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Le abitudini di frequentazione delle sale in Europa variano in modo significativo: uno sguardo al divario esistente tra Europa orientale e occidentale.

13/02/2018 -  Marzia Bona

Il 15 febbraio si apre la 68esima edizione della Berlinale , appuntamento imprescindibile per cinefili e operatori, ma soprattutto finestra privilegiata per provare a capire di cosa parliamo quando diciamo ‘cinema europeo’. Parallelamente alle diverse sezioni che da anni costituiscono il cuore della manifestazione, acquistano sempre più importanza gli spazi di dialogo e riflessione sullo stato della settima arte e sugli scenari di produzione, distribuzione e fruizione che si trasformano a ritmi sempre più serrati.

Proprio questi scenari sono il campo di analisi dell’European Film Forum (EFF), una piattaforma finanziata dalla Commissione Europea che promuove la discussione e la riflessione sulle politiche culturali a sostegno di una migliore e maggiore circolazione dei film europei di qualità. Si tratta di un problema tanto centrale quanto difficile da affrontare, innanzitutto per la frammentazione e le singolarità dei diversi panorami nazionali, ma anche per i profondi cambiamenti che hanno trasformato la fruizione cinematografica (si pensi al recente proliferare di piattaforme streaming, sempre più differenziate e ricche di contenuti pensati per soddisfare i nuovi utenti). Da anni i programmi europei come Europa Cinemas hanno svolto una funzione importante di coesione e rete, ma resta forte l'esigenza di individuare nuovi modelli e nuovi strumenti a sostegno del grande schermo.

Frequentazione delle sale: biglietti e fatturato crescono a Est

Numerosi studi evidenziano come la crescente popolarità delle piattaforme di video on demand (VoD) come Netflix, Amazon ecc...rischia di erodere la frequentazione delle sale cinematografiche . In realtà, se si guarda all’andamento del numero di biglietti venduti e al fatturato delle sale, le prospettive non appaiono così grigie, soprattutto a Est. Secondo i dati raccolti da UNIC (che prende in considerazione le sale cinematografiche di 36 paesi europei), sia la frequentazione dei cinema che il loro fatturato sono in aumento in tutti i paesi del gruppo Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), così come in Estonia, Lituania e Romania.

 

Nonostante ingressi, fatturato e numero di schermi siano in aumento, le cifre rimangono però molto basse se confrontate con paesi in cui la frequentazione delle sale è un’abitudine consolidata: Francia, Irlanda e Regno Unito hanno un tasso di frequentazione quasi triplo rispetto a quello che si registra ad Est, complice sicuramente il minor prezzo medio dei biglietti in rapporto al salario medio .

 

Crescita sì, ma numeri assoluti ancora molto bassi

Una crescita che tuttavia parte da una precedente situazione di declino e abbandono delle sale cinematografiche in queste regioni d’Europa, dove fino all’inizio degli anni Novanta queste dipendevano in larga misura dal controllo statale. Dopo la drammatica chiusura di moltissime sale nel corso degli anni Novanta, negli ultimi anni si assiste infatti alla lenta rinascita del grande schermo, che ha per protagonista soprattutto i cinema multisala.
In Romania, ad esempio, la maggior parte degli investimenti in questo settore sono gestiti dalla Global City Holdings, (ex-Cinema City), che nel giro di pochi anni ha aperto ben 26 multisala giungendo a controllare oltre il 50% degli schermi del paese. Di contro, la società pubblica RomâniaFilm, che un tempo gestiva centinaia di piccole sale, ormai ne possiede solo una quindicina.

La Global City Holdings è il principale operatore del settore in Europa centro-orientale, presente anche nel regno Unito e in Irlanda, è, una società israeliana nonché il secondo operatore cinematografico europeo, con una forte presenza nel cinema, nell'intrattenimento e nelle attività immobiliari. La Global City Holdings opera in Europa con 225 multisala e 2109 schermi tra Regno Unito, Polonia, Israele, Ungheria, Repubblica ceca, Bulgaria, Romania, Slovacchia e Irlanda.

Le preferenze del pubblico europeo: tra cinema europeo e cinema americano

Ciò che invece accomuna lo spazio europeo è il forte divario per quanto riguarda le preferenze del pubblico tra cinematografia nazionale, europea e produzioni d’oltreoceano. Secondo i dati diffusi da UNIC, che rappresenta le sale cinematografiche di 36 paesi europei, solo in 12 paesi su 26 la cinematografia nazionale si piazza nella “Top 5” dei film più visti nel 2016.

L’eterna lotta tra cinematografia europea e quella americana investe il mercato europeo nel suo insieme: un recente studio dell’Osservatorio Europeo sugli Audiovisivi evidenzia un gap significativo tra distribuzione e ricavi delle produzioni europee e quelle statunitensi. I film europei vengono distribuiti mediamente solo in 2 paesi europei, mentre le produzioni statunitensi ne raggiungono almeno 10. Appare evidente come una scarsa distribuzione equivalga a una minore possibilità di raccogliere i favori del pubblico, ma c’è dell’altro: anche quando raggiunge le sale, la cinematografia europea non sempre viene preferita dal pubblico. I film europei rappresentano il 64% dei lungometraggi proiettati, ma riescono a generare solo il 27% delle entrate totali, mentre i film americani, che rappresentano il 16% delle pellicole uscite in sala, raccolgono oltre il 70% degli incassi.

 

Per sostenere la circolazione dei prodotti cinematografici europei il programma “Europa Cinemas ”, finanziato dalla Commissione europea, mette in rete le sale cinematografiche del continente, fornendo supporto operativo e finanziario ai cinema che includono nella propria programmazione film prodotti in altri paesi europei. Attivo in più di seicento città, il programma si estende anche a Balcani, Russia e Turchia.

Nonostante la tenuta del grande schermo finora, il futuro del cinema europeo passa anche dalla distribuzione sulle piattaforme di video on demand. Secondo uno studio finanziato dalla Commissione europea, nei cataloghi dei servizi di streaming il cinema europeo rappresenta in media il 23% dell’offerta complessiva.

Proprio per questo, nell’ambito della riforma della direttiva sui servizi di media audiovisivi (AVMSD) attualmente in discussione, il Parlamento europeo ha chiesto di introdurre una quota di almeno il 30% di opere europee nei cataloghi VOD. La commissione cultura del Parlamento ha inoltre proposto che le autorità nazionali possano chiedere alle piattaforme VOD di contribuire finanziariamente ai fondi nazionali per il cinema, con contributi proporzionali ai ricavati nel paese interessato.

 

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