Libertà di movimento ed informazione

In risposta al commento di Luigi (il peggiore che abbia mai letto) vorrei chiarire dei dettagli sulla situazione albanese (che evidentemente il precedente commentatore non ha avuto modo di aggiornare). Cito: "Per chi non fa parte dell'Europa e sottolineo tra questi l'Albania, terra di grande disoccupazione ed altrettanto grande brama di emigrazione, l'Europa significa soltanto poter espatriare. Punto." Questa frase aveva un senso fino a 5-6 anni fa, mentre la situazione recente illustra un quadro completamente mutato. Infatti, l'emigrazione economica in Albania ha avuto una battuta d'arresto proprio tra il 2004 - 2005 e negli ultimi anni si registrano solo casi isolati di fuga clandestina. Inoltre, è curioso notare anche il forte declino delle iscrizioni degli studenti albanesi nelle università italiane, fenomeno che per più di un decennio (1996 - 2008) ha dato a questa comunità il primato assoluto tra le comunità straniere presenti nelle università italiane. Questo mutamento è dovuto a più fattori, non ultimo quello dell'aumento delle prospettive lavorative e di qualità di vita nel paese di nascita. Infatti, gli ultimi anni (2007-2010) hanno visto nascere una nuova tendenza e cioè quella del rientro. Tanti (ormai ex) - immigrati sono tornati in patria ed hanno avviato delle attività in proprio, contribuendo in questo modo anche allo sviluppo del paese, mentre tanti studenti laureati in Italia od altrove sono tornati a ricoprire cariche di un certo interesse nella pubblica amministrazione. Se da una parte l'Italia vive un momento di recessione economica senza precedenti, dall'altra l'Albania è un paese in crescita, con tutte le sue difficoltà ma è pur sempre un paese in continua trasformazione. Naturalmente la differenza di standard di vita tra i due paesi rimane alquanto sostanziosa, ma la stagnazione del mercato di lavoro ed il deterioramento delle condizioni sociali in Italia che si traducono in una percezione di mancanza di prospettive a lungo termine scoraggiano tantissimi eventuali arrivi di immigrati albanesi in Italia. Se proprio devono emigrare, naturalmente lo faranno in altri paesi - l'Italia non è più il sogno e nemmeno una meta. La comunità albanese in Italia è ormai consolidata e ben integrata, gli anni novanta sono un lontano ricordo sia per gli albanesi che per gli italiani (beh, evidentemente non per tutti, visto il commento di Luigi). Cito: "Sono stati promossi, parallelamente ai passaporti biometrici, i valori europei, quelli su cui l'Unione dovrebbe basarsi ? Evidentemente no, se è vero, come è vero, che in quei Paesi governano clan di affaristi senza scrupoli disprezzati in primis dai propri stessi cittadini." Beh, questo è un male comune, sono la prima a disprezzare chi è al potere in Albania, ma come ampiamente sappiamo, non risulta che in Italia le cose vadano meglio (ci sono tanti siti su cui aggironarti sulla situazione italiana: repubblica.it, corriere.it, ilmanifesto.it, ilfattoquotidiano.it) quindi dovremmo metterci d'accordo su una serie di concetti base. Gli standard sono per tutti o solo per alcuni? Se non sono per tutti, allora qual'è la discriminante e la ragione che la giustifica? Non voglio assolutamente dire che infondo la situazione è uguale - perchè non è così, come ho già detto prima, ci sono notevoli differenze di standard di vita, ma ciò che Luigi afferma è un argomento così generico che non si può non fare un parallelismo. Infine dovremmo ricordarci la questione di base: stiamo parlando di liberalizzazione dei visti Schengen - non di adesione all'Unione Europea. Le due cose, va detto, sono molto differenti tra loro. La questione in ballo è la libertà di movimento, la libertà di circolazione delle persone, non altro. A parte la questione di principio - che la libertà di movimento non si dovrebbe negare a nessuno (ma pare che i princìpi siano caduti in oblìo), parliamo di un paese che ha già compiuto le riforme necessarie per la liberalizzazione dei visti, per cui la riflessione di Luigi è completamente furoi luogo perchè generica e tendenziosa. Ricordo che l'anno scorso hanno ottenuto la libertà di movimento i tre paesi dei balcani occidentali in seguito al completamento delle riforme richieste dall'UE. Ora i tempi sono maturi anche per la Bosnia e l'Albania. Allora perchè questa riflessione di Luigi solo ora? Perchè non un anno fa? Vorrei ricordare naturalmente che la piaga della corruzione è pane quotidiano anche per i tre paesi dell'anno scorso ma stranamente è passato inosservato. Il parallelismo tra liberalizzazione dei visti e adesione UE in questa sede è abbastanza fuorviante, perchè distoglie l'attenzione dalla questione base. Riportando l'esempio della Romania il commentatore precedente ha (non si sa se volutamente o solo perchè anche lui stesso fa confusione) insinuato un parallelismo che è semplicemente fuori luogo. Gli albanesi di oggi sono motlo diversi da quelli del decennio precedente, perchè semplicemente sono cambiati anche gli assetti esterni. Chi ha voluto emigrare, l'ha già fatto e di certo anche chi lo vuole fare oggi non temerà un visto Schengen. Fatto sta che oggi non sono più disposti a lasciare casa e vivere in situazioni estreme da clandestini e sfruttati, perchè è semplicemente finita, perchè ora la situazione a casa loro non è più così disperata e non c'è bisogno di fare tanta fatica. In più, i paesi UE stanno già attraversando la loro crisi economica e sociale (e tra questi l'Italia è quella messa peggio) per cui hanno veramente poco da offrire ormai. Sul tavolo abbiamo solo la possibilità di dare la possibilità ad un paese (di 3 milioni di abitanti..) di muoversi liberamente nello spazio UE - in questo caso, semplicemente di muoversi, dal momento in cui i Balcani occidentali sono circondati dall'UE e non possono scegliere di andare altrove. Pura libertà di movimento quindi, vacanze, ritrovi di amici, ritrovi di familiari, turismo - vita!