Prima pagina del quotidiano Vijesti

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Concorrenza sleale e favoritismi ai media vicini al governo o agli "amici" di Belgrado. In quest'articolo i giornalisti di Vijesti raccolgono l'opinione di Goran Đurović, membro del Consiglio della Radio Televisione Montenegrina e del loro direttore Željko Ivanović

17/04/2015 -  Ivan ČađenovićDarvin Murić

(Originariamente pubblicato dal quotidiano Vijesti  il 9 aprile 2015, titolo originale Hoće li interes Crne Gore tumačiti televizije iz inostranstva? )

Secondo Goran Đurović, membro del Consiglio della Radio Televisione Montenegrina (RTCG), potrebbe avvenire che in Montenegro spariscano i media indipendenti e che delle questioni di interesse nazionale finiscano per occuparsene esclusivamente i media stranieri.

Đurović e il direttore di Vijesti Željko Ivanović hanno sottolineato che la politica dell'attuale governo solo nominalmente è volta a favorire il pluralismo dei media, nella realtà a loro avviso il primo ministro Milo Đukanović è direttamente responsabile di concorrenza sleale e del peggioramento delle condizioni di lavoro dei media montenegrini.

“Il governo ha avuto il tempo necessario per rendersi conto che in Montenegro vi è concorrenza sleale e che il mercato pubblicitario è allo sfacelo. Dato che è da anni che non prende alcun provvedimento per introdurre soluzioni legislative che contribuiscano a migliorare la situazione di questo settore, l'unica conclusione che ne possiamo trarre è che il governo la gradisca”, ha ribadito il direttore di Vijesti.

A seguito del blocco del conto corrente di TV Vijesti per mancato versamento di parte delle tasse dovute 8 Ong montenegrine, qualche giorno fa, hanno fatto presente che TV Vijesti si era trovata in quella difficile situazione anche perché il governo ha incoraggiato per anni la concorrenza sleale e un approccio selettivo nel trattamento dei media e nell’applicazione delle leggi. Le Ong hanno poi sottolineato che alcuni media vengono privilegiati rispetto ad altri da parte delle autorità.

“Nel 2013 sono stato investiti nei media 2.144.429 euro del bilancio statale, di cui solo 36.397 euro sono stati devoluti a TV Vijesti, che è la televisione di cui il pubblico si fida di più”, si legge nella dichiarazione congiunta delle Ong Crnvo (Centro per lo sviluppo delle organizzazioni non governative), Cgo (Centro per l'educazione civica), Anima, Centro per i diritti delle donne, Associazione dei giovani portatori di handicap, Istituto alternativa, MANS (Rete per l'affermazione del settore non governativo) e del Centro per il monitoraggio.

Il governo nel frattempo ha risposto di “aver completamente realizzato il programma triennale di aiuti statali” per i media (2011-2013), che comprendeva la copertura del debito di 4.447.639,61 euro accumulato dai media del paese nei confronti dell'Agenzia per le telecomunicazioni e del Centro per la radio-diffusione: “È stato devoluto un sostegno statale alla stampa dell'importo di 880.802,32 euro (importo indirizzato a Beg Pressu per l'esecuzione dei contratti di commissione con gli editori Jumedia Mont, Pobjeda Ad, Daily Press e Monitor).

Il direttore di Vijesti Ivanović ha risposto di essere molto grato al governo per questo comunicato, perché menzionando i dati del 2011 contraddice di fatto la sua politica recente e il suo comportamento degli ultimi 4 anni: “Questo governo si vanta di meriti altrui! Il sostegno di cui parlano ha avuto luogo nel 2011, quando a capo del governo c'era un altro premier e quando quel governo ha tentato di costruire un rapporto diverso con le Ong ed i media indipendenti. L'allora premier Igor Lukšić voleva dimostrare un altro tipo di politica e di relazioni, sostenendo i media elettronici e della carta stampata mediante i benefici di cui sopra. Nel 2011 l'attuale primo ministro, e all’epoca solo capo del DPS (Partito democratico dei socialisti), era contro questo sostegno e i media sotto il suo controllo attaccavano il primo ministro Lukšić e lo definivano come un traditore per via della collaborazione con le Ong e i media indipendenti”.

Ivanović ha ricordato poi all'attuale governo che Lukšić al tempo aveva organizzato un incontro con i dirigenti del Servizio Pubblico e della Televisione Vijesti sul tema “di cui si discute di nuovo in questi giorni: la concorrenza sleale che arriva da Belgrado e rovina il mercato delle televisioni montenegrine”.

All'incontro era stato invitato anche il direttore dell'Agenzia per le telecomunicazioni, Azab Džafić, come persona responsabile per la regolamentazione del mercato: “È interessante che a quell’incontro il dirigente del Servizio Pubblico sia stato altrettanto critico del dirigente della TV Vijesti. Per questo motivo, alla fine della riunione Lukšić ha suggerito a Džafić di iniziare ad occuparsene seriamente ed intervenire tempestivamente per migliorare la situazione, cercando di ostacolare ed eliminare la concorrenza sleale, perché, come diceva, vi sono motivazioni sociali, economiche e politiche che premono perché la situazione cambi. Ecco perché si chiede all’attuale governo: perché nel 2011 il premier montenegrino è riuscito a rendersi conto del problema sottolineando la necessità di risolverlo, ed il governo di oggi ed il suo primo ministro affermano, invece, che il Montenegro vanta una concorrenza del tutto leale e un pluralismo dei media?”.

Đurović ha sottolineato che esistono “media privilegiati che vengono generosamente sostenuti” con denaro pubblico, attraverso le inserzioni pubblicitarie delle istituzioni governative. Inoltre, sostiene Đurović, non viene tenuto conto degli ascoltatori e dei telespettatori, della fiducia di cui godono questi media e del territorio che coprono: “Un'altra forma di sostegno privilegiato ai media elettronici è il permesso di continuare a operare nonostante non vengano rispettati gli obblighi di legge e non vengano versati i contribuiti per la messa in onda. La colpa di questo sostegno ai media privilegiati è dell'Agenzia per le telecomunicazioni, che già da lungo tempo discrimina un piccolo numero di media privati, che sotto forma di tasse integrative versano importi molto significativi all'Agenzia stessa”.

Đurović ha dichiarato che le emittenti commerciali devono all’Agenzia per le telecomunicazioni 567.633 euro per i primi sei mesi del 2014, e che sono in debito quasi tutte le 20 stazioni televisive e 50 stazioni radio del paese.

“Il messaggio che l'Agenzia per le telecomunicazioni manda, con il suo agire illegale, è che la legge non deve essere rispettata. Il governo osserva tutto questo e non prende alcun provvedimento”.

Đurović ha poi ricordato che il Consiglio dell'Agenzia per le telecomunicazioni ha emesso, già nel febbraio 2012, un regolamento per la definizione del contenuto dei programmi, che obbliga le emittenti a produrre almeno il 10% dei contenuti messi in onda. "In base agli ultimi dati disponibili del maggio 2012 rilevati dall'Agenzia per le telecomunicazioni, Prva TV aveva prodotto soltanto l'1% dei contenuti messi in onda e Pink M il 7,8%", ha poi specificato.

Lukšić via per la vicinanza con le Ong

Ivanović ha aggiunto che un dei motivi principali per cui Lukšić è stato rimosso dalla carica di premier è proprio il clima di collaborazione con la società civile che ha cercato di promuovere: “Dopo che Đukanović è tornato a capo del governo abbiamo iniziato a notare, e notiamo tuttora, una politica di discriminazione, persecuzione e odio nei confronti delle più importanti Ong, dei loro leader e dei media indipendenti. Il governo, che nega la selettività, negli ultimi 4 anni in vario modo ha versato oltre 15 milioni di euro al quotidiano Pobjeda, e attraverso la pubblicità svariati milioni di euro ai vari media che controlla. Dall’altra parte, il governo ha brutalmente incitato l'odio contro i media indipendenti, ha evitato di fare inserzioni pubblicitarie, ha, poi, anche esercitato pressione sulle aziende private per ridurre o sospendere la pubblicità su questi media. La politica del governo si riflette anche sul fatto che grazie ad esso abbiamo 4 quotidiani su un mercato di 3 milioni di euro di pubblicità mentre la Croazia ha solo 3 giornali nazionali su un mercato di 20 milioni di pubblicità. Oppure che la Croazia su 100 milioni di euro di pubblicità televisiva per le tv rilascia in tutto 3 frequenze nazionali, mentre il nostro governo per un mercato di meno di 6 milioni di pubblicità ne rilascia 6-7! Queste cifre mostrano chiaramente che l'intenzione del nostro governo, purtroppo, non è quella di proteggere il mercato e favorire la concorrenza leale ma di ridurlo a pezzi ed eliminare la possibilità di sopravvivenza di tutte le stazioni televisive che non sono finanziate dal budget statale o da amici di Belgrado”.

Agenzie sponsor dei media privati

L'esistenza di un sospetto di complicità tra l'Agenzia per le telecomunicazioni e Pink M è confermato dal fatto che l'Agenzia è pubblicizzata sul sito internet di Pink M, anche se il suo ruolo sarebbe quello di regolamentare e supervisionare i media.

A sua volta l'Agenzia per le telecomunicazioni ed i servizi postali (EKIP) è stata per tanto tempo sponsor della trasmissione “Noćni žurnal” su Prva TV. Si tratta di due agenzie di controllo che conducono ispezioni sulle componenti tecniche dei media telematici (EKIP) e monitorano i programmi che vengono mandati in onda (AEM).

I media indipendenti vicini alla chiusura

Secondo Đurović a causa del comportamento illegale di alcuni mezzi di comunicazione e delle agenzie, le entrate della pubblicità vanno a emittenti che non producono programmi in Montenegro, cosa che dovrebbero fare. Đurović si aspetta che al situazione peggiori ancora, dato che vi è la possibilità che sul territorio del Montenegro compaiano anche i media della Croazia e della Bosnia Erzegovina. Media che “sul nostro piccolo mercato mediatico potranno vendere i propri spazi pubblicitari".

"Con un investimento minimo nella produzione di programmi e l'assunzione di un piccolo numero di persone, avranno sicuramente un notevole vantaggio rispetto ai media del Montenegro. I media che sono registrati ed hanno sede in Montenegro, a causa di questo atteggiamento del governo, saranno costretti a chiudere. A quel punto, probabilmente, i cittadini verranno informati su questioni di interesse pubblico dai media dei paesi circostanti, e forse con un po' di fortuna qualche notizia la avranno anche dalla televisione pubblica. Ecco l'oscuro scenario mediatico che ci attende”, ha concluso amaramente.


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