Con "L'amante di mia madre" va in scena il teatro sperimentale del Kosovo e l’arte di saper andare oltre. Una recensione. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

17/03/2015 -  Mauro Mancini

Le cronache degli ultimi tempi parlano di un Kosovo animato da proteste di piazza o esodi di massa della nuova generazione, in cerca di sogni, fuori, lontano dalla propria terra. Queste vicissitudini – purtroppo reali – non raccontano di altre realtà del paese, animate da passioni e senso di appartenenza. Realtà fatta di gente che vive ogni giorno e conduce la propria normalità. Una collettività che della propria terra ricorda quanto abbiano fatto l’un per l’altro, preservandosi tra mille difficoltà fino ad oggi, sotto un orgoglio nazionale che è fatto di persone, cuori e cervelli. É fatto di umanità.

Appartiene a quest’altra realtà del Kosovo un lavoro andato in scena al Teatro Nazionale di Pristina,“ L’amante di mia madre”, regia di Iliiana Arifi, opera unica nel suo genere e nella forma capace di superare con maestria tradizione ed inerzie dell’arte del teatro locale. Un’opera pronta e competente nello scenario europeo del teatro con evidenti segnali di universalità ed allo stesso tempo circoscritta ai sensi ed ai sentimenti di quanti conoscono la storia e gli usi del paese.

Racconta di dinamiche quotidiane e delle tradizioni che ogni casa custodisce ed aggiorna con nuovi modelli, che come un timbro si imprimono nelle consuetudini familiari. “L'amante di mia madre” è uno spettacolo che ti rapisce dal primo minuto. Una realizzazione teatrale con la quale si può imparare a vedere nel corso degli anni ed attraverso le istituzioni culturali della famiglia e della società del Kosovo. Si presenta al pubblico ed alla critica come assoluta novità nel modo di realizzare e mettere in scena una commedia.

È evidente nella forma la rottura delle convenzioni di scena mediante l’impiego degli artifizi delle tecniche di metateatro e la combinazione di generi come la narrazione filmica più che quella teatrale, con un raffinato lavoro di inserimento della parodia al fianco del teatro fisco ed un sottile uso di ritmi musicali che segnano tappe importanti della scena.

Nel mix di tecniche si percepiscono i segni del teatro tradizionale degli anni '80 e '90. Un teatro dinamico, intenso e fiero di se stesso, ma puramente narrativo ed all’occorrenza celebrativo e evocativo. La presenza di elementi del teatro tradizionale è il modo con cui la regia segna l’appartenenza ad un particolare contesto: il Kosovo, la sua storia e le sue evoluzioni. Dalla tradizione, in crescendo, ci si stacca e si inseriscono gli elementi che disegnano i tratti della riscossa del paese, il suo aggiornamento alla civiltà attuale con l’uso della tecnologia e l’attaccamento a modelli ideali della conquista economica.

Nella commedia il protagonista per arrivare al suo scopo mente, dichiarandosi ricco e mettendo in risalto un idealismo sociale generatore di sogni verso nuove opportunità. La narrazione scenica prende in causa argomenti importanti e ricorrenti, che evidenziano ideali della vita di tutti i giorni.

Sono poche parole e pochi elementi che fanno sognare la società media del paese. Una categoria di persone e famiglie che per poche parole e per pochi simboli sogna e crea prospettive per una nuova vita. È l’esplosione dei pensieri verso una possibile e migliore dimensione. Si tratta di quella classe che con estrema tranquillità e serenità è diventata adulta, si è accontentata ed ha creato il suo mondo. È cresciuta. La tecnologia e le tecniche del teatro moderno e contemporaneo hanno arricchito il percorso e giocato con il tempo. Hanno unito intorno allo stesso tavolo dimensioni temporali ed economiche, vecchi e nuovi pensieri. L’amore è il filo conduttore, un amore vecchio che attraverso la storia delle famiglie ed ancor più del paese, ha senso di diventare un nuovo amore.

È il cuore che lo comanda, nuovo nella riproposizione temporale, ma vecchio negli intenti. Un amore che trova condivisione e può essere accettato, seppur probabile oggetto di chiacchiere di quartiere, solo in favore della convenienza che alla luce degli ottant’anni dei cuori da ricongiungere si prospetta agli occhi dei familiari dell’anziana amante. Una convenienza intesa come prospettiva di ricchezza per la nuova generazione, quella dei figli. Una generazione mediocre ed a tratti giocherellona. Sono rappresentanti di una categoria che invece di costruire il proprio futuro attende qualcuno che un giorno lo porti loro in dono.

Due anziani, protagonisti della storia, si rincontrano per errore dopo 35 anni, 7 mesi e 4 giorni. Sono portatori di segreti e svelano il loro amore sconosciuto. Un amore dalla loro giovane età, interrotto per molto tempo, un amore che si è perso per cause fortuite e sottili malintesi. Dopo uno sguardo vorrebbero riiniziare da dove avevano lasciato alla loro giovane età e si scontrano e confrontano con la nuova generazione, quella dei figli che non riescono a capire che l'amore può durare per sempre e può esser forte come una volta.

L’umorismo è ulteriore elemento di forza e tiene vivo lo spettacolo. È mezzo con cui viene enfatizzata la drammaticità del semplice individuo, la ricerca di soluzioni in favore di nuove e migliori ambizioni. È l’elemento che carica la scena conclusiva, proponendo sul palco, da un lato il trionfo di un vecchio nuovo amore e dall’altro il dramma delle persone semplici ed oneste, la nuova generazione, che per perseguire una riscossa sociale è costretta a caricarsi di colpe e perdere di mano tutte le aspirazioni ed i sogni ambiti.

La storia, il suo epilogo e l’intensa costruzione teatrale sono di facile lettura per lo spettatore attraverso personaggi privi di forzature, che si propongono nella loro semplicità e con calore. È evidente nell’apertura della scena l’uso della metodologia del teatro di Brecht per aprire una finestra sul passato e dare l’incipit al racconto della storia d’amore e dei coinvolgimenti familiari con cui ci si ricongiunge e confronta alla fine, per dare all’amore la capacità di sfidare il tempo e rompere i confini morali e temporali.

I protagonisti raccontano l’oggi e l’allora e restituiscono in tutta la pienezza al pubblico l’evoluzione dei fatti. Gli esperimenti e gli inserimenti del carattere filmico della scena e del fermo immagine sono ottimi meccanismi per dare alla storia, nel primo caso il senso di crescita e nel secondo la creazione di una finestra temporale, utile per dichiarare al pubblico in maniera diretta un punto di vista, per poi lasciare che la storia prosegua normalmente e spontaneamente con le proprie finalità.

La regia ha costruito uno scenario in cui l’attore è vettore e narratore. La trattazione emozionale e diretta disegna l’evoluzione della storia mediante un’impostazione tecnico-teatrale diversa, sperimentale, dove le scene offerte al pubblico raccontano la storia senza dover necessariamente trattare gli eventi in maniera didascalica.

La tradizione, l’amore e le vicende tra passato e presente fanno del tempo una componente importante, scandendo tappe fondamentali. Il tempo è l’elemento di congiunzione e guida verso il futuro ricco di sogni e prospettive. Il passato narrato sulla scena se n’è andato con gran velocità, ha lasciato in sospeso un grande amore per un ritardo ad un appuntamento. Una causa fortuita come quella che ha creato un incontro casuale dopo molti anni ed ha ricongiunto l’amore. L’amore nel tempo si è bloccato per poi riattivarsi con energia ed intenzione. Il passato recitato è anche quello del paese che deve preservare la memoria e saper andare oltre.

Questo esperimento teatrale ne è un valido esempio attraverso forme di evoluzione ed accelerazione degli eventi che finiscono per viziare il tempo e dargli funzione di moltiplicatore di attese e speranze; ed è mediante l’uso del blocco della scena - creazione di un vuoto temporale -, che si guarda e riflettere sul presente con la possibilità di fissare un’opportunità per il futuro. Una perfetta ricostruzione cronologica dei fatti che hanno coinvolto le famiglie kosovare, che con evidente e sottile mediocrità vivono il presente, evitando di affrontare tappe essenziali con tenacia e coerenza, cercando l’appiglio a stereotipi della fortuna che fanno sognare la ricchezza facile, che in fondo tanto facile non lo è mai stata per nessuno. Alla fine ciò che resta agli attori ed agli spettatori è la traccia nel tempo dell’amore, unico elemento di concretezza che sottrae forza a tutte le attese e le speranze idealizzate dai co-protagonisti.

Infine, l’opera si propone come omaggio alla generazione più matura degli artisti teatrali del Kosovo, professionisti della scena che dimostrano a pieni voti che è ancora il loro tempo. Possono ancora far parte della scena contemporanea, sul palco del teatro, dove possono essere - e lo sono - memoria, tradizione, energia e chiave di volta.


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