Diversi soggetti della società croata hanno analizzato quale sia la situazione delle donne nel mondo economico del Paese e quindi il livello di discriminazione che colpisce le lavoratrici. Il quadro che ne emerge è critico: ampi divari tra uomini e donne nel trattamento economico, nella possibilità di accedere a ruoli dirigenziali, ma anche sul piano del trattamento pensionistico. Dato allarmante è che le maggiori differenze vengono rilevate nelle aziende di proprietà straniera

16/03/2006 -  Anonymous User

Di Tihomir Ponos, Novi List , 1° marzo 2006 (tit. orig. Zene najmanje placaju strani poslodavci )
Traduzione di: Nicole Corritore

Una grande differenza tra uomini e donne in Croazia emerge anche nella sfera economica. Questa differenza è chiaramente visibile anche solo analizzando alcuni esempi. In base ai dati dell'Ente croato per il collocamento (Hrvatski Zavod za zaposljavanje), nel mese di gennaio le donne disoccupate erano 185.213 mentre gli uomini disoccupati ammontavano ad un numero inferiore di 56.000 unità. Per cui, tra i disoccupati, le donne rappresentano il 58,7% e gli uomini il 41,3%. Parlando ironicamente si può concludere che per le donne disoccupate l'anno è iniziato bene. Vale a dire che, in base ai dati resi pubblici dalla "Rete delle donne" di Croazia ( Zenska Mreza Hrvatske ) nel Rapporto sulla situazione dei diritti umani delle donne in Croazia per l'anno 2005, la media della quota femminile tra i disoccupati era del 59,3%, con punte del 65% in alcune regioni.

Che l'occupazione femminile sia bassa, viene confermato anche dai dati pubblicati martedì scorso dal Forum delle donne dell'SDP (Socijaldemokratska Partija - Partito Socialdemocratico). La percentuale delle donne lavoratrici in Croazia raggiunge solo il 45%, il che significa che più della metà della potenziale forza lavoro femminile è disoccupata. La media delle donne lavoratrici nell'Unione Europea è del 55%,mentre l'obiettivo fissato dalla Strategia di Lisbona è di elevare entro il 2010 il tasso di occupazione femminile al 60%. Questo obiettivo è già stato raggiunto da Danimarca, Svezia, Finlandia, Gran Bretagna, Olanda e infine Estonia, quest'ultimo dato interessante per la Croazia essendo l'Estonia paese in transizione. I Paesi più lontani dal raggiungimento dell'obiettivo di Lisbona sono Grecia, Spagna, Malta, Irlanda e Polonia.
Divario più alto nel settore dell'informatica
Le discriminazioni nei confronti delle donne in ambito economico sono state dimostrate anche dalla ricerca effettuata dal portale "Il mio lavoro" ( Moj Posao ). La ricerca è stata condotta su 7.203 intervistate e intervistati in 147 luoghi di lavoro differenti. I risultati hanno dimostrato che le donne, per uno stesso lavoro, guadagnano di media il 19,4% meno dei colleghi uomini. La differenza più bassa emerge all'inizio di carriera (13%), e la maggiore tra gli 8 e gli 11 anni di carriera lavorativa (20%).
Analizzando il dato diviso per categorie, le maggiori distanze sono emerse nell'ambito delle consulenze d'affari e delle ricerche di mercato, addirittura 44,7%. Seguono il settore della distribuzione dell'energia e dell'acqua (40,7%) e della produzione e lavorazione di prodotti alimentari (36,8%). I divari minori si evidenziano nel settore dei macchinari e delle attrezzature (3,2%), dell'editoria (3,3%) ma anche dell'amministrazione pubblica (9,2%).

Nell'ambito delle professioni, il gap più alto è registrato tra gli ingegneri informatici dove gli uomini guadagnano il 56,1% più delle colleghe. Le donne sono altresì pagate meno nelle posizioni manageriali (47,8%) e raramente riescono a raggiungere posizioni dirigenziali di alto livello.
Sensibili differenze anche nelle pensioni
La ricerca ha anche smantellato l'illusione delle aziende straniere come portatrici di modelli avanzati del mondo dell'occupazione e dunque di pensiero. Cioè, osservando i dati dal punto di vista della proprietà delle aziende, le maggiori differenze emergono nelle aziende straniere, presso le quali i lavoratori guadagnano di media il 29,8% in più delle lavoratrici. E' evidente, dunque, che queste "buone abitudini" di trattamento economico utilizzate dagli stranieri portano anche a differenze di trattamento pensionistico. La differenza di stipendio in gioventù, porta ad una differente pensione quando si invecchia.

In base ai dati della sezione femminile dell'Unione dei sindacati indipendenti di Croazia, nel 2004 la pensione delle donne lavoratrici risultava essere del 26% inferiore a quella degli uomini. Non va a beneficio delle donne nemmeno la flessibilità del mercato del lavoro la quale, tra gli altri aspetti, porta ad un aumento dei lavoratori assunti con contratti a termine e dunque ad un'ovvia conseguenza negativa sul trattamento pensionistico. In una situazione dove oltretutto le donne, a causa di potenziali gravidanze e maternità, trovano con molta più difficoltà lavori a tempo indeterminato. Le analisi contenute nella finanziaria francese del 2000 mostrano che il 30% delle donne e il 5% degli uomini lavorano con contratti a tempo determinato e la maggioranza di essi non ha cercato volontariamente questo trattamento.

Un ulteriore fattore di forte debolezza delle donne in campo economico è legato al fatto che esse vengono assunte in massa nelle grandi catene commerciali e nel settore dell'industria tessile, due rami nei quali gli stipendi sono tradizionalmente tra i più bassi.


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