Un ricercatore invita il governo della Bulgaria a promuovere un'amnistia sui capitali esportati illegalmente all'estero in modo da favorirne il rientro. Ma in risposta, dai Ministeri competenti, solo tanto scetticismo.

31/07/2003 -  Anonymous User

"Trasferiti 7 miliardi di dollari", hanno titolato i quotidiani Troud e 24 Chassa nei giorni scorsi riferendosi ad un articolo a firma di Vladimir Kvint, professore d'economia, pubblicato sulla pubblicazione di finanza Forbes. "Vi perdoniamo" il titolo scelto per l'articolo dove Kvint, ex consigliere del Primo ministro Simeone Sassonia-Coburgo Gotha, invita il governo ad attuare un'amnistia sull'esportazione illegale di capitale in modo da favorire il rientro di questi enormi quantitativi di denaro. Kvint sottolinea come riuscendo a far rientrare anche solo parte dei sette miliardi di dollari depositati in banche estere negli ultimi tredici anni si potrebbe dare nuova linfa all'economia bulgara.
L'articolo di Kvint arriva in seguito ad un lungo lavoro di ricerca condotto grazie al sostegno del Programma Fulbright, che promuove scambi accademici e non tra gli USA ed oltre 140 paesi del mondo. "In Bulgaria è avvenuto quello a cui si è assistito anche in altri Stati della regione" ha sottolineato Kvint "in Albania sono stati esportati più di 3 miliardi di dollari. Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che dalla Russia hanno preso il volo dal crollo del muro di Berlino più di 170 miliardi di dollari". "Può quindi sembrare un paradosso" afferma Kvint "che questi mercati emergenti siano a corto di capitali se da questi Paesi vengono esportate somme di denaro così alte. E raramente dall'estero in mercati dominati dalla corruzione e da forti contrasti causati dalla xenofobia si decide di investire. Se si investe lo si fa solo per il breve periodo e si influisce solo momentaneamente su tassi di disoccupazione drammatici e su di una povertà diffusa".

Kvint tocca poi un tasto dolente, andando a confrontare la Bulgaria con paesi che i cittadini bulgari hanno da sempre considerato sottosviluppati. "E' triste considerare che il Paese che in passato aveva una forte attrattiva grazie in particolare al turismo sulle coste del Mar Nero oggi ha le stesse difficoltà ad attirare investimenti esteri di stati come la Colombia, l'Egitto o lo Sri Lanka.

"L'amnistia sull'esportazione illegale di capitali ha recentemente portato a risultati positivi in Italia, Turchia e Kazakistan. Nel febbraio 2002 l'Italia ha avuto il via libera dall'UE per attuare un programma di questo tipo e più di 63 miliardi di dollari sono rientrati dall'estero", scrive Kvint.

"Non voglio commentare il dato di 7 miliardi di dollari esportati illegalmente" ha dichiarato Kikolaj Vassiliev, vice Primo ministro e Ministro dei trasporti e delle comunicazioni "so solo che la questione dell'esportazione illegale di capitali non è certo una novità". Secondo il Ministro però occorre valutare attentamente gli effetti di una possibile amnistia. "Potrebbe essere che il prezzo pagato concedendo l'amnistia superi i risultati ottenibili con quest'ultima".

Fortemente scettico anche Milen Velchev, Ministro delle finanze. "Non credo molto in un'amnistia di questo tipo. La nostra legislazione già non pone sostanziali ostacoli al rientro di capitali, anche se questa avvenisse tramite società off-shore, tra l eprotagoniste delle privatizzazioni nel Paese negli ultimi dieci anni", ha affermato Velchev in un'intervista concessa a Troud.
Un'amnistia di questo tipo rischierebbe di creare problemi sia da punto di vista morale che in termini di disciplina e senso della legalità, si nota dalle colonne del quotidiano Pari. Si rischia che molte persone si rifiutino di pagare le tasse aspettando il prossimo condono. I giornalisti di Pari sottolineano come sia stato fatto l'esempio della Turchia dove a seguito di alcuni condoni gli evasori di tasse sono aumentati. Anche l'esempio dell'Italia non è tra i migliori, infuriano infatti le polemiche sui provvedimenti "una tantum" e sui condoni, in particolare quelli edilizi.

Su posizioni simili anche Luchezar Bogdanov, dell'Istituto per l'economia di mercato di Sofia. "Un pessimo precedente che rischia di premiare chi la legge la viola e non la rispetta" ha affermato in un'intervista per Novinar. Non la pensa così invece Emil Hursev, esperto di finanza, secondo il quale un'amnistia di questo tipo sarebbe un primo segnale che la Bulgaria sta diventando uno stato normale, "ogni potenziale investitore si renderebbe così conto che il mercato bulgaro è tranquillo e che i propri investimenti non corrono alcune pericolo".


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