Vesna Pusić (foto Foreign and Commonwealth Office)

Vesna Pusić (foto Foreign and Commonwealth Office )

L'ex ministra degli Affari esteri della Croazia Vesna Pusić è tra i candidati al posto di segretario generale delle Nazioni Unite. Ma non gode di un appoggio unanime all'interno del governo croato

12/05/2016 -  Sven Milekić Zagabria

Fin da quando annunciò la sua scelta a candidarsi per il posto di Segretario generale delle Nazioni Unite, all'inizio del 2015, l'ex ministra degli Affari Esteri croata, Vesna Pusić, ha diviso il panorama politico croato tra chi sosteneva la sua candidatura e chi vi si opponeva.

Attualmente pare ormai probabile che tale incarico ONU verrà ricoperto da qualcuno proveniente dall'Europa orientale e la Pusić sembra avere sempre più probabilità di successo. Oltre alla Pusić, gli altri candidati sono la ex prima ministra della Nuova Zelanda, Helen Clark; la bulgara Irina Bokova, attualmente a capo dell'UNESCO; Natalia Gherman, ex ministra degli Affari Esteri della Moldavia; l'ex presidente della Slovenia Danilo Türk; l'ex commissario ONU per i rifugiati, nonché primo ministro del Portogallo, Antonio Guterres; l'ex ministro degli Esteri della Macedonia Srđan Kerim e l'ex ministro degli Esteri del Montenegro Igor Lukšić.

Anche se la scelta spetta all'Assemblea generale dell'ONU, questa decisione si basa sulle raccomandazioni dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza - Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina.

La Pusić, professoressa universitaria, fino a poco tempo fa ricopriva la carica di presidente del partito dell'opposizione di centro-sinistra, HNS. La Pusić si occupa di politica da oltre vent'anni e in diverse occasioni ha suscitato accese e controverse polemiche da parte dei partiti croati di destra. Una sua dichiarazione del 2001, secondo la quale la Croazia durante il conflitto degli anni '90 aveva compiuto un'aggressione ai danni della Bosnia Erzegovina, riecheggia ancora nei circoli nazionalisti croati. La Pusić è spesso bersaglio dell'estrema destra croata e dei media che si rivolgono ad essa.

La destra è contraria

In un'altra occasione, nel novembre del 2014, al talk show "Bujic", su un'emittente televisiva locale della Slavonia, venne effettuato un collegamento telefonico con Vojislav Šešelj, nel periodo immediatamente successivo al suo rilascio temporaneo dal Tribunale internazionale dell'Aja. In quella trasmissione Šešelj affermò che la Pusić aveva origini politiche da cetnica e questo servì da pretesto per diversi attacchi da parte della destra croata.

Nel proporre la sua candidatura la Pusić ha goduto dell'appoggio dell'ex governo di centro-sinistra, di cui era ministra degli Esteri, ma non ha mai potuto contare sul sostegno della presidente Kolinda Grabar-Kitarović, che proviene dal partito HDZ, di recente tornato al governo. La Grabar-Kitarović, che in passato  ha ricoperto il ruolo di assistente del segretario della NATO, aveva inizialmente annunciato il proprio supporto alla candidatura della Pusić, per poi cambiare idea a luglio sostenendo che non fosse una sua priorità. La Pusić ha affermato nel corso dell'ultimo anno che la sua candidatura dovrebbe andare al di là delle divisioni tra partiti, perché significherebbe un incremento di prestigio internazionale per l'intera Croazia.

Le elezioni parlamentari di novembre hanno sancito il cambio di governo ed il ritorno al potere dell'HDZ, partito che anche in veste governativa ha continuato ad opporsi alla sua candidatura. Allo stesso tempo però, il nuovo primo ministro, il super partes Tihomir Orešković, ha pubblicamente appoggiato la sua corsa all'ONU. "La signora Pusić ha il mio supporto e quello del governo. Questo è un incarico diplomatico e spero che quando tornerà ci siederemo attorno a un tavolo per parlarne", ha dichiarato Orešković a metà aprile in occasione di un viaggio della Pusić a New York, dove si era recata per discutere della sua scesa in campo. A New York la Pusić aveva presentato la Croazia come un paese che ha un atteggiamento umile a causa della guerra degli anni Novanta e che non guarda agli altri stati con arroganza. La Pusić ha dato la propria parola circa l'impegno ad agire in qualità di leader, e non di funzionaria, ponendo un accento particolare alla risoluzione della crisi in Medio Oriente.

Nel frattempo l’HDZ ha tenuto a precisare che quanto affermato dal primo ministro Orešković rappresenterebbe una sua personale presa di posizione e non la posizione del governo. Il dissenso in merito alla candidatura della Pusić è solo uno dei più evidenti punti di scontro tra Orešković e l’HDZ, sempre più frequenti negli ultimi mesi.

Il partito più piccolo della coalizione di governo, l’HSP-AS, è andato oltre l'HDZ con una retorica molto pesante contro la candidatura dell’ex ministra degli Esteri. "Noi non sappiamo chi rappresenti questo pensiero, se rappresenta il governo o meno, sappiate però che noi, in qualità di partner di governo, non saremo tra i sostenitori della candidatura della Pusić... Vesna Pusić non avrebbe il nostro supporto nemmeno per la carica di amministratore di condominio", ha affermato Ante Ćorić, segretario del partito HSP-AS.

Alla sua candidatura si sono detti contrari anche i deputati di MOST, il secondo partito della coalizione di governo dopo l’HDZ. "Vesna Pusić ha imposto l'assurda tesi secondo la quale la Croazia sarebbe stata un aggressore della Bosnia Erzegovina nella Guerra patriottica [la guerra in Croazia negli anni Novanta, ndr] (...) A causa della sua tesi la Croazia e i suoi cittadini negli ultimi vent'anni hanno sofferto danni incommensurabili", ha affermato Miro Bulj, deputato di MOST.

Una petizione contro la Pusić

L’HSP-AS ha addirittura indetto una petizione tra i deputati del Sabor, il parlamento croato, contro la candidatura della Pusić. La petizione è stata firmata da 22 deputati della maggioranza di governo. Si criticava il fatto che la sua candidatura ufficiale fosse stata confermata dall'ex governo, guidato da Zoran Milanović, e che in quel momento si trattava di un governo tecnico. "La candidatura di Vesna Pusić non ha validità giuridica in quanto è stata proposta dal governo tecnico di Zoran Milanović, che ha approfittato del vuoto di potere prima della costituzione del nuovo governo, il quale avrebbe rallentato il processo di candidatura della Pusić in sede di discussione parlamentare", si afferma in una lettera che Ćorić ha indirizzato al Consiglio di Sicurezza insieme alle firme raccolte nella petizione.

"La legittimità della sua candidatura viene meno anche in virtù della sua dichiarazione con la quale confonde le responsabilità tra vittime e aggressori nella giusta e difensiva Guerra patriottica, affermando come quella guerra fosse il risultato di politiche sbagliate. È la stessa Vesna Pusić a contribuire, in qualità di rappresentante dell'ideologia totalitaria comunista, ad una brutta immagine della Croazia presso le istituzioni internazionali", conclude Ćorić nella lettera aperta.

"Agire contro la candidatura di una rappresentante della Croazia significa agire contro la Croazia. La gente che fa questo non fa che danneggiare il mio paese. Infine, considerato che si tratta di persone che usano e si difendono con discorsi d'odio, paura, minaccia, discriminazione ed esclusività non mi offendono personalmente", ha risposto brevemente la Pusić alla lettera spedita al Consiglio di Sicurezza.


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