Un fotogramma tratto da “Glory – Non c'è tempo per gli onesti”

In questi giorni sono usciti nelle sale cinematografiche italiane due film dei Balcani. "Non c'è tempo per gli onesti" dei registi Kristina Grozeva e Petar Valchanov e “Due biglietti della lotteria”, secondo lungometraggio di Paul Negoescu. Una rassegna

27/09/2017 -  Nicola Falcinella

Nel panorama del cinema bulgaro che si sta risvegliando negli ultimi anni, Kristina Grozeva e Petar Valchanov occupano un posto da protagonisti. Soprattutto sono quelli che lo stanno facendo più conoscere al pubblico italiano. Dopo il bel “The Lesson – Scuola di vita”, arriva sui nostri schermi anche “Glory – Non c'è tempo per gli onesti”, passato in concorso lo scorso anno al °69 Locarno Festival, quando il Pardo d'oro andò a un'altra regista di Sofia, l'esordiente Ralitza Petrova per “Godless – Bezbog”, anche Pardo per la migliore interpretazione femminile alla protagonista Irena Ivanova. Si trattò della prima vittoria della Bulgaria in un grande festival internazionale. Grozeva e Valchanov restarono in quell'occasione a mani vuote, ma si sono rifatti ottenendo molti riconoscimenti nei festival successivi, superando i successi già riscossi con l'opera precedente.

Esce questa settimana nelle sale anche un altro film balcanico, la commedia romena “Due biglietti della lotteria”, secondo lungometraggio di Paul Negoescu (“O luna in Thailanda” del 2012) con Dorian Boguță, Dragoș Bucur e Alexandru Papadopol. Una storia liberamente ispirata al racconto “Due primi premi” del drammaturgo e scrittore Ion Luca Caragiale, cui è intitolata la principale scuola di cinema di Bucarest.

In “Glory” è confermata la coppia di attori protagonisti, Margita Gosheva e Stefan Denolyubov, di “The Lesson”, stavolta a ruoli invertiti: è la donna (là insegnante retta) a interpretare la cattiva, mentre l'uomo (che era stato un creditore impietoso) è la vittima.

Non c'è tempo per gli onesti, la trama

Ogni mattina, Tzanko Petrov, che lavora in ferrovia da 25 anni, regola con precisione il vecchio orologio che gli aveva donato (da qui il titolo del film) il padre. Un giorno, durante un normale controllo dei binari sulla linea in una zona rurale, si imbatte in una grande quantità di banconote abbandonata sui binari. Colpisce la sua reazione da uomo semplice: estrae la bottiglia dell'acqua che si porta dietro, ne beve un sorso, se ne versa sul capo e poi decide di avvertire la polizia del ritrovamento. Subito il gioco diventa più grande di lui, dal momento che l'ufficio del ministro, per distrarre l'attenzione da alcuni scandali, decide di farlo diventare un eroe da mostrare alla cittadinanza.

A occuparsi da subito di lui c'è Julia, quarantenne senza scrupoli, di bell'aspetto, addetta alle relazioni esterne del ministro dei trasporti. Nella vita privata si sta preparando a fare il congelamento degli embrioni con il marito, ma è concentrata solo su lavoro, carriera e relazioni di potere, tanto che tocca al coniuge portare avanti le procedure mediche. Una donna efficiente, cinica e superficiale. Nel corso della cerimonia di premiazione ritira il vecchio orologio dell'uomo per consegnargliene uno di poco valore .

In alcuni passaggi si ride amaramente, e altre sono quasi simboliche, come quando, per farsi un'iniezione in ufficio, la donna si nasconde dietro una bandiera dell'Europa. Intanto Julia perde il vecchio orologio del ferroviere che, sotto il peso dell'ingiustizia, cade nella trappola di un giornalista tv molto aggressivo che lo spinge a denunciare pubblicamente il fatto esponendolo a un ricatto. Tzanko coglie anche l'occasione per segnalare e denunciare il furto di carburante dei treni cui assiste spesso e che crea danni all'azienda ferroviaria, ma anche questo comporterà gravi conseguenze.

I due registi raccontano l'odissea di un pover'uomo onesto, in balia di tutti, soprattutto di un potere senza scrupoli, con governanti pronti a tutto per distrarre l'attenzione dalle questioni importanti. E l'uso e l'influenza delle tv nel manipolare e orientare l'opinione pubblica. Un lavoro ben sceneggiato, con i due protagonisti credibili, ben scritti e filmati in modo da rendere i loro diversi rapporti con il tempo, i loro modi di porsi agli antipodi e i loro stili di vita così diversi. Non c'è posto per gli onesti ed è difficile mantenersi retti quando si subiscono troppe angherie, sembrano dire i due registi anche in questo film, dove emerge ancora di più la denuncia della corruzione. Seppure riuscito e convincente, “Glory” sembra più pensato e confezionato rispetto a “The Lesson”, che andava più diritto, era più fresco e incisivo nella forma e anche nella descrizione di una società corrotta e violenta.


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