Tutti in aula

Le ong che operano nei Balcani ricevono consistenti finanziamenti per le attività di formazione. Di fronte alla crescente offerta di corsi formativi, Risto Karajkov, nostro corrispondente dalla Macedonia, si interroga sulla loro utilità

10/09/2004 -  Risto Karajkov Skopje

L'impressione oggi è che il tema della formazione, uno dei concetti più attuali nel lavoro delle ong nei Balcani, venga poco discusso. E questo sembra contraddittorio rispetto all'abbondanza dei fondi ad essa destinati. In parole povere, l'enorme quantità di fondi stanziati per attività di formazione viene spesa bene, oppure sarebbe meglio investirla in qualcos'altro? Cos'è che veramente spinge i finanziatori ad offrire questo ingente sostegno economico per la formazione e perché le ong lo richiedono?

La risposta che, in un'intervista informale, una giovane formatrice 23 enne, ha recentemente dato alla domanda su quale fosse il suo ambito di formazione, è piuttosto efficacie nello spiegare la situazione della formazione. "Tutto", risponde, "tutto tranne la finanza". Quest'affermazione ingenua e un po' da profana descrive molto bene l'atteggiamento una taglia va bene a tutti, io-formo-te-tu-formi-me, formiamoci-a-vicenda che domina il settore. Innanzitutto, sembra proprio che la formazione sia andata oltre il suo ruolo naturale di fornire la conoscenza necessaria per il raggiungimento di un obiettivo, e sia diventata una specie di attività "per se", un fine ultimo nel settore delle ong. In secondo luogo, l'impressione generale è che le tonnellate di training che vengono offerte non rispettino né offrano alcun criterio di qualità coerente, curriculum standards, risposte a bisogni reali, e nemmeno specifichino i soggetti ai quali si rivolgono.

Visto da fuori, potrebbe sembrare che molto di quello che il settore delle ong fa sia formare e formarsi. In preparazione a cosa, uno potrebbe chiedersi? In ogni caso, sembra che tutta questa formazione non abbia reso il settore più competente o meglio informato. L'affermazione della giovane formatrice riportata sopra non è un caso isolato. Spesso, coloro che si autodefiniscono "formatori delle ong" rivendicano con sicurezza competenze in diverse aree. Questa è una semplice conseguenza della visione del concetto di training come intrinsecamente autosufficiente. Molto spesso, nel settore delle ong, i formatori non sono persone specializzate in una determinata area che trasmettono le competenze acquisite; sono invece specialisti della formazione, il cui contenuto diventa secondario. Per quanto irrazionale possa sembrare, a volte questa diventa la logica di riferimento. C'è un aneddoto piuttosto conosciuto che deride questo modo di ragionare: "un buon formatore di ong può svolgere un training con competenza perfino in materie come la chirurgia cardiovascolare o le abitudini di accoppiamento degli uccelli".

Un altro tema è quello della pertinenza. I finanziatori stranieri, oltre ai fondi, hanno gentilmente offerto anche le loro competenze, che però erano spesso troppo avanzate o semplicemente non adatte alla nostra realtà. Quando uno guarda una lista di argomenti che attualmente sono oggetto di formazione nelle ong macedoni si trovano concetti astratti come "gestione del rischio" o "costellazioni sistemiche". Di sicuro queste stesse definizioni significano cose diverse in lingue diverse. Allo stesso tempo, spesso a noi mancano le conoscenze basilari su come, in modi semplici, migliorare la nostra vita.

Un altro tema ancora è quello del target, o accessibilità. Possiamo assumere la posizione che la formazione sia fondamentale e che non ce ne sia mai abbastanza, lasciando perdere la qualità. Cerchiamo di fare tutto quanto è possibile, potrebbe essere il motto. Ma l'esperienza delle ong mostra che non tutti, al contrario poche persone, saranno in grado di accedervi. L'informazione sulle opportunità non sarà mai pubblica abbastanza per permettere ad un numero più vasto di persone di usufruirne. Questo non implica necessariamente mancanza di trasparenza o malevolenza, anche se a volte è proprio così. Sembra che il settore delle ong non sia abbastanza esteso da poter diffondere le informazioni ad un pubblico vasto. Al contrario si assiste al fenomeno del cosiddetto "turismo seminariale", quando le stesse persone partecipano a diversi eventi che trattano temi anche non correlati tra loro. Nessuno può impedire alle persone che intendono lavorare sulla loro formazione di cercare di ottenere quanto più possono, in ogni caso questo fenomeno tocca la questione delle modalità con le quali le ong raggiungono il pubblico. Che pubblico raggiunge una ong, o l'intero settore, se sono sempre le stesse persone a partecipare alle sessioni di formazione? Soprattutto considerando che la formazione è molto costosa?

Parecchi difetti spingono il processo in un circolo vizioso di scarsa efficienza. Le ong sono limitate nella scelta di strumenti per promuovere i propri obiettivi, e purtroppo anche nelle idee e troppo spesso fanno ricorso alla formazione. I finanziatori fanno altrettanto. Inoltre, il compromesso sulla qualità riduce il valore formativo del training, quello sulla pertinenza ne riduce la spendibilità, e quello sull'accessibilità ne limita la portata.

Senza dubbio molte persone della regione hanno avuto il privilegio di ricevere formazione di alta qualità e molti giovani hanno avuto la possibilità di oltrepassare i ristretti confini delle nostre culture claustrofobiche, dal punto di vista intellettuale, culturale, e geografico. Ciò sicuramente ha avuto un impatto, ma giustifica i costi? Questo è semplicemente un piccolo contributo al dibattito.

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