Il 22 aprile oltre 200 organizzazioni non governative hanno celebrato in Bosnia la "giornata del pianeta terra". Il nostro corrispondente traccia una breve analisi dello stato del movimento ambientalista nel paese

21/05/2003 -  Anonymous User

Domande, ce ne sono molte: perchè aumenta la mortalità a Seljublje, paese nei pressi di Kalesija, chi è colpevole per l'incendio nel Parco nazionale Hutovo Blato, chi contamina il fiume Neretva, dove i pesci contengono sempre più mercurio, piombo e altri metalli. Quand'è che sui camini della Elektrobosna di Jajce vedremo i filtri, chi ha ordinato il taglio di decine di alberi a Sarajevo, perchè a Perucica (chiamata "la giungla d'Europa") continua la caccia illegale... Come proteggerci dalle discariche nucleari posizionate ai confini con la Bosnia. Domande, ce ne sono tante, e risposte ancora poche. Però. Almeno un passo avanti in Bosnia l'abbiamo fatto. Abbiamo osato porre le domande. Dopo tanto tempo, dopo l'orrore della guerra, finalmente la gente si chiede come potrà proteggere l'ambiente. Le domande vanno fatte tutti i giorni, ma in particolare il giorno del Pianeta Terra.
Nei primi anni dopo la guerra, il movimento ecologico in Bosnia era piuttosto timido. Alcune riviste, organizzazioni per la protezione dei fiumi (soprattutto del bellissimo fiume Una) e poco altro. Poi, c'è stata una certa disorganizzazione sul livello statale. Tantissime piccole organizzazioni non riuscivano trovare un fronte comune. Col tempo però, e con le prime "ondate di iniziative civili", in Bosnia ed Erzegovina anche il settore a difesa dell'ambiente sta crescendo. Il compleanno del Pianeta Terra, qui, è stato celebrato da più di duecento organizzazioni non governative (ong).
Le organizzazioni ecologiche che si trovano lungo il fiume Neretva (Konjic, Mostar, Capljina) stanno organizzando raccolte differenziate della carta per il riciclaggio. Ci si augura che attività di questo tipo diventino un abitudine. La stessa idea viene ora promossa dal Centro per l'ecologia e l'energia di Tuzla. A Capljina, a sud di Mostar, l'associazione "Bella nostra" dichiarerà il fiume Trebizat un parco nazionale. I giovani di Banja Luka stanno per organizzare una gara di bici da Kastel a Karaniovac, e nello stesso tempo sarà presentata la petizione per il Piano ecologico locale. Il centro per le risorse naturali di Sarajevo inaugurerà la nuova stazione di monitoraggio che sorveglierà la qualità dell'aria nella zona di Sarajevo. La facoltà di trasporti di Sarajevo, con il nuovo equipaggiamento, per la prima volta potrà comunicare i dati sul rumore e l'inquinamento dell'aria. (Oslobodjenje, 21.04.2003)
Sembra che qualcosa si muova. La consapevolezza e la preoccupazione per l'ambiente finalmente diventano visibili anche nelle città bosniache. Certo, i risultati sono ancora scarsi, perché questi movimenti non sono ancora molto forti. I motivi sono diversi, non mancano quelli di carattere economico. Le aziende municipali responsabili della pulizia delle città hanno gravi problemi, non ci sono gli stipendi, per questo invece di finire nelle discariche le montagne dei rifiuti spesso sono visibili per le strade (un esempio speciale è la parte croata di Mostar, dove ogni tanto le vie delle città rimangono "bloccate" dai rifiuti). La primavera, e le belle giornate, rappresentano però uno stimolo per i giovani attivisti organizzati nelle ong per cercare di risolvere questo problema. E le iniziative dedicate alle tematiche ambientali aumentano sempre più.


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