La bandiera della formazione paramilitare Battaglione Azov

Nel conflitto in Ucraina sarebbero centinaia i mercenari e volontari stranieri coinvolti. Tra loro anche dei cittadini croati, arruolatisi nella formazione paramilitare Battaglione Azov

17/02/2015 - 

(Pubblicato in contemporanea da Le Courrier des Balkans, Bilten e Jutarnij List il 10 febbraio 2015)

Il cecchino svedese Mikael Skilt è in Ucraina da un anno. E' incaricato dell'addestramento delle reclute del Battaglione Azov, unità paramilitare di volontari vicina a Pravy Sektor, l’estrema destra ucraina, che attira volontari stranieri da molti paesi. I responsabili del battaglione, molto coinvolto nella battaglia contro i separatisti del Donbass, in particolare presso la città di Mariupol, grande porto sul Mare d'Azov, negano però qualsiasi legame con l'estrema destra internazionale.

“Reclutiamo in continuazione nuovi volontari che vengono poi addestrati in quattro settimane, condizione necessaria per far parte del battaglione. In questi ultimi tempi i croati che vengono a combattere in Ucraina sono sempre più numerosi”, racconta Mikael Skilt.

Aggiunge inoltre che attualmente sta addestrando sette croati: il più giovane è da poco maggiorenne, il più anziano ha partecipato alle guerre degli anni '90 ed ha una lunga cicatrice. Attualmente sarebbero 25 i cittadini croati a partecipare ai combattimenti. La maggior parte di loro non si conosceva prima di arrivare a combattere in Ucraina. Vengono da zone differenti. Mikael Sklit assicura che hanno molta voglia di combattere e che hanno posto un'unica condizione: vogliono combattere in quelle zone dove, dall'altra parte, al fianco dei secessionisti, combattono dei serbi. “Vogliamo batterci contro i serbi”, dicono i volontari croati, che però preferiscono mantenere l'anonimato e che non vogliono spiegare le ragioni che li hanno spinti a venire a combattere in Ucraina.

La difesa dell'Europa cristiana e i neo-nazi

Almeno uno, tra loro, è conosciuto. E' Denis Šeler, in passato a capo dei Bad Blue Boys, gli ultras della Dinamo Zagabria. A suo avviso l'Ucraina è “l'ultimo fronte della destra cristiana in Europa”. E' convinto che questa guerra rappresenta un'opportunità per battersi “contro tre nemici: la Russia, l'Unione europea e gli Stati uniti”.

Ogni volontario racconta una storia differente. Mikael racconta che a Stoccolma ha lasciato una casa, la fidanzata e un lavoro che gli faceva guadagnare 60.000 euro all'anno. Fin dall'inizio del conflitto in Ucraina dice di aver compreso che sarebbero accadute cose importanti. Gli dispiace di non partecipare direttamente al conflitto e di essere ingrassato una decina di chili a causa dell'inattività. A suo avviso i combattimenti andranno avanti “almeno sino all'estate” ed è certo della vittoria dell'Ucraina, la sua “seconda patria”.

Vi è un'organizzazione che emerge nel reclutamento dei volontari, il ramo croato della rete Misanthropic Division, che federa gruppuscoli neo-nazisti dell'Europa dell'est e che annuncia l'imminente scoppio di una “guerra di razze”. I militanti di questa rete utilizzano simboli neo-pagani e neo-vichinghi. Alcuni suoi militanti fanno ora parte della “legione croata” integrata nel battaglione Azov.

Gaston Besson, reclutatore franco-croato

Gaston Besson è il coordinatore internazionale del reclutamento del Battaglione Azov. E' un francese che ha combattuto nelle guerre di Croazia e Bosnia Erzegovina e che vive, da molti mesi, tra Ucraina e Croazia. Mercenario di professione, riceve una pensione militare croata e vive a Pola, in Istria. E' utilizzando lui come intermediario che questi combattenti croati sono arrivati al battaglione Azov.

I volontari devono arrangiarsi con mezzi propri per arrivare in Ucraina ma, una volta ufficialmente incorporati, ricevono vitto e alloggio dal battaglione. Anche due donne, tra cui la vedova di un soldato ucciso in combattimento, fanno parte del battaglione Azov.

Gaston Besson seleziona i combattenti per le azioni sul terreno. A suo avviso sono molte le persone non adatte che desidererebbero partecipare alla guerra ma, tiene a specificare, il battaglione Azov non accetta alcolizzati, tossicomani e nessuno che non abbia le capacità fisiche e psicologiche richieste per sopportare lo stress da combattimento. Gaston Besson precisa che non si fida di chi ha il grilletto troppo facile, “ma questo non significa che siamo un'unità di scolaretti, tutt'altro”. “E' gente armata e pericolosa”, spiega il mercenario. Circa 600 volontari stranieri stanno combattendo al fianco del governo ucraino.

Ogni settimana arrivano nuove reclute e quelli del battaglione non nascondono di combattere su due fronti: sia contro la Russia che contro i separatisti, pur rimanendo malfidenti rispetto alle autorità ucraine perché gli uomini di Azov non vogliono un governo che sia “pro-americano” e nemmeno una “nuova mafia a Kiev”.

Mosca denuncia la presenza di “fascisti” croati

Mentre il ministero degli Esteri russo ha ufficialmente denunciato la presenza in Ucraina di “fascisti croati” che potrebbero mettere a loro avviso in pericolo il cessate il fuoco difficilmente negoziato a Minsk, Vesna Pusić, ministro degli Esteri e per gli affari europei della Croazia ha confermato la presenza di cittadini croati a combattere in Ucraina, dicendo però che farebbero parte di unità regolari dell'esercito ucraino.

“Le loro attività sono seguite dall'Agenzia croata per la sicurezza e, per il momento, non vi è partecipazione croata in unità paramilitari” ha assicurato la Pusić, precisando che tutti i croati sarebbero coinvolti in operazioni al fianco delle istituzioni di Kiev e non specificandone il numero.

 


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