Un'immagine tratta da "Hair" di Tayfun Pirselimoğlu

Una rassegna dedicata a tutti i lavori del regista turco Tayfun Pirselimoğlu. Ma non solo. Si apre il prossimo 20 giugno la Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro

17/06/2015 -  Nicola Falcinella

Il cinema del regista turco Tayfun Pirselimoğlu sotto la lente della Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro, edizione 50+1, in programma da sabato 20 giugno fino al 27 nella città marchigiana. L’omaggio comprende tutte le sue regie, un cortometraggio e cinque lunghi, compreso il suo più noto, “I’m not Him”, premiato come miglior sceneggiatura al Festival di Roma del 2013. Regista, romanziere (quattro romanzi all’attivo) e pittore, a Pesaro sarà esposta anche una selezione di suoi quadri.

Sebbene ancora poco noto, anche tra i cinefili, Pirselimoğlu è una delle personalità più interessanti del pur molto ricco e interessante panorama turco, che ha come nomi più in vista i molto premiati Nuri Bilge Ceylan e Semih Kaplanoglu, ma anche la stessa Yesim Ustaoglu. Proprio per quest’ultima Pirselimoğlu aveva iniziato scrivendo la sceneggiatura del thriller “Iz” (1994), il suo primo lavoro in ambito cinematografico. Dopo quell’esperienza è arrivato il debutto dietro la macchina da presa con il corto “Dayim - My Uncle” (1999) e a seguire il primo lungometraggio, “Hiçbiryerde – Innowhereland” (2002), un dramma con una madre alla ricerca del figlio scomparso con uno sfondo politico, premiato al Festival di Montreal. Seguono “Riza” (2007) e “Pus – Haze” (2009), ma è “Saç – Hair” (2010), in concorso al Festival di Locarno, a farlo conoscere a livello internazionale: un negoziante malato di tumore è ossessionato da una donna e mentre la pedina perde il controllo della situazione.

Soprattutto è notevole “Ben o değilim - I’m Not Him” (2013), il più recente e anche il suo più noto, premiato a Roma e circolato in parecchie rassegne, ma mai distribuito in Italia. Una storia che parte realista nell’incontro tra due colleghi in una mensa, il solitario Nihat e la giovane Ayse che ha il marito in prigione. La vicenda evolve e si trasforma progressivamente in una variazione sul doppio e strane elaborazioni del lutto tra Hitchcock e Kieslowski. Un film sorprendente, avvolgente e conturbante, che segna un’evoluzione e una svolta nella poetica di Pirselimoğlu e lo consacra tra gli emergenti più significativi a livello europeo e non solo, uno degli autori dei quali si attende con trepidazione il prossimo lavoro.

Il concorso per il premio Lino Miccichè allinea sei film, compresi l’italiano “Terra” di Marco De Angelis e Antonio Di Trapani e “Petting Zoo” di Micah Magee, coproduzione Germania / Stati Uniti / Grecia 2015, già presentato al Festival di Berlino.

Nelle altre sezioni, tra l’animazione italiana e un omaggio a Pasolini a 40 anni dalla scomparsa, da notare la panoramica / retrospettiva dedicata a “Esordi italiani. Gli anni Dieci al cinema” e comprendente anche “Tir” di Alberto Fasulo. Il film italo-croato vede l’attore sloveno Branko Završan nella parte, quasi documentaristica di un insegnante che si ricicla camionista in Italia per guadagnare di più. Come ogni anno Pesaro presenta una selezione di “Sguardi femminili russi”, con film di registe russe: spiccano “21 Den’ - 21 Days” di Tamara Dondurej, “Do svidanija, mama - Goodbye Mom” di Svetlana Proskurina e “Kak menja zovut - Name Me” di Nigina Sajfullaeva.


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