Un libro di Claudio Bazzocchi, collaboratore dell'Osservatorio, uscito per i tipi della Casa editrice il Ponte di Bologna. Un'indagine sui temi delle nuove guerre, della società civile e della retorica umanitaria nei Balcani (1991-2003).

01/01/2003 -  Anonymous User

Il libro riflette sul nuovo modello di sicurezza adottato dai paesi occidentali a partire dalla fine degli anni Ottanta e basato sulla politicizzazione dell'aiuto umanitario di emergenza e di sviluppo. L'instabilità nelle regioni ai margini dell'area ricca del pianeta cresce dalla fine della guerra fredda con l'emergere delle cosiddette nuove guerre. Gli stati nelle aree marginali non vengono più considerati dalle potenze occidentali come sovrani, come nel periodo della guerra fredda, ma dei corpi sociali all'interno dei quali riformare le mentalità e i comportamenti di chi li abiti al fine di ottenere un ambiente stabile caratterizzato dai valori occidentali di democrazia, tolleranza e libero mercato.

Tale riforma delle mentalità e dei comportamenti si ottiene dispiegando il sistema dell'aiuto umanitario che va dall'elemento militare a quello civile delle ONG, passando per le agenzie delle Nazioni Unite ed il coinvolgimento diretto anche delle imprese multinazionali. Tale sistema occidentale dell'aiuto umanitario è caratterizzato così da un sempre più marcato ruolo di attori non statali, che hanno il compito di imporre in modo cooperativo e ideologico il sistema di valori dell'Occidente, tramite le politiche di emergenza e di cooperazione.

Questo modello di sicurezza ottiene il risultato fondamentale di depoliticizzare le grandi questioni dello sviluppo e delle cause della povertà che fino agli anni Ottanta avevano caratterizzato l'attività delle ONG e dei grandi movimenti progressisti, compreso il blocco dei paesi non allineati. Ora l'instabilità e la povertà sono viste solo in termini di cattivi comportamenti, avidità di pochi e riconosciuti dittatori, eredità dei sistemi comunisti che hanno inculcato una mentalità assistenzialista nelle popolazioni, e quindi inattitudine a vivere nei sistemi democratici e di mercato. Questa depoliticizzazione, ammantata di valori apparentemente liberal - promozione della società civile, dei diritti umani e della parità di genere, per citarne solo alcuni - diminuisce, se non annulla, il potenziale di denuncia e critica sociale che aveva caratterizzato per anni le ONG e in sostanza lascia senza difese i poveri del pianeta.
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