La lettera E di uno speciale abecedario, dedicato ai 25 anni dall'indipendenza della Moldavia. Un quadro sull'emigrazione del paese in quest'intervento di Antonio Polosa, capo delegazione della missione moldava dell'OIM

14/12/2016 -  Francesco Brusa

L'emigrazione, soprattutto per motivi lavorativi, è un fenomeno molto accentuato in Moldavia. Quali sono le cause e quali invece le conseguenze che comporta nella società del paese? Infine, esistono misure che possano arginare il problema?

L'emigrazione è certamente un fenomeno che influenza in modo significativo la società moldava. Stando agli ultimi dati, possiamo stimare che circa un quarto della popolazione vive e lavora all'estero: si tratta in proporzione del numero dei suoi cittadini del numero più alto in Europa e fra i più alti al mondo. La diaspora è molto ampia per una paese così piccolo e gli effetti sono visibili in vari campi: le rimesse, per esempio, costituiscono una delle voci più importanti dell'economia e garantiscono una certa stabilità ma, d'altra parte, le aree rurali della Moldavia si stanno spopolando, causando una crescente lacerazione del tessuto sociale.

Ancora oggi le principali direzioni dei flussi migratori sono la Russia e l'Italia, con arrivi concentrati nel centro-est, Veneto ed Emilia-Romagna, e ovviamente nel Lazio, con Roma. La Russia per anni è stata meta soprattutto per gli uomini, che venivano impiegati nel settore delle costruzioni, mentre l'Italia vede una maggiore affluenza di donne, occupate per lo più nel terziario. Una situazione che però negli ultimi tempi si sta modificando anche per le difficoltà dell'economia sia russa che europea così come si stanno modificando in generale i poli d'attrazione e i flussi migratori della popolazione mondiale.

Per quanto riguarda la “direttrice est”, infatti, da tre anni a questa parte la Federazione russa ha iniziato a imporre controlli più rigidi sulle entrate e ciò ha reso effettiva la limitazione di 3 mesi di permanenza per chi arriva dalla Moldavia senza un visto, regolamentazione che in precedenza veniva spesso disattesa. Nell'ovest, invece, l'arrivo di cittadini moldavi si inserisce in un contesto che vede movimenti dal sud-Europa verso le zone del centro-nord, fenomeno già esistente ma che si è andato accentuando per via delle condizioni di recessioni economica che interessano paesi come la Grecia o, appunto, l'Italia. È chiaro dunque che molti degli immigrati moldavi stiano considerando di percorrere gli stessi canali, piuttosto che fare ritorno nella nazione d'origine.

Inutile dire che l'emigrazione avviene per necessità e non per scelta. In Moldavia si è venuta a creare una situazione di poca stabilità politica, di scarsa chiarezza sulle prospettive di sviluppo e questo genera nella popolazione un sentimento di perplessità e disillusione riguardo l'immediato futuro del proprio paese. Non si è verificata sostanzialmente quella crescita socio-economica che ci si attendeva da un po' di anni a questa parte e non si è verificata poiché è mancata la stabilità governativa necessaria per attuare le riforme che avrebbero dovuto sostenere tale crescita.

Oltre a fenomeni come quelli della corruzione e di una classe oligarchica che influenza le vicende politiche del paese, vige in Moldavia un'eccessiva separazione partitica che ostacola la definizione di un progetto condiviso da perseguire insieme nonostante le differenti opinioni sul “come”. È chiaro che ci troviamo di fronte a un contesto estremamente disomogeneo, tale da rendere difficile il raggiungimento del consenso. Ma, proprio per questo, è urgente il bisogno di una strategia che vada al di là delle varie divisioni etnico-lingustiche.

Tuttavia, è altrettanto vero che la migrazione ha consentito e continua a consentire anche una generale circolazione di idee e stili di vita. Ciò contribuisce alla differenziazione dell'offerta economica e sta generando nuovi fenomeni culturali, attivi soprattutto nel tessuto urbano della capitale. Si tratta di realtà piccole, le cui aspirazioni si scontrano spesso con i giochi politici del luogo, ma vive e aperte al cambiamento. Realtà che la comunità internazionale ha il dovere di sostenere fino in fondo.


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