Un fotogramma tratto dal film “Koncentriši se, baba – Focus, Grandma”, di Pjer Žalica

Un fotogramma tratto dal film “Koncentriši se, baba – Focus, Grandma”, di Pjer Žalica

1992, Bosnia Erzegovina, un'anziana sta per morire. Al suo capezzale si riuniscono i cinque figli. Al "Porretta Cinema", storica manifestazione emiliana che si è aperta ieri on-line, in anteprima italiana “Koncentriši se, baba – Focus, Grandma”, film di Pjer Žalica

02/12/2020 -  Nicola Falcinella

Una prima italiana in streaming per “Koncentriši se, baba – Focus, Grandma”, il film di Pjer Žalica che in agosto ha inaugurato il Sarajevo Film Festival, svoltosi anch'esso online. Accade grazie a Porretta Cinema, la storica manifestazione emiliana quest'anno ospitata su MyMovies.it fino a martedì 8 dicembre. Il programma, dedicato a Giulietta Masina protagonista di un omaggio, comprende il premio Elio Petri, un concorso riservato alle opere prime italiane, la retrospettiva dei Manetti Bros e il recupero di “Fuga” (2006), film d'esordio mai distribuito in Italia del cileno Pablo Larrain, celebrato per titoli come “Tony Manero”, “Post mortem”, “No – I giorni dell'arcobaleno”, “El club”, “Jackie” ed “Ema”.

E' la sezione “Uno sguardo altrove” a proporre il terzo lungometraggio del regista sarajevese Žalica dopo “Benvenuto Mr. President – Gori vatra”, Pardo d'argento al Festival di Locarno nel 2003, e “Kod amidže Idriza”. Si tratta di una commedia nera ambientata nella primavera del 1992, nei giorni che precedono lo scoppio della guerra in Bosnia. In una grande casa su una delle colline che circondano la città, un'anziana sta per morire. Secondo il medico le resta poco da vivere e la figlia Kikinda, convivente con lei insieme al marito Muhamed, convoca anche gli altri quattro fratelli e sorelle, disseminati per la Jugoslavia e uno anche a Milano.

Festival del cinema di Porretta Terme

Il nucleo che si ricompone non è che un microcosmo che racchiude tutte le diverse componenti della Bosnia che stanno per fronteggiarsi con le armi. C'è Aša che si sente “croata”, pensa a quanto è accaduto a Dubrovnik ed è quella che teme di più lo scoppio di una guerra. Ne discute soprattutto con Bane, che è arrivato dal Montenegro ed è invece filoserbo. Ed è ancora vivo il ricordo del padre artista, che aveva trascorso la vita in carcere come detenuto politico ed era stato rinchiuso anche sulla famigerata isola di Goli otok. I familiari scherzano e litigano, soprattutto sull'eredità e sul destino dell'abitazione, complottando alle spalle dell'invidiata Kikinda, che fa da padrona di casa e cerca di appianare le divergenze. Si discute anche del crescendo di episodi che preparano al conflitto, ma i presenti sembrano voler escludere l'eventualità peggiore. Tutti si alternano intorno al letto della nonna, che tiene tra le mani uno stetoscopio come fosse un rosario, ma sorprendentemente l'anziana ha anzi un sussulto. Il film restituisce bene l'atmosfera della Sarajevo dell'epoca, quando nessuno credeva che la guerra sarebbe davvero arrivata in una città contrassegnata da un lungo passato di convivenza. Žalica fa tesoro dei pochi ambienti e del minimalismo produttivo, dirigendo un cast all'altezza e dando spazio a tutti i personaggi. L'impiego della macchina a mano suggerisce l'instabilità della situazione e i diversi sentimenti che si combinano in un agrodolce inestricabile, fino all'ormai inevitabile deflagrazione del conflitto.

Quanto al 26° festival di Sarajevo, il primo premio, il Cuore di Sarajevo, era andato al thriller psicologico “Exil” di Visar Morina, che ora è stato scelto a rappresentare il Kosovo nella corsa all'Oscar (per la Bosnia c'è “Quo vadis, Aida?” di Jasmila Zbanić). Protagonista è Xhafer, immigrato in Germania che sta facendo carriera nella sua azienda e apparentemente ha tutto, una moglie tedesca, dei figli, una bella casa e un ottimo lavoro. L'uomo credeva di essere integrato e si trova all'improvviso a sentirsi escluso perché straniero: trova segni strani (un topo morto sul cancello, l'incendio del passeggino) e si crede vittima di mobbing. Gli episodi si ripetono, il protagonista comincia a sospettare di tutti, moglie e collega compresi, si chiuderà nel proprio punto di vista dal quale non riesce a uscire. Un thriller elegante ed insinuante, che fa trasparire un senso di minaccia incombente e piano piano rivela le ombre di Xhafer.

Gli altri premi del festival sono andati a “Mare” della serbo-svizzera Andrea Štaka per la miglior attrice Marija Skaricić, all'azero “The Island Within” di Ru Hasanov come miglior regista e al greco “Digger” di Georgis Grigorakis per il miglior attore Vangelis Mourikis.


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