriatico, ma che purtroppo è stato bloccato dall'intramontabile oscurantismo zagabrese.
Tuttavia, il ruolo assunto dall'Ids in questo quadro di riferimento politico non è stato sempre coerente con l'immagine che il partito ha voluto offrire di se stesso. Se da una parte la Dieta ha partecipato al governo e ha tenuto fede agli accordi anti-Hdz, dall'altra non ha esitato a ricomporsi e cavalcare il tradimento della causa regionale al fine di differenziarsi da Zagabria, identificata ancora una volta come il centro del nazionalismo, dell'inefficienza e dello spirito balcanico anti-europeista. Come all'epoca di Tudjman, si tratta di spauracchi indispensabili alla Dieta per costruire la propria identità, secondo una strategia di distinzione attraverso la "negazione" che si lascia alle spalle i Balcani per gettarsi tra le braccia dell'Europa.
Ma anche in Istria pare sia difficile abbandonare i Balcani. Se scompaiono facilmente simboli e parole, rimangono purtroppo le abitudini più radicate della malavita economica e politica. Al di là dei fantasmi identitari, le difficoltà a Pola si devono anche allo scandalo per truffe e tangenti che ha coinvolto esponenti locali dell'Ids. Sempre a proposito di malversazioni, un articolo pubblicato su Novi List (01/06/01) porta l'attenzione del pubblico sulla gestione familistica e non molto "europea" delle risorse regionali istriane, con particolare riferimento alla vendita illegale di immobili nazionalizzati.
Secondo il giornalista Drazen Maijc, il cittadino belga Patrick Collon, presumibilmente interessato all'acquisto di immobili, ha spedito alla redazione di Novi List un'e-mail contenente una cospicua documentazione relativa all'acquisto illegale di un immobile a Groznjan (Istria centrale). Sembra che l'acquirente Raijko Grlic, regista cinematografico, abbia acquistato metà della proprietà per vie legali e l'altra metà attraverso l'appoggio dell'amico Ivan Jakovcic, presidente della Dieta (ex ministro Ids dell'integrazione europea), e grazie all'intercessione del sindaco di Groznjan, Rino Dunis. L'illegalità sta nel fatto che tale immobile faceva parte delle proprietà degli optanti alla fine della seconda guerra mondiale (in questo caso della famiglia triestina dei mercanti Deluca), nazionalizzato dal governo croato e ri-privatizzato in maniera guidata dal sindaco Rino Dunis, che ha aggirato l'obbligo di pubblicare avvisi di gara per la vendita dell'immobile.
Lo stesso sindaco, con lo stesso sistema, ha acquistato un immobile denominato Stancija Silic, dichiarato monumento e bene culturale nazionale per una cifra intorno ai venti milioni di lire. Per una cifra analoga anche Ivan Jakovcic, eletto presidente della regione istriana la settimana scorsa, avrebbe tratto vantaggio dal sistema di spartizione delle proprietà firmato Ids, acquistando il villaggio di Sveti Juraj, a 3 Km. da Groznjan.
Recentemente anche l'associazione dei giovani musicisti croati si è lamentata del modo in cui vengono gestite le privatizzazioni nel comune di Groznjan, da tempo meta ricorrente di artisti e musicisti e ora soggetta a ripartizioni preferenziali. A loro difesa, Jakovcic e Dinis affermano che la mancanza di pubblicità per le vendite degli immobili dipende dal loro valore monumentale per l'Istria che impone ai proprietari di effettuare le necessarie ristrutturazioni. Ma queste ultime ancora mancano, sebbene i servizi come l'acqua corrente siano stati attivati solertemente grazie all'appoggio delle autorità comunali.
Un caso simile di malversazione riguardante i beni culturali si è registrato a Pola dove l'azienda comunale "Herculanea" responsabile per la ristrutturazione della Portarata ha venduto legalmente solo una piccola parte degli ottocento metri quadrati di lastre di pietra in proprio possesso. La quantità rimanente ha preso destinazioni ignote e il sospetto è che sia stata oggetto dell'ennesima spartizione a porte chiuse tra i vertici della cupola Ids.


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