sputare sui fascisti


Qualcuno, IN QUANTO SERBO, non vuole che si "sputi" sui cetnici. La loro riabilitazione in Serbia
infatti è spudorata. Non meraviglia quindi tanta stupita indignazione. Per fare un paragone
è come se in Italia la resistenza fosse attribuita non ai partigiani ma ai ...fascisti!
(ci stanno provando però, vedi la famigerata "fiction" sulle foibe)
Io invece, in quanto Italiano, sputo sui nostri fascisti per tutto ciò che hanno fatto.
Grazie al mentore che ha dato loro la Mondadori, ci provano anch'essi a riscrivere la storia.
Come quel Ajmone Finestra, che ho malauguratamente citato. In poche righe ha accumulato due immense falsificazioni: oltre a dire il falso su un paradossale "collaborazionismo" di Tito coi nazifascisti, a giustificazione
della disfatta italiano-cetnica nella Weiss 2, della quale ho scritto, arriva ad addebitare ai
partigiani la distruzione della divisione Murge nel passo citato:

"...Per lo sfondamento lo stato maggiore partigiano scelse il settore presidiato e difeso dai fanti della divisione « Murge ». Piegata la debole resistenza del presidio di Prosor, tenuto dal III battaglione della divisione, le formazioni partigiane puntarono su Jablanica, piccolo centro protetto sulla destra dal fiume Neretva e da militari italiani e cetnici ben armati e fortificati. La guarnigione italiana attese l'attacco sistemata a difesa nei punti strategici dell'abitato. La resistenza era imperniata su di un'ampia costruzione a forma di castello posta in un pianoro nei pressi della Neretva. Questa fortificazione, sebbene fosse munita di feritoie, si prestava, per la sua posizione scoperta, a divenire facile bersaglio ai tiri incrociati degli attaccanti. La posizione, circondata e assaltata con impeto dai reparti proletari comunisti, dopo breve combattimento capitolò. ...Nelle vicinanze di Dreinica, sulla strada Mostar-Jablanica, il I battaglione del 260" reggimento della «Murge», inviato di rinforzo, fu massacrato in un agguato. A loro volta i cetnici, arroccati sulla riva del fiume Narenta (Neretva), a sbarramento della via della ritirata alle colonne comuniste, furono sloggiati dai loro apprestamenti difensivi dal fuoco micidiale dei partigiani..."

Fortunatamente esistono ancora Italiani onesti, come quel Gino Bambara, allora ufficiale in Jugoslavia,
che ha scritto NON SOLO ARMISTIZIO. Sulla fine della Murge, alla quale peraltro apparteneva, ecco cosa scrive:
settembre '43

pag.121 op.cit.

"Immeritata fine della "Murge"

A Fiume si diffuse subito la notizia che era arrivata una divisione "badogliana", come si diceva allora per esprimere in forma sintetica l'atteggiamento di ostilità verso i tedeschi, tanto che il giorno stesso, il 14, questi effettuarono azioni aeree di bombardamento e mitragliamento.
Dei reparti appena giunti alcuni vennero accantonati, altri rimasero ammassati tra i giardini pubblici e il viale della stazione ferroviaria; il Quartier generale prese posto nel Liceo classico. Si rimase in attesa di ordini per schierarci sui rilievi circostanti. Intanto si intaccavano le razioni dì riserva e si mangiava quanto veniva offerto dalla popolazione.
Fu commovente l'assistenza dei fiumani alle nostre truppe: era un via vai di donne che recavano cibo cotto, quel poco di cui potevano disporre, donato con affetto ai soldati, a quelli che ritenevano i "loro" soldati.
Il pomeriggio mi trovavo in visita da un'amica durante una pausa del servizio, quando, verso le 16, avvertii un rombo crescente: erano i carri armati "Tigre" tedeschi giunti per bloccare l'unità italiana considerata ostile. Vidi che, nel frattempo, avevano preso posizione nei crocicchi le "camicie nere" con le mitragliatrici puntate verso la zona ove stazionava la Murge.
La divisione, sorpresa in crisi di schieramento, venne catturata; gli ufficiali furono concentrati nella caserma Savoia, i soldati in altri edifici militari. Gli incaricati del comando tedesco e della federazione fascista subito ricostituita proposero loro di rientrare in Jugoslavia per combattere contro i partigiani o almeno per collaborare con i tedeschi in altra forma. Dopo qualche esitazione, quasi tutti rifiutarono.
Commenta il generale Quarra Sito: «L'immeritata sorte che è toccata, suo malgrado, alla divisione riempie i cuori di tutti di amarezza: riaffiora il fondato dubbio che fra l'ecc. Gambara e le autorità tedesche siano intervenute intese precedenti; un senso di disorientamento e di vivo risentimento è negli animi di tutti i componenti della Murge che in blocco compatto aveva per più giorni marciato fra insidie e pericoli animata da intento di servire in perfetta lealtà gli ordini del suo Re»(`1.
Nel frattempo, il 17 settembre, le kune in possesso dei militari appartenenti alla divisione Murge erano state scambiate in lire (complessivamente 129.722 kune pari a lire 94.267: una somma ingente a quel tempo). I conti si chiusero in ordine, insomma, sia a Fiume che ad Ancona. (Doc. n. 24).
Il 30 settembre gli ufficiali furono condotti al porto e imbarcati sull'Eridania. Dopo due giorni di navigazione, giunsero a Venezia verso le 17 del 2 ottobre; qui vennero caricati su carri bestiame e inviati ai campi di concentramento della Germania e della Polonia. Uguale sorte toccò ai soldati: trasferiti a Trieste, partirono in vagoni bestiame e pervennero a destinazione dopo cinque giorni. Li attendeva il Lager Stal. III/A Luckenwalde del 111 Wéhrkreis di Berlino, centro di smistamento per altri campi.
Pochi riuscirono a mettersi in salvo, tra cui l'autore di questo libro per l'ospitalità che gli diede a Fiume quella persona amica(18).

17) E. Quarra Sito, Cronístoria degli avvenimenti, cit.
18) C. Bambara, La guerra di liberazione nazionale in Iugoslavia, Mursia, Milano, 1988, cap. XXV; ib., Iugoslavia settebandiere, Vannini, Brescia, 1988, parte V, cap. XII; A. Bistarelli, La resistenza, cit., cap. 1, Un caso particolare: il caso Murge.
..."