Edificio della BHRT

Edificio della BHRT

Si aggrava la situazione della radio-televisione pubblica della Bosnia Erzegovina, mentre aumentano le spinte per la creazione di tre canali etno-nazionali

12/12/2016 -  Adis Šušnjar Sarajevo

Dopo 15 anni di esistenza la Radiotelevisione della Bosnia Erzegovina (BHRT) versa in gravi condizioni, e con essa il ruolo di collante svolto dall'emittente nella società del dopo guerra. Il rischio è che, a causa di problemi finanziari e interessi politici, si arrivi a breve alla chiusura dell'emittente pubblica.

La mancata soluzione dell'annosa questione relativa al pagamento del canone per la BHRT, così come per le altre due reti pubbliche a livello di entità - FTV nella Federazione BiH e RTRS nella Republika Srpska - ha portato alla grave crisi finanziaria dei tre network pubblici. Il pagamento dell'abbonamento televisivo tramite la Telekom, che garantiva al servizio pubblico la mera sopravvivenza negli anni passati, ha perso di efficacia da quando è iniziata l'era della telefonia mobile.

I problemi si sono fatti ancora più seri dal 30 giugno di quest’anno, quando è scaduto il termine legale per il pagamento della tassa tramite l'operatore Telekom. Nonostante le numerose proposte che fanno riferimento a modelli di pagamento del servizio pubblico adottati in altri paesi, non si è ancora arrivati alla definizione di un sistema alternativo di riscossione del canone.

Il consiglio di amministrazione della BHRT, dopo la seduta del 21 novembre scorso , ha fatto sapere che l'emittente ha ampiamente superato la soglia di sostenibilità. Nello stesso comunicato stampa si legge che "è ormai questione di giorni prima che il servizio pubblico sia del tutto impossibilitato a svolgere la propria funzione".

Il problema del canone

A fronte di un debito di 11 milioni di marchi maturato nei confronti dell'Unione europea di radiodiffusione (EBU), quest'ultima ha ventilato la possibilità di querelare l'emittente pubblica bosniaca. Mentre aumentano i debiti verso i fornitori, le entrate generate dal canone RTV nel 2016 sono inferiori di un quinto rispetto all'anno scorso, pari a due milioni di marchi convertibili (un milione di euro circa). 

La responsabilità per l'aumento del debito di BHRT ricade in buona parte sulle televisioni delle due entità, RTV nella Federazione e RTRS in Republika Srpska: il mancato rispetto da parte di queste due emittenti degli obblighi di legge nei confronti della BHRT ha contribuito a raggiungere un livello di indebitamento che supera, ad oggi, la soglia dei 15 milioni di KM.

"La BHRT è vittima, da un lato, dell'impossibilità di raggiungere un accordo dentro il Parlamento della Bosnia Erzegovina, e dall’altra, dei rapporti di forza che esistono all’interno del servizio pubblico nel paese”, sottolineano al consiglio di amministrazione della BHRT.

La cornice legale per il funzionamento del servizio pubblico è molto complessa perché, a differenza di altri paesi, la Bosnia Erzegovina ha tre emittenti pubbliche. La Legge sul sistema radiotelevisivo pubblico nel paese (votata dall’Assemblea del Parlamento della BiH nel 2005) si riferisce al sistema radiotelevisivo pubblico dello stato ma anche alle emittenti delle due entità: la Radio televisione della Republika srpska (RTRS) e la Radio televisione della Federazione BiH (RTVFBiH o FTV). In questa fase, l'assenza di un efficace sistema di riscossione del canone sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza di tutti i tre servizi, anche se la BHRT è più in pericolo degli altri.

Damir Smital, presidente del Sindacato indipendente dei lavoratori della BHRT, commenta per OBC Transeuropa la situazione puntualizzando che la responsabilità per l'attuale situazione è da imputare sia al Parlamento che al Consiglio di amministrazione e alla gestione di BHRT.

"Chiediamo con urgenza la revisione della gestione delle tre emittenti pubbliche, per stabilire in maniera oggettiva la situazione in cui versano e sanzionare i responsabili per i milioni di debito accumulati. A questo punto è della massima urgenza che venga approvata la modifica della Legge sul sistema pubblico, da realizzarsi secondo procedura urgente presso la Camera dei rappresentanti del Parlamento BiH, così da poter finalmente assicurare un finanziamento stabile e risolvere la situazione drammatica in cui versa il servizio pubblico”, spiega Smital.

Procrastinare l'adozione di una soluzione per il pagamento delle tasse non fa che spingere la TV pubblica al collasso finanziario. Tuttavia, la crisi finanziaria della BHRT è conseguenza dei diversi interessi politici e dell'impossibilità di stringere accordi politici sul funzionamento del servizio pubblico.

Etno TV

Rafforzare la BHRT significa anche rafforzare la Bosnia Erzegovina a livello statale e i processi democratici al suo interno ma, per il sistema politico etnocratico che governa il paese, un servizio pubblico indipendente e stabile non è accettabile e risulterebbe addirittura controproducente.

Momčilo Novaković, presidente della Commissione parlamentare per il traffico e le comunicazioni, ribadisce che a causa dei diversi interessi politici il futuro del servizio pubblico è incerto:

“La commissione preposta a risolvere i problemi del servizio pubblico si è riunita 12 volte negli ultimi 2 anni, ma non c’è mai stata la volontà politica per risolverne i problemi. Non posso pronosticare cosa succederà al servizio pubblico perché tutte le prognosi che sono state fatte finora sono fallite. Credevamo di poter prolungare il sistema di pagamento esistente tramite la Telekom ma non ci siamo riusciti. Non so quale possa essere la soluzione se si tengono presente i diversi interessi politici. La SNSD in Republika Srpska vuole che la RTRS tenga il denaro delle tasse per sé, l’opposizione non vuole dare nessun sostegno alla RTRS perché non hanno l’accesso a questa televisione. E poi ci sono interessi per creare una televisione croata”, ribadisce Novaković.

I partiti croati da tempo sono a favore di un canale in lingua croata e vogliono che la BHRT si trasformi, così da avere la loro televisione nazionale. A giustificazione di una tale richiesta viene invocata l’esistenza della RTRS, emittente pubblica di entità per la Republika srpska. I promotori di questa richiesta affermano inoltre che la Televisione federale non soddisfa gli interessi croati. I rappresentanti dei partiti croati hanno proposto quest’idea al Parlamento, e alcuni hanno persino invitato apertamente i cittadini a non pagare il canone.

Secondo Hanka Vajzović, membro della Commissione parlamentare per il traffico e le comunicazioni, nel sistema del servizio pubblico non c’è posto per un canale croato.

“Dal punto di vista prettamente comunicativo abbiamo una lingua sola. Nel sistema non c’è posto per un canale in lingua croata, allora dovremmo avere la televisione anche nelle altre lingue. A me, come bosgnacca, non serve un canale a parte in lingua bosniaca”.

A differenza della Vajzović, Vladimir Marčeta, membro serbo del consiglio di amministrazione della BHRT, afferma che il canale croato non è di ostacolo al funzionamento del BHRT.

“A Mostar si potrebbe creare un centro che trasmette il programma in lingua croata, ma il problema è l’attrezzatura per la realizzazione di qualsiasi programma. Il modello finanziario deve essere risolto il prima possibile”, precisa Marčeta.

Zvonimir Jukić, direttore esecutivo per i programmi RTVBiH, in un testo scritto per il magazine E novinar, sostiene che questi modi retrogradi di pensare hanno il solo scopo di troncare l’indipendenza finanziaria ed editoriale dei servizi pubblici.

“Alla fine questo porterebbe alla loro totale sottomissione ai centri politici di potere e renderebbe possibile l’ulteriore differenziazione etnica attraverso la segregazione nazionale dei media pubblici e con ciò anche dello spazio pubblico, secondo il modello della segregazione educativa che da anni esiste in questo paese. Lo stesso destino si prescrive anche ai servizi pubblici e alle nuove iniziative per la loro riforma”, precisa Jukić.

Dividere su base etnica il servizio pubblico è il principale lavoro dei politici, per vari motivi. L’esistenza di un servizio pubblico presuppone anche democratizzazione e trasparenza, cose che all’élite politica non vanno a genio. Con la formazione di tre canali etno-nazionali si creerebbero delle ottime condizioni per le manipolazioni politiche, si concluderebbe il processo di divisione del territorio e delle risorse e si assicurerebbe la protezione ai poteri oligarchici dei tre popoli costituenti della Bosnia Erzegovina.

Questa pubblicazione è stata prodotta nell'ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto


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