Albania: rifugiati macedoni alle porte?Da Valona, Elidon Lamani.

L'escalation della violenza etnica in Macedonia, nei primi mesi del 2001 ha innescato l'ennesimo esodo di profughi secondo un meccanismo ormai tristemente usuale nella regione. I giornali albanesi del 16 marzo riportavano la notizia dei primi 25 profughi albanesi provenienti dalla Macedonia, che avevano attraversato il confine a Qafe Thane, nei pressi del lago di Ohrid. Nei giorni immediatamente successivi il numero dei profughi aumentava in modo esponenziale: 287 il 18 marzo, circa 400 il 19 marzo. Tra i profughi vi erano e vi sono soprattutto donne e bambini, ma quasi tutti continuano il loro viaggio in direzione del Kosovo.
L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), insieme all'Ufficio per i Rifugiati (OFR) e alle numerose organizzazioni non-governative ed associazioni albanesi presenti sul territorio, si sono immediatamente mobilitati per monitorare la situazione, valutare le capacità di ognuno ad assistere il Governo nell'eventualità di un nuovo massiccio flusso di profughi, e costituire un'unità di crisi in grado di affrontare ogni emergenza.

Unità di crisi: per evitare gli errori del passato
Secondo il responsabile dell'UNHCR in Albania - Terry Pitzner - l'unità di crisi dovrebbe lavorare in stretto coordinamento con le autorità albanesi, il cui coinvolgimento deve essere decisivo sia nella fase della pianificazione di un piano d'emergenza, che in quella della sua realizzazione sul terreno. I referenti istituzionali dell'unità di crisi a livello locale sono stati individuati nella Prefettura e nella Municipalità.L'analisi dell'esperienza drammatica vissuta durante la crisi dei rifugiati kossovari del 1999, ha offerto diversi spunti critici e occasioni di confronto. Obiettivo dell'unità di crisi è quindi ottimizzare le risorse e le capacità disponibili in loco, creare un piano di emergenza in grado di offrire adeguate risposte ad ogni possibile situazione critica, ed evitare così gli errori fatti durante la crisi del 1999, spesso dovuti all'impreparazione, ma anche al mancato coordinamento tra le forze in campo.
La filosofia che sottende tutto il piano d'intervento è quella che predilige la partecipazione della società civile locale nella gestione dell'assistenza ai rifugiati. A capo di tutto rimarrà l'Ufficio del Governo albanese per i Rifugiati in coordinamento con l'UNHCR, mentre alla guida dei settori specifici (minori, sanità, alimentazione, ecc.) vi saranno le principali organizzazioni internazionali specializzate nell'emergenza (CARE International. ICMC, CRS, OXFAM, ecc.), mentre le organizzazioni locali albanesi rivestiranno il ruolo di "implementing partner" delle attività specifiche.

Profughi: solo di passaggio per il Kosovo
Già alla fine di marzo del 2001, 400 persone avevano attraversato Qafe Thane per ritornare in Macedonia, ma i lavori di preparazione del coordinamento sono comunque andati avanti. Sono stati identificati tre settori di intervento (approvvigionamento idrico e misure igieniche, salute, servizi alla comunità) e le rispettive "lead agency" che avranno il compito di coordinarne l'organizzazione decentrata. E' stata inoltre sottolineata l'esigenza di garantire un approccio basato sulla gestione partecipata dei bisogni, attraverso un metodo di coinvolgimento democratico degli stessi rifugiati, chiamati ad esprimere una propria leadership.In ogni caso, il territorio albanese ha visto un massiccio passaggio di profughi diretti verso il Kosovo, tra i quali solo un piccolissimo numero ha chiesto lo status di rifugiato. Inoltre, i movimenti degli albanesi macedoni hanno seguito l'andamento della crisi, e sono stati in molti a rientrare non appena giungevano segnali di stabilità provenienti dalla zona di Tetovo.
Attualmente nella zona di Podragec (che abbraccia il lato ovest del lago di Ohrid, confine naturale tra Albania e Macedonia) sono solo 5 le persone che hanno lo status di rifugiati, mentre nella municipalità di Korça (sempre vicino al confine macedone, ma più a sud rispetto a Podragec) non si registra alcun caso di rifugiato ufficialmente riconosciuto come tale.

09/08/2001 -  Anonymous User

Albania: rifugiati macedoni alle porte?Da Valona, Elidon Lamani.

L'escalation della violenza etnica in Macedonia, nei primi mesi del 2001 ha innescato l'ennesimo esodo di profughi secondo un meccanismo ormai tristemente usuale nella regione. I giornali albanesi del 16 marzo riportavano la notizia dei primi 25 profughi albanesi provenienti dalla Macedonia, che avevano attraversato il confine a Qafe Thane, nei pressi del lago di Ohrid. Nei giorni immediatamente successivi il numero dei profughi aumentava in modo esponenziale: 287 il 18 marzo, circa 400 il 19 marzo. Tra i profughi vi erano e vi sono soprattutto donne e bambini, ma quasi tutti continuano il loro viaggio in direzione del Kosovo.
L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), insieme all'Ufficio per i Rifugiati (OFR) e alle numerose organizzazioni non-governative ed associazioni albanesi presenti sul territorio, si sono immediatamente mobilitati per monitorare la situazione, valutare le capacità di ognuno ad assistere il Governo nell'eventualità di un nuovo massiccio flusso di profughi, e costituire un'unità di crisi in grado di affrontare ogni emergenza.

Unità di crisi: per evitare gli errori del passato
Secondo il responsabile dell'UNHCR in Albania - Terry Pitzner - l'unità di crisi dovrebbe lavorare in stretto coordinamento con le autorità albanesi, il cui coinvolgimento deve essere decisivo sia nella fase della pianificazione di un piano d'emergenza, che in quella della sua realizzazione sul terreno. I referenti istituzionali dell'unità di crisi a livello locale sono stati individuati nella Prefettura e nella Municipalità.L'analisi dell'esperienza drammatica vissuta durante la crisi dei rifugiati kossovari del 1999, ha offerto diversi spunti critici e occasioni di confronto. Obiettivo dell'unità di crisi è quindi ottimizzare le risorse e le capacità disponibili in loco, creare un piano di emergenza in grado di offrire adeguate risposte ad ogni possibile situazione critica, ed evitare così gli errori fatti durante la crisi del 1999, spesso dovuti all'impreparazione, ma anche al mancato coordinamento tra le forze in campo.
La filosofia che sottende tutto il piano d'intervento è quella che predilige la partecipazione della società civile locale nella gestione dell'assistenza ai rifugiati. A capo di tutto rimarrà l'Ufficio del Governo albanese per i Rifugiati in coordinamento con l'UNHCR, mentre alla guida dei settori specifici (minori, sanità, alimentazione, ecc.) vi saranno le principali organizzazioni internazionali specializzate nell'emergenza (CARE International. ICMC, CRS, OXFAM, ecc.), mentre le organizzazioni locali albanesi rivestiranno il ruolo di "implementing partner" delle attività specifiche.

Profughi: solo di passaggio per il Kosovo
Già alla fine di marzo del 2001, 400 persone avevano attraversato Qafe Thane per ritornare in Macedonia, ma i lavori di preparazione del coordinamento sono comunque andati avanti. Sono stati identificati tre settori di intervento (approvvigionamento idrico e misure igieniche, salute, servizi alla comunità) e le rispettive "lead agency" che avranno il compito di coordinarne l'organizzazione decentrata. E' stata inoltre sottolineata l'esigenza di garantire un approccio basato sulla gestione partecipata dei bisogni, attraverso un metodo di coinvolgimento democratico degli stessi rifugiati, chiamati ad esprimere una propria leadership.In ogni caso, il territorio albanese ha visto un massiccio passaggio di profughi diretti verso il Kosovo, tra i quali solo un piccolissimo numero ha chiesto lo status di rifugiato. Inoltre, i movimenti degli albanesi macedoni hanno seguito l'andamento della crisi, e sono stati in molti a rientrare non appena giungevano segnali di stabilità provenienti dalla zona di Tetovo.
Attualmente nella zona di Podragec (che abbraccia il lato ovest del lago di Ohrid, confine naturale tra Albania e Macedonia) sono solo 5 le persone che hanno lo status di rifugiati, mentre nella municipalità di Korça (sempre vicino al confine macedone, ma più a sud rispetto a Podragec) non si registra alcun caso di rifugiato ufficialmente riconosciuto come tale.


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