Il ministro dell’Interno è accusato di aver plagiato la tesi di dottorato. Il suo relatore, che è anche rettore dell’università privata Megatrend, pare invece che il dottorato non l’abbia mai conseguito. Due casi gravi che compromettono l’integrità del mondo accademico serbo

17/06/2014 -  Federico Sicurella Belgrado

Tutto comincia il 1° giugno scorso, quando il portale informativo Peščanik pubblica un articolo che fa subito scalpore. Si tratta di un’indagine condotta da un gruppo di accademici affiliati a prestigiose università britanniche che ha per oggetto la tesi di dottorato redatta dall'attuale ministro dell’Interno serbo, Nebojša Stefanović, nel 2013, presso l’università privata Megatrend (qui la traduzione in inglese ). Il responso degli studiosi è impietoso: non solo la dissertazione contiene numerosi casi di plagio, ma non rispetta neanche i requisiti minimi in termini di contenuto, rigore metodologico e contributo al sapere scientifico.

Lo stesso giorno il sito satirico Njuz.net ironizza sul caso diffondendo la notizia che il ministro Stefanović ha disposto l’arresto del rettore di Megatrend, colpevole di avergli consentito di conseguire il dottorato con una tesi plagiata . Per ironia della sorte, la finta notizia si rivela a suo modo profetica. Il 7 giugno, infatti, Peščanik pubblica un secondo articolo (qui la traduzione in inglese ), in cui si solleva il dubbio che Mića Jovanović, rettore dell’università Megatrend nonché relatore di tesi del ministro Stefanović, non abbia mai conseguito un dottorato in Gran Bretagna contrariamente a quanto indicato nella sua biografia ufficiale.

Inizialmente sia il ministro Stefanović che il rettore Jovanović avevano respinto le accuse a loro carico bollandole come non meglio precisati “attacchi politici”. Negli ultimi giorni, però, la situazione è cambiata. Il rettore Jovanović, pur continuando a sostenere l’autenticità delle proprie qualifiche accademiche, ha rimesso il mandato nelle mani del Senato accademico di Megatrend. Il ministro Stefanović, invece, si è difeso invocando l’autorevolezza della commissione che nel 2013 approvò la sua tesi. Tuttavia, come sottolinea l’analista Dejan Ilić , la sua strategia di difesa è destinata a esaurirsi in un circolo vizioso. Non solo la reputazione del rettore Jovanović, membro di quella commissione, è ormai compromessa, ma Stefanović è stato da più parti sollecitato, in qualità di ministro dell’Interno, ad avviare un’indagine sullo stesso Jovanović per accertarne le eventuali responsabilità penali.

Il ministro Stefanović e l’accusa di plagio

L’equipe di studiosi che ha analizzato la tesi di Stefanović è composta da Uglješa Grušić (docente presso la University of Nottingham), Branislav Radeljić (senior lecturer presso la University of East London) e Slobodan Tomić (dottorando alla London School of Economics and Political Science). Nell’articolo sopra menzionato, i tre studiosi spiegano che ciò che li ha motivati ad occuparsi del caso Stefanović è la volontà di denunciare “un grave problema che affligge il sistema educativo serbo”, cioè la tendenza dei politici a sostenere le proprie ambizioni carrieristiche acquisendo titoli di studio (veri o fasulli) attraverso atti di corruzione, nepotismo e clientelismo.

Lo scopo dell’indagine, proseguono i tre autori, non è quello di denigrare una personalità pubblica quale è il ministro Stefanović, ma quello di incoraggiare l’intera classe dirigente ad attenersi a criteri di trasparenza e legittimità. “Abbiamo intenzione”, scrivono, “di continuare a esaminare dissertazioni sospette redatte da varie figure pubbliche serbe, a prescindere dalla loro appartenenza politica”. “Questo articolo”, concludono gli autori “vuole essere un richiamo alla responsabilità. Una persona disposta a far passare un paper privo di valore scientifico, per di più frutto di plagio, per una tesi di dottorato non è degna di svolgere funzioni pubbliche”.

La reazione del ministro è stata stizzita e laconica “Questa è la prima e l’ultima volta che commento accuse false e politicamente motivate come queste”, ha dichiarato al periodico Nedeljnik . L’università Megatrend, invece, ha scelto di difendere la propria onorabilità istituendo un’apposita commissione per esaminare le accuse rivolte a Stefanović. Il parere conclusivo della commissione, sostenuto da argomenti che è difficile definire stringenti, è che non ci sono elementi sufficienti per annullare il diploma di dottorato del ministro.

Il rettore Jovanović e il dottorato inesistente

La riluttanza dei dirigenti di Megatrend a confrontarsi in modo costruttivo con le critiche sollevate dai tre ricercatori si è rivelata controproducente. Altri due studiosi (Marko Milanović, docente presso la facoltà di legge della University of Nottingham, e Miljana Radivojević, post-doc presso l’Istituto di archeologia dello University College di Londra), hanno infatti deciso di fare le pulci al rettore, Mića Jovanović, esaminandone minuziosamente le superlative credenziali accademiche.

Ciò che hanno scoperto va molto al di là delle loro aspettative. Il rettore Jovanović sostiene di aver conseguito un dottorato presso la London School of Economics (LSE) nel 1983; tuttavia, della sua tesi intitolata “Work motivation in industrial relations of self-management. The case of Yugoslavia” nei database britannici non c’è alcuna traccia. Inoltre il professor Wood, che Jovanović indica come relatore e che i due ricercatori si sono premurati di contattare personalmente, nega categoricamente che questi abbia mai conseguito un dottorato sotto la sua supervisione. Come se non bastasse, alcuni dei titoli e delle onoreficenze di cui il rettore si fregia si sono rivelati ingannevoli o contraffatti.

La prima reazione di Jovanović è stata quella di pubblicare una fotografia  che ritrae la tesi oggetto della controversia in bella mostra sulla sua scrivania. Ovviamente la foto (nella quale peraltro è visibile una copia della dell’altra tesi di dottorato di Jovanović, conseguita in Slovenia nel 1991 e recante approssimativamente lo stesso titolo) non è bastata a dissipare i dubbi. Messo alle strette, Jovanović ha quindi deciso di rimettere il proprio mandato al Senato accademico di Megatrend, che lo ha sollevato dalla carica di rettore.

Nonostante le dimissioni, Jovanović continua a negare con forza le accuse. Lo scorso fine settimana si è recato a Londra per “raccogliere prove inconfutabili” dell’autenticità del suo dottorato britannico. Al suo ritorno, ospite di un talk show sul canale televisivo Pink, ha mostrato una copia rilegata della tesi (prelevata, a suo dire, dagli archivi della LSE) unitamente a un attestato che conferma che la tesi è stata discussa e approvata nel 1989 (benché Jovanović avesse sempre sostenuto di averla discussa nel 1983). L’ex rettore è poi passato al contrattacco, minacciando di querelare tutti coloro che hanno pubblicamente messo in dubbio le sue credenziali e insinuando che dietro alla “campagna diffamatoria” sferrata contro di lui si celi l’ex rettore dell’Università di Belgrado, Dejan Popović. La disputa è ancora lontana dall’esaurirsi, e probabilmente ci saranno nuovi sviluppi nei prossimi giorni.

Università come ‘diplomifici’: un problema non solo serbo

Nel 2011, Florian Bieber, docente di Studi del Sud-Est Europa presso l’Università di Graz, aveva pubblicato sul suo blog una classifica delle università private della regione balcanica con i nomi più eccentrici e stravaganti. Nella classifica, divenuta subito molto popolare, figurava per ovvi motivi anche l’università Megatrend. L’obiettivo di Bieber era quello di richiamare l’attenzione pubblica sulla sospetta proliferazione di università private nei Balcani, un fenomeno che ha assunto proporzioni di gran lunga superiori rispetto agli altri paesi europei. La spiegazione, secondo Bieber, è semplice: si tratta di “degree mills” (diplomifici) che fanno soldi emettendo diplomi ‘facili’ e di dubbia qualità, approfittando degli scarsi controlli statali. A seguito del recente scandalo in Serbia, Bieber ha aggiornato il suo testo , riaffermando la necessità e l’urgenza di avviare un serio dibattito sugli standard accademici nella regione del Sud-Est Europa.

Questa posizione è condivisa anche da larga parte del mondo accademico serbo, che in questi giorni ha visto la propria integrità messa seriamente in discussione. La volontà di riscatto degli accademici serbi ha preso la forma di una petizione online , che ha già raccolto più di 3.000 firme. I firmatari chiedono che le istituzioni competenti, in particolare il ministero dell’Educazione, formino una commissione indipendente per esaminare nuovamente la tesi del ministro Stefanović, rivedano la licenza dell’università Megatrend, stabiliscano norme etiche e rigidi criteri di trasparenza, e rendano pubbliche in forma elettronica tutte le dissertazioni di master e di dottorato conferite dalle università serbe.

Lo scandalo dei dottorati ‘facili’ ha generato una prevedibile ondata di sdegno sia presso il pubblico serbo che quello internazionale. In rete si sono sprecati commenti cinici e generalizzazioni ben poco lusinghiere, che dipingono il mondo universitario del Sud-Est Europa come un’accozzaglia di istituzioni prive di credibilità e incapaci di alimentare un dibattito scientifico serio e proficuo.

Affermazioni di questo tipo, oltre ad essere palesemente parziali (basti pensare ai due scandali analoghi che hanno interessato la Germania nel 2011 e nel 2013), sono anche ingenerose nei confronti di una comunità accademica, quella balcanica, che sta emergendo con fatica nonostante le enormi difficoltà connesse ai processi di transizione e di integrazione europea. La speranza è che il clamore suscitato dai recenti imbrogli si traduca in un movimento propositivo che incoraggi comportamenti virtuosi, premi la professionalità, e alimenti nuova fiducia nelle istituzioni del sapere.


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