cultura, non natura

Sono Manlio Bastoni.
Mi spiace che il mio ultimo commento sia giunto anonimo, quello per te e altri. E' un po' di tempo che mi prende i commenti solo in forma anonima, non ho ancora capito perchè. Io fin dall'inizio ho sempre firmato i miei interventi con nome e cognome, anche perchè credo sia un ottimo mezzo per costringersi a contenersi, cosa che su argomenti così delicati non è male.
Se verifichi ciò che ho scritto in precedenza credo tu possa verificare che abbiano opinioni molto simili.
La ragione di quest'ultimo mio intervento, un po' confuso per la verità, sta tutta nel timore che da una giusta battaglia per ottenere l'assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori della guerra nella ex-jugoslavia si passi a valutazioni sulle culture dell'"Altro" molto distanti dalla realtà e dopo aver costruito una mezza Europa nel nome dell'Ecumenismo se ne distrugga l'altra metà per puro interesse di mercato.
In questo senso ho alcune perplessità sull'operato del TPI che le tue argomentazioni non mi hanno fugato.
Per quanto riguarda le bellezze monumentali e naturali non mi riferivo nè al portale di Radovan a Trogir, nè alle cascate di Plitvice.
Conosco troppo bene la Croazia per non sapere che buona parte dei grandi beni culturali di quel paese si sono sviluppati sotto l'influsso della cultura italiana e che le meraviglie naturali soggiaciono a leggi naturali indifferenti a logiche nazionalistiche.
Ciò che mi premeva mettere in rilievo della cultura dei croati è l'atteggiamento di rispetto verso il Bello e di rigore nella gestione della cosa comune (lo so che è facile prendere a modello questi ultimi anni per ridicolizzare questa tesi). Questo aspetto, a mio modo di vedere, li pone a cavallo tra la cultura latina e quella germanica, perfettamente inseriti nell'Europa contemporanea e non persi tra le steppe dell'altopiano iranico da dove, secondo qualcuno, vennero i loro avi.
Dopo di che, ok!: Che si bruci Gotovina!!