Elicottero americano in Iraq (Foto The Us Army, Flickr)

Elicottero americano in Iraq (Foto The Us Army, Flickr )

La crisi umanitaria in Medio Oriente, aggravata dall'avanzata delle milizie dello “Stato islamico” nell'Iraq settentrionale, coinvolge sempre più la Turchia, alle prese con un nuovo flusso di profughi

13/08/2014 -  Andrea Oskari Rossini

Centinaia di yazidi in fuga dalla violenza scatenata contro di loro dai militanti dello “Stato islamico” (già ISIS, o ISIL) stanno arrivando nel sud est della Turchia. Secondo fonti locali circa 2.000 yazidi, sopravvissuti agli attacchi nel nord dell'Iraq e alle dure marce di trasferimento, sono giunti nella provincia turca di Şırnak, in particolare nella cittadina di Silopi.

Il ministro degli Esteri Davutoğlu aveva nei giorni scorsi respinto le accuse secondo cui ai rifugiati yazidi sarebbe stato negato l'ingresso in Turchia. Alcune fonti giornalistiche indipendenti tuttavia sostengono che il governo di Ankara non permette l'ingresso nel paese agli yazidi privi di passaporto, mentre molti rifugiati starebbero cercando di entrare nel paese attraversando il confine illegalmente, e pagando ai trafficanti 600 dollari a persona.

I racconti delle famiglie che sono riuscite a raggiungere la Turchia descrivono uno scenario da incubo verificatosi dopo la caduta di Şingal, la cittadina nel nord dell'Iraq abitata in prevalenza dalla minoranza yazida, all'inizio di agosto. Di fronte all'avanzata dei militanti dello “Stato islamico”, decine di migliaia di persone hanno cercato rifugio sulle montagne vicine, nell'area di Ninive. La maggioranza di loro sono ancora assediati sul monte Sinjar, senza acqua né cibo, e molti sarebbero già morti di stenti.

Vian Dakhil

Nei giorni scorsi elicotteri iracheni e aerei degli Stati Uniti hanno cercato di paracadutare acqua e viveri alle persone nascoste nelle montagne. Una deputata irachena di origine yazida, Vian Dakhil, ha lanciato il proprio disperato appello mercoledì scorso al parlamento di Baghdad, affermando che gli yazidi stanno “venendo massacrati sotto lo slogan che 'non c'è altro Dio al di fuori di Allah'”. La Dakhil ha esortato ad abbandonare ogni disputa politica in nome della solidarietà umana, affermando che nelle montagne di Shingal ci sono 30.000 famiglie assediate senza acqua né cibo, che decine di bambini sono già morti e che “le nostre donne sono prese per essere vendute sul mercato degli schiavi”.

Secondo i guerriglieri dello “Stato islamico”, gli yazidi sarebbero “adoratori del diavolo”, e per questo devono essere convertiti o uccisi.

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha indirettamente confermato le cifre fornite nei giorni scorsi dalla parlamentare, stimando la presenza di 20/30.000 persone sulle montagne. L'esperta dell'ONU Rita Izsak ha dichiarato che queste persone rischiano “crimini di massa e un potenziale genocidio nel giro di giorni o ore.”

Nella giornata di ieri un elicottero che stava tentando di portare aiuto ai profughi sul monte Sinjar è precipitato mentre cercava di ripartire dall'area, carico di persone. La parlamentare Vian Dakhil, che era a bordo, è rimasta ferita mentre il pilota dell'elicottero è morto.

Yazidi

Gli yazidi sono un gruppo etnico di lingua curda che conta circa 700.000 persone, prevalentemente nell'Iraq del nord. La loro religione combina elementi dell'Islam sufi e sciita con tradizioni precedenti, in particolare lo zoroastrismo e antichi culti mesopotamici. Comunità yazide sono presenti anche in Georgia, Armenia e Siria. La comunità yazida della Turchia, un tempo numerosa, è oggi pressoché scomparsa a seguito della massiccia emigrazione verso l'Europa occidentale. La diaspora si è diretta soprattutto in Germania, che oggi ospita una comunità yazida di circa 40.000 persone.

Gli yazidi che oggi stanno cercando disperatamente rifugio in Turchia trovano un paese già fortemente provato dal flusso dei profughi di una crisi regionale che continua ormai da anni. Più di 800.000 siriani, secondo le stime ufficiali delle Nazioni Unite , hanno attraversato il confine negli ultimi tre anni per fuggire alla guerra. Il numero delle persone in fuga non registrato dalle agenzie umanitarie, secondo alcune stime, sarebbe tuttavia superiore.

Il governatore della provincia di Şırnak, Hasan İpek, si è recato lunedì nel nord dell'Iraq per discutere della situazione degli yazidi con il governatore della provincia irachena di Duhok, dove molti yazidi hanno trovato rifugio. İpek ha dichiarato che la Turchia allestirà dei campi tende per i rifugiati yazidi e turkmeni vicino al confine, mentre un altro campo per gli yazidi verrà allestito dal governatorato di Şırnak. Un altro gruppo di circa 600 yazidi, secondo quanto riportato dai media turchi, sarebbe invece rifugiato nella cittadina di Cizre, sempre nell'area di Şırnak.

L'aggravamento della crisi nella regione sta coinvolgendo sempre più Ankara anche a seguito del rapimento di 49 cittadini turchi, presi in ostaggio due mesi fa dai militanti dello “Stato islamico” a Mosul. Della loro situazione non si hanno ancora notizie.


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