lo scambio turistico

Sono appena ritornato da quasi quattro settimane di viaggio attraverso tutti gli stati e le entità sorte dalla dissoluzione della Yugoslavia, Kosovo incluso, e condivido appieno l'analisi del prof. Filippi. La mia motivazione era proprio quella di incontrare senza preconcetti il complesso mosaico balcanico. Un'esperienza che si è rivelata ricchissima e raccomandabile sotto ogni punto di vista. Una delle impressioni che ne ho tratto è che tutte le nuove piccole patrie sorte nei Balcani siano pronte a "dare" molto al viaggiatore, abbiano quasi ansia di parlargli, di mostrarsi e di spiegare se stesse. E mi è parso che nel contempo tutte abbiano un bisogno tangibile del contatto con un turismo esterno responsabile e non "invadente", così da interrompere il circolo vizioso delle autoreferenzialità che sono così ben esemplificate nell'articolo. L'autoreferenzialità spesso si nutre del forzato isolamento. E' poi necessario aggiungere che - indipendentemente dagli ancora onnipresenti odi interetnici - si tratta di paesi del tutto sicuri ed ospitali nei confronti del viaggiatore, molto più di tante destinazioni occidentali piene di "cose per turisti".