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La storia della pattuglia e della donna croata dimostra appunto che i crimini e gli atti di coraggio ed umanità anche in guerra vannio giudicati come atti soggettivi. Tanto per dirne una: mia madre dal '92 al '94 portò varie decine di carichi umanitari in Croazia. A un certo punto cambiò idea e portò un carico di medicinali direttamente a Sarajevo assediata. Per questo ricevette da Izetbegovic un "ringraziamento". Mentre rientrava i croati la fermarono e trovatao il ringraziamento la volevano fucilare come traditrice. Poi, per fortuna, cambiarono idea e la lasciarono. Mia madre è morta di ictus nel 1997 e mentre era in fin di vita continuava a ripetere: cosa hanno fatto della Jugoslavia, che vergogna, che schifo. Anche lei era sempre molto reticente a parlare di queste cose. Capisco perfettamente tuo cugino: la guerra manda in crisi tanto le ideologie che i sentimenti.